La fisica applicata alla medicina apre nuove prospettive per la diagnosi anche nel campo dei tumori, oltre che nel doping sportivo

In cinquemila anni la medicina ha fatto enormi progressi. I terminali di questo asse lungo i millenni sono da una parte il vino e dall’altra le nano particelle.
Un gruppo di ricercatori statunitensi ha scoperto tracce di quella che era una medicina a base alcolica in anfore vecchie di oltre 5 mila anni. Si tratta del primo esempio di una medicina prodotta dall’uomo. Gli scienziati, secondo quanto riporta la Bbc nel suo notiziario online, hanno estratto residui di vino e di ingredienti medicinali ricavati dalle piante da un’anfora trovata nella tomba di uno dei primi faraoni d’Egitto, Scorpion I.
Il vaso esaminato dal team è parte dei reperti trovati in alcune tombe scavate nell’Egitto meridionale e risalenti al 3150 Avanti Cristo. Il professor Patrick McGovern dell’Università della Pennsylvania, che ha guidato la ricerca ha detto: «Mostra come, provando e anche sbagliando, gli umani hanno iniziato a fare medicine più di 5 mila anni fa, e che le bevande alcoliche erano parte essenziale di questi preparati». Le anfore sono risultate positive all’acido tartarico, un sicuro marker per l’uva e il vino nel Medio Oriente.
Gli scienziati hanno anche trovato componenti derivate da un certo numero di vegetali, alcuni dei quali conosciuti per le loro qualità terapeutiche, e da tre tipi diversi di resina.

Il risultato di una ricerca Italia-Usa, frutto della collaborazione fra il nostro Istituto superiore di sanità e il Centro per la proteomica applicata e la medicina molecolare della George Mason University in Virginia. Nanosfere ha consentito di produrre nano sfere che agiscono come microscopiche trappole, per scovare in futuro le prime tracce della presenza di un tumore, ma già adesso in grado di ‘catturare’ una sostanza dopante difficile da individuare come l’ormone della crescita (Hgh).
A realizzare le nanoparticelle che catturano l’Hgh è stata una ricercatrice italiana, Alessandra Luchini, che lavora alla George Mason con una borsa di studio grazie al Programma di collaborazione.
Con la sua scoperta, mixando sostanze chimiche per un costo inferiore ai 100 dollari, la Luchini si è guadagnata la prima pagina di ‘Usa Today’. «Queste nanoparticelle, al cui interno è stata inserita un’esca – spiega Emanuel Petricoin, codirettore del Centro di proteomica della George Mason – riconoscono l’ormone della crescita nel sangue e nelle urine anche dopo una settimana. Si tratta di una sostanza difficilissima da scovare perchè ha un’emivita molto breve». Si punta ora ad arrivare alla diagnosi precoce di alcuni tumori grazie a un semplice esame del sangue.

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