I cultori italici dell’idea nucleare citano spesso ad esempio la Francia. Ma proprio qui, senza alcuna attenzione da parte della maggioranza dei media italiani, sta suscitando grande clamore la trasmissione dell’11 febbraio, da parte di France 3, di un documentario che ha tracciato un quadro pesantissimo nel nucleare “made in France”: contaminazione in patria e all’estero, scorie radioattive, emissioni di CO2, guasti ai reattori (compreso l´EPR), prezzo reale dell’energia nucleare, pochi posti di lavoro e pericolosi.
France 3 ha svolto il suo ruolo di servizio pubblico all´interno della “Pièces à conviction” che ha rivelato al grande pubblico televisivo una parte delle contaminazioni dovute all´industria atomica e denunciate da molto tempo dalle associazioni antinucleari.
“Sortir du nucléaire” chiede che venga trasmesso in prima serata il documentario “Brennilis, une centrale qui ne voulait pas s’éteindre” che si occupa dello smantellamento degli impianti nucleari, coprodotta da France 3 e diffuso lo scorso novembre, ma a mezzanotte.
Quello che comunque emerge anche sulla Tv francese è che attualmente non esiste alcuna soluzione per le scorie radioattive e che grandi quantità di queste sono finite negli anni passati nelle profondità dell’Oceano Atlantico. Ora il governo e l´industria nucleare vogliono procedere al loro interramento, una cosa che gli ambientalisti definiscono “un vero crimine contro le generazioni presenti e future.
In più, contrariamente a quel che spesso viene affermato, la filiera nucleare, dalla miniera di uranio fino allo smantellamento delle installazioni, emette delle quantità non trascurabili, e in aumento, di CO2. E infine, il riscaldamento elettrico, accoppiato al parco nucleare, è un emettitore più forte di CO2 del riscaldamento a gas.
- Redazione
- 25 Febbraio 2009













