La verità, quella presunta, ha sempre almeno due facce, specie quando di processi che devono decidere della sorte di un uomo, ci sono sempre gli innocentisti ed i colpevolisti.
Alla fine della nuova udienza, stamani davanti alla Corte d’assise di Perugia, del processo a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox accusati dell’omicidio di Meredith Kercher, le interpretazione delle parti avverse sono state totalmente discordanti.
Ci sono state le deposizioni di alcuni investigatori della polizia che si occuparono dei computer sequestrati nell’ambito dell’indagine.
Per l’avvocato della parte civile cioè la famiglia di Meredith «Crolla uno degli alibi» di Raffaele Sollecito dopo l’udienza di oggi «È emerso che nella notte dell’omicidio non c’ è interazione umana con il suo computer (fin verso le 5.30 della mattina successiva – ndr). Risulta invece che è stato usato nelle prime ore della mattina successiva e questo dimostra che in quei momenti il giovane fosse già attivo».
L’altro computer che possedeva Sollecito era dichiaramene già rotto prima della notte fatale.
Tutt’altra musica per la difesa di Sollecito, che prosegue nel tentativo di screditare l’opera degli investigatori.
Secondo uno dei difensori di Sollecito «Udienza dopo udienza emerge sempre di più la forte debolezza degli elementi investigativi».
In particolare, il legale ha evidenziato che quattro dei cinque computer esaminati dagli inquirenti «non hanno fornito riscontri perchè non è stato possibile leggere i dati e su tre è stato addirittura riscontrato uno choc elettrico».
«Quello che ci è stato offerto dagli investigatori – ha detto l’avvocato – è stato un dato parziale e frammentario. Riferito a un solo pc di Raffaele mentre lui ne utilizzava due».
«Quattro computer provati e quattro rotti» ha aggiunto un altro dei difensori quasi a voler, almeno, mettere in dubbio la competenza degli investigatori.
Secondo i legali del giovane pugliese, già dai dati forniti oggi dagli investigatori emergono elementi utili a confermare la tesi difensiva e l’interazione rilevata alle 21.10 con il pc dimostra – secondo i legali – la sua impossibilità a essersi trovato nell’abitazione di Mez.
Il procedimento è stato rinviato a venerdì prossimo.








