Anche la magistratura perugina si schiera a difesa dell’attuale sistema delle intercettazioni che il Governo vuole modificare prendendo spunto da abusi che avvengono a valle delle indagini penali e ritenendo che acchiappare i delinquenti con questi metodi costi troppo.
“Se la nuova disciplina sulle intercettazioni dovesse diventare legge dello Stato, lo strumento subirebbe una fortissima limitazione nella sua efficacia”: a sostenerlo è stato il procuratore generale di Perugia Giancarlo Armati intervenendo all’inaugurazione dell’anno giudiziario.
In particolare il Pg si è soffermato sul mutamento di uno dei presupposti per l’autorizzazione da “gravi indizi di reato” a “gravi indizi di colpevolezza”, posti “a monte” – ha sostenuto – mentre invece “si tentano di acquisire come risultato a valle, proprio attraverso lo strumento dell’intercettazione”.
“È giusto che gli abusi individuali, da qualsiasi parti provengano, magistrati, polizia giudiziaria, giornalisti, siano adeguatamente sanzionati – ha sostenuto Armati – ma essi non possono giustificare una nuova normativa che incida pesantemente sulla efficacia di uno strumento investigativo indispensabile per assicurare i criminali alla giustizia, e renda ancora più critico l’assetto organizzativo degli uffici giudiziari”.
- Redazione
- 2 Febbraio 2009













