Il nuovo ente parte all'insegna della bagarre politica in vista delle Amministrative: la soluzione "istituzionale" (con il sindaco di Todi in Giunta) preferita alla riconferma del sanvenanzese Posti: Sd, Rifondazione e Socialisti minacciano la crisi

Nasce tra vivaci scontri politici tutti interni al centrosinistra la nuova Comunità Montana Orvietano-Narnese-Amerino-Tuderte, ente di cui è stato eletto presidente Stefano Mocio, sindaco della città della rupe, con i sindaci Bigaroni (Narni), Sensini (Amelia) e Ruggiano (Todi) in Giunta.
Una soluzione presentata come “istituzionale” (con i sindaci dei maggiori Comuni in Giunta, compreso quindi quello tuderte espressione di un’Amministrazione di centrodestra), ma che ha fatto gridare al “pastrocchio” politico agli esponenti di Rifondazione comunista e di Sinistra democratica, i quali hanno abbandonato per protesta l’assemblea, insieme ad una parte di Socialisti.
Alla fine è mancato il numero legale e la Giunta istituzionale è passata d’ufficio con i socialisti che non hanno potuto mettere ai voti un ordine del giorno per ottenere l’elezione di una nuova Giunta entro trenta giorni.
Un’alternativa era rappresentata dalla conferma del presidente uscente della Comunità del Monte Peglia, Giorgio Posti
, ex sindaco di San Venanzo, attuale consigliere provinciale a Terni e “fresco” assessore dell’Amministrazione sanvenanzese proprio in vista della sua possibile elezione a presidente.

Il varo della nuova Comunità Montana, avvenuto all’interno di una bagarre politica tutta incentrata sulle Amministrative della prossima primavera, rischia di avere effetti devastanti su tutto il centrosinistra umbro, la cui coalizione è ora chiamata a superare una nuova dura fribillazione.
“Siamo indignati – ha dichiarato Giuseppe Ricci (Sinistra democratica) – per una soluzione che poteva anche andare bene se adottata in assenza di un accordo politico, ma che è inaccettabile se adottata, come è stato, come soluzione offerta dal Pd e appoggiata dal Pdl, un pastrocchio politico inaccettabile”.
“Nella vicenda il centrosinistra ha dimostrato tutta la sua debolezza politica”, è il commento del gruppo del Pdl in seno all’ente montano: “Veti incrociati, pugnalate alle spalle, lotte fratricide, sete di potere e soprattutto la volontà di posizionamento nello scacchiere delle poltrone in previsione delle prossime elezioni di giugno – è detto in una nota – hanno determinato una Caporetto per  il centrosinistra. Durante le tre ore di assemblea – prosegue il comunicato – è andato in onda un teatrino penoso all’interno del quale tra sospensioni e capannelli i grandi capibastone del centrosinistra non si sono messi d’accordo dando vita ad uno spettacolo penoso”.

I socialisti, con un duro intervento del segretario provinciale, Vittorio Piacenti D’Ubaldi, minacciano il Pd: “O si chiarisce subito il pastrocchio o niente tavoli per programmi o alleanze. La soluzione scelta dal Pd (o forse da alcuni loro “capibastone”) – afferma D’Ubaldi – nasconde in maniera subdola la volontà di gestire questa fase costitutiva dell’ente montano in maniera consociativa, insieme al Pdl e contro la volontà delle altre forze del centrosinistra, che chiedevano un accordo chiaro, trasparente e responsabile. Non è stato possibile neanche condividere la scelta di fissare i tempi e alcuni paletti all’operatività di questo “governo consociativo”.
“Un vero capolavoro politico a cui i vertici del Pd dovrebbero dare risposte”, tuona Piacenti D’Ubaldi che adesso arriva a chiedere un incontro di coalizione urgente e una nuova assemblea dell’ente come pregiudiziale a qualsiasi confronto con il Pd. “Se ciò non avvenisse – manda a dire i segretario provinciale – come socialisti vediamo il rischio dell’acuirsi di fratture e divisioni con un inevitabile sfaldamento della coalizione e una progressiva presa di distanza da un percorso unitario e condiviso”.

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