Ricerche americane e tedesche pubblicate sulle maggiori riviste scientifiche

Nei topi, ma non c’è nulla che possa escludere che accada anche nell’uomo, la memoria di transizione è seriamente compromessa dall’uso di droghe e alcol. E’ di neuroscienziati del UT Southwestern Medical Center di Dallas diretti da Don Cooper, la scoperta.
Numeri, parole, immagini, suoni, sono infinite le informazioni che in ogni istante entrano nel nostro cervello, solo alcune, poche, saranno selezionate per essere ‘scritte’ nella sua memoria principale, ma tutte passano per una “flash memory”, una schedina come quelle informatiche che le trattiene per non più di un minuto e che, velocissima, (lo fa in meno di un secondo), serve a gestirle come una memoria tampone transitoria che si aggiorna istante dopo istante.

Secondo quanto riferito sulla rivista Nature Neuroscience a fare da memoria di transizione sono singole cellule disposte nella zona più evoluta del cervello, il lobo frontale.
Queste cellule riescono a trattenere le informazioni pochi ma fondamentalissimi istanti, circa un minuto in tutto; ma lo fanno molto rapidamente, la memoria tampone è quindi importantissima perché il nostro cervello impiega anche ore a fissare i ricordi.

La memoria principale del cervello, insomma l”hard disk’ cerebrale, è localizzata nell’ippocampo: in questa sede, quando c’é qualcosa da fissare in mente, parte una cascata di reazioni molto lunga, che si conclude con la formazione di nuove sinapsi che consolidano il ricordo.
Questo processo di ‘scrittura’ (come sull’hard disk del pc) può richiedere anche ore, dunque è troppo lento per tener brevemente traccia di tutte le informazioni che fluiscono, istante dopo istante, nel nostro cervello. Ma gli scienziati Usa si sono accorti che singoli neuroni del lobo frontale si comportano da memoria tampone: si attivano intensamente e molto velocemente, restando eccitati però per meno di un secondo, e trattengono labili tracce di informazioni che vengono subito aggiornate, istante dopo istante.

“E’ transitoria come la RAM di un computer“, dice Cooper. Solo che a differenza della RAM, la Random Access Memory che serve per tirare fuori dall’hard disk i dati di memoria di cui, istante dopo istante, il processore ha bisogno per assolvere alle richieste che noi gli facciamo click dopo click, la ‘flash memory del cervello non serve a richiamare alla mente vecchi ricordi gia’ scritti nell’ippocampo, ma a tenere traccia di continue nuove informazioni, alcune delle quali saranno poi incise nell”hard disk’ cerebrale.
E la capacità di questo “hard disk” trae giovamento dalla diminuzionedi un terzo delle calorie assunte.
Ciò aumenterebbe la memoria fino al 20%.
Lo afferma uno studio tedesco sulla rivista Pnas. La ricerca ha esaminato 50 volontari, uomini e donne tra i 50 ed i 72 anni di peso normale o sovrappeso. Divisi in tre gruppi, i partecipanti hanno seguito rispettivamente una dieta con meno calorie, una con più grassi saturi come gli omega 3 o la dieta di sempre. Dopo tre mesi solo il gruppo a basse calorie aveva un miglioramento della memoria.

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