Ci vogliono oltre dodici mesi perchè i nuovi farmaci approvati a livello europeo entrino dei prontuari ospedalieri della regione

Non è detto che sia proprio un male perché avere cautela in materia di salute, farmaci compresi, qualche volta evita dai guai. Ma la notizia che viene da uno studio del centro di ricerche Cerm (Competitività, regolazione e mercati) fa riflettere.
Il dato medio, da cui l’Umbria si discosta, è che occorrono ben 15 mesi di attesa perchè un farmaco innovativo, approvato in Europa dall’Emea, arrivi negli ospedali e nelle Asl italiane. E questo per colpa della burocrazia e della moltiplicazione delle autorità di controllo a livello locale.
Secondo l’indagine c’è quindi un ritardo strutturale del Ssn a recepire e utilizzare farmaci innovativi negli ospedali e nelle Asl.
La moltiplicazione delle autorità di controllo tra Regioni e Province (come i PTOR, PTAV, PTP) amplifica il ritardo con cui questi farmaci diventano utilizzabili da parte delle strutture ospedaliere. I tempi medi di attesa si differenziano da Regione e Regione.
Per il Lazio il tempo medio di approvazione è pari a 17 mesi. In cima alle ‘regioni-lumaca’ nell’inserire nei prontuari sub-nazionali i nuovi farmaci ad uso ospedaliero, oltre al Lazio con 510 giorni (17 mesi), c’è anche la Toscana con 504 (16,8 mesi). Quelle più veloci sono l’Umbria con 371 giorni (12,4 mesi) e la Basilicata con 396 giorni (13,2 mesi).
E siamo comunque nell’ordine di più di un anno, un tempo che sarebbe giustificato se impiegato ad approfondire le eventuali controindicazioni del farmaco ma che sarebbe spropositato se destinato a “far fare la muffa” alle pratiche, criminale se riservato allo smaltimento delle scorte di prodotti superati, incivile se usato per contenere le spese.

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