Il dilemma è tra il cercare di evitare una Caporetto totale o predisporre una linea del Piave contro le droghe pesanti

Quasi a voler mettere il suggello ai dati, sconvolgenti perché solo la punta di un iceberg molto, moltissimo più grande, sulla droga in Umbria, giunge la “industrializzazione” della coltivazione della canapa indiana a Perugia per farne un’attività imprenditoriale.
In un appartamento di studenti universitari ventenni nel centro storico di Perugia c’ era una piccola coltivazione di canapa indiana.
L’hascisc e la marijuana
non venivano però consumati soltanto dai giovani che vi abitavano ma venivano anche venduti.
Ne sono stati infatti sequestrati circa mezzo etto, già confezionati in dosi. Sequestrati anche un bilancino ed un coltello per pesare e confezionare gli stupefacenti da spacciare.
Due degli studenti, tutti provenienti da altre regioni, sono stati arrestati, tre denunciati in stato di liberta (tra di loro una donna) ed un sesto segnalato come consumatore.
La scoperta perchè il poliziotto di quartiere ha raccolto le segnalazioni di alcuni abitanti della zona di Porta Pesa relative ad uno strano via-vai di giovani in un appartamento che è stato messo sotto controllo.
Alla fine seguendo un giovane sospetto i poliziotti sono entrati per un controllo, trovandovi sei persone.

Questo è l’ultimo degli episodi scoperti, ma in Umbria, in un anno sono aumentati del 360 per cento i reati in materia di traffico di droga.
È quanto emerge dai dati forniti oggi dal procuratore generale Giancarlo Armati. Il pg ha definito quello relativo agli stupefacenti un “dato preoccupante”, spiegando comunque che “l’andamento complessivo della criminalità nel distretto non presenta mutamenti tali da destare un maggiore allarme sociale”.
Un aumento così consistente è sicuramente legato alla maggiore opera di contrasto delle forze dell’ordine, ma forse anche la domanda di droghe si è irrobustita.
Quanto di questi reati siano riconducibili a droghe “leggere” e quanti a cocaina, eroina ed altro non è dato da sapere, ma di fronte a dati in crescita esponenziale viene il dubbio se non  convenga “ritirarsi sulla line del Piave” e concentrare l’attenzione prioritaria oltre la canapa indiana e simili su cui ancora non c’è unanimità di convinzioni e che viene avvicinata più per “spirito emulativo da gregge di pecore” che per vera necessità di “sballo” e che comunque va contrastata quando si prefigge di estendere il “contagio ad altre pecore”, magari traendone vantaggio.

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