Farmaci, una rivoluzione nella ricetta. Cambia la strategia della terapia. Il paziente si cura meglio, il Servizio Sanitario Nazionale soffre di meno. I medici di famiglia, alleati con le asl, lanciano un progetto che fa risparmiare. Una rivoluzione, solo per le malattie cardiovascolari, da 3,300 miliardi di euro l’anno che non escono dalle casse dello Stato. Basti pensare che solo in un anno i ricoveri per infarto miocardico acuto in Umbria sono stati 2.080 (dei quali 1.341 uomini,soprattutto oltre i 64 anni) e hanno comportato una degenza media di 6,50 giorni.
E questa non è che una delle tante voci correlate alle malattie cardiovascolari. Ma il modello – condiviso dai medicidi famiglia e dalle Asl – è estensibile a tutte le patologie. “Il progetto dei medici di famiglia – dice Giacomo Milillo, Segretario Generale della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG) presentando ai media la nuova strategia – non è una delle tante idee su un foglio bianco, ma si sta già concretizzando con quattro corsi nazionali a Roma fra medici di famiglia e dirigenti del settore farmaceutico delle Asl per un percorso condiviso.
Questa volta ai medici di famiglia e ai dirigenti del SSN si aggiungeranno gli specialisti, cento corsi in 88 Asl in tutte le Regioni.
La filosofia è la concreta appropriatezza terapeutica. In uno slogan: il farmaco giusto al paziente giusto nel tempo giusto, senza condizionamenti, tenendo, ovviamente, conto del contesto economico.
Andrebbero a goal il paziente, curato meglio, e il SSN con il “rosso” meno profondo”.
Lo dicono i numeri che è una strategia positiva. Lo dicono i risultati di un’indagine di medici ed economisti, coordinata da Vincenzo Atella, professore di economia alla Facoltà di Economia dell’Università “Tor Vergata” di Roma. “Abbiamo scelto le malattie cardiovascolari – dice Vincenzo Atella – ponendo una particolare attenzione all’ipercolesterolemia, perché rappresentano in Italia il 41,3 per cento delle morti.
Nel 2006 il peso economico per queste malattie era pari a 21,8 miliardi di euro, il 23 per cento del Fondo sanitario.
Nel 2006 il peso economico per queste malattie era pari a 21,8 miliardi di euro, il 23 per cento del Fondo sanitario.
La spesa sanitaria quindi rischia di diventare un problema simile a quello delle pensioni con l’aumento della popolazione anziana.
Con una task force di medici ed economisti, abbiamo condotto un’indagine su un campione di 15.000 pazienti di medici di medicina generale per definire economicamente, nel complesso della realtà italiana ma anche delle singole Regioni, il risparmio annuo che si otterrebbe in termini di riduzione delle ospedalizzazioni se un maggior numero di pazienti con malattie cardiovascolari iniziasse al momento giusto e con il farmaco giusto una terapia ipolipidemizzante.
E’ emerso che i vantaggi sarebbero già tangibili a breve termine: già alla fine del 2010 il risparmio sarebbe notevolissimo.
Ecco i dati: il Sistema Sanitario Nazionale potrebbe ottenere ogni anno risparmi fino a 3,3 miliardi euro fin dal 2010. Nel 2020 il risparmio sarebbe di circa 3,7 miliardi di euro, nel 2030 la cifra salirebbe a 3,9 miliardi di euro e nel 2040 a 4,5 miliardi euro”.
Ecco i dati: il Sistema Sanitario Nazionale potrebbe ottenere ogni anno risparmi fino a 3,3 miliardi euro fin dal 2010. Nel 2020 il risparmio sarebbe di circa 3,7 miliardi di euro, nel 2030 la cifra salirebbe a 3,9 miliardi di euro e nel 2040 a 4,5 miliardi euro”.
"Il medico di famiglia – aggiunge Milillo – molto spesso non è messo nelle condizioni di fare una valutazione globale. Il ruolo del medico di famiglia troppo frequentemente è limitato al momento della prescrizione.
E questo perché il costo-beneficio del farmaco non viene fatto sulla base di una visione globale e di efficacia sul campo ma sulla spesa, in base ad un tetto prestabilito che, ovviamente, non tiene conto degli effetti, che possono anche essere negativi oltre che quelli auspicabili positivi. Il farmaco e l’autonomia nel prescriverlo non vanno valutati solo in termini di costi come adesso avviene, ma di quello che producono sul benessere dei cittadini, sulla riduzione dei ricoveri e anche dei decessi. Se il farmaco viene frenato e fatto usare con dei lacci non produce certamente salute.
Risparmiare oggi cento euro, è la convinzione della FIMMG, potrebbe significare spenderne molti di più domani. Lo stanno evidenziando i medici di famiglia e le Asl, in un percorso condiviso, nei corsi nazionali attualmente in atto e domani in quelli locali”.
E questo perché il costo-beneficio del farmaco non viene fatto sulla base di una visione globale e di efficacia sul campo ma sulla spesa, in base ad un tetto prestabilito che, ovviamente, non tiene conto degli effetti, che possono anche essere negativi oltre che quelli auspicabili positivi. Il farmaco e l’autonomia nel prescriverlo non vanno valutati solo in termini di costi come adesso avviene, ma di quello che producono sul benessere dei cittadini, sulla riduzione dei ricoveri e anche dei decessi. Se il farmaco viene frenato e fatto usare con dei lacci non produce certamente salute.
Risparmiare oggi cento euro, è la convinzione della FIMMG, potrebbe significare spenderne molti di più domani. Lo stanno evidenziando i medici di famiglia e le Asl, in un percorso condiviso, nei corsi nazionali attualmente in atto e domani in quelli locali”.
“In pratica, il medico di famiglia – ovviamente ben consapevole di un contesto economico con scarse risorse – deve essere messo dal SSN nelle condizioni di scegliere, senza condizionamenti palesi o indiretti da parte delle Asl, di prescrivere il farmaco, anche quello più innovativo ed efficace, al paziente che ne ha bisogno. Un’appropriatezza terapeutica nella prescrizione – dice Donatella Alesso, responsabile della divisione formazione FIMMG/METIS che ha programmato l’iniziativa dei corsi – anche se, al momento, dovesse risultare costosa e in controtendenza con la politica del contenimento della spesa.
Ma questa strategia con il farmaco appropriato, anche se costoso – ecco la novità del progetto – a distanza di tempo, talvolta breve, eviterà una spesa molto più pesante in termini di ospedalizzazione, invalidità, perdita di lavoro e addirittura di decessi, oltre naturalmente il grande dramma per il paziente e la sua famiglia.
Ma questa strategia con il farmaco appropriato, anche se costoso – ecco la novità del progetto – a distanza di tempo, talvolta breve, eviterà una spesa molto più pesante in termini di ospedalizzazione, invalidità, perdita di lavoro e addirittura di decessi, oltre naturalmente il grande dramma per il paziente e la sua famiglia.
Resta inteso che il farmaco più innovativo ed efficace va riservato al paziente che ne ha effettivo bisogno (raggiungimento dei target terapeutici) per evitare il rischio di gravi complicanze.











