Secondo Peace report, l’anno che si apre prevede da parte dell’Italia una spesa 147 milioni in più per la partecipazione alla guerra in Afghanistan.
Il governo aveva stanziato 337 milioni di euro (a cui si sono aggiunti altri 12 milioni di finanziamento-ponte lo scorso novembre), il che significa una spesa mensile di 28 milioni.
Quest’anno, solo per i primi sei mesi, la cifra stanziata sarebbe di 242 milioni di euro, che vuol dire 40 milioni di euro al mese. Su scala annuale farebbe 484 milioni: 147 in più rispetto al 2008.
Le ragioni di questa impennata dei costi sarebbero l’invio di quattro caccia-bombardieri Tornado del 6° stormo ‘Diavoli Rossi’ di Ghedi – che da sola costerà in un anno 52 milioni di euro – e di altri 500 soldati – il battaglione Feltre del 7° reggimento Alpini della brigata Julia, in partenza per la provincia ‘calda’ di Farah, dove andrà a sostituire un battaglione di Marines Usa che finora ha combattuto i talebani nell’ambito della missione Endurgin Freedom. Uomini e mezzi, quindi, che da oggi partecipano attivamente alla guerra contro i talebani.
Non più solo sporadiche azioni difensive, ma anche offensive pianificate. E i nostri cacciabombardieri Tornado potranno anche effettuare i bombardamenti.
Tutto ciò aumenta la preoccupazione per le famiglie dei militari italiani, perché in Afghanistan, secondo fonti riportate dal quotidiano on line, le cose non vanno poi tanto bene.
I talebani, che solo un anno fa controllavano il 54 percento del territorio afgano, oggi ne controllerebbero il 72 per cento e circonderebbero Kabul.
Tra le regioni che nell’ultimo anno sono di fatto finite in mano agli insorti ci sarebbe anche la provincia occidentale di Herat, dove si concentra il grosso del contingente militare italiano.
Lo certificherebbe il rapporto annuale del think-tank di politica internazionale Icos (ex Senlis Council), che fornisce analisi e statistiche a supporto delle operazioni Nato in Afghanistan.
- Redazione
- 1 Gennaio 2009









