In Umbria, torna a parlarsi di integrazione socio sanitaria. La regione fu un’antesignana di questa concezione quando nel 1980 furono create le Unità Locali Socio Sanitarie ( Ulss), poi questo tentativo di organizzazione fu travolto: da un lato dalla diminuzione dei finanziamenti per la sanità e dall’altro per la cronica mancanza di fondi dei comuni che dovevano supportare l’intervento sociale. Non per nulla ora ci sono le Unità Sanitarie Locali.
Ora la Caritas dell’Umbria ritiene un obiettivo ormai prioritario «di integrare il settore sanitario ed il settore sociale rispetto ad alcune componenti, in modo da giungere alla stesura di un unico strumento di programmazione, e cioè un piano socio-sanitario».
Il nuovo piano sociale regionale «va nella direzione giusta quando pone la sua attenzione non solo alle misure di sostegno assistenziale ma anche alle forme di accompagnamento delle persone e soprattutto delle famiglie, aiutandole a non scivolare nell’area dell’esclusione e ad uscire dallo stato di dipendenza e di povertà».
Per la Caritas umbra, il piano contiene «alcuni nodi critici», a partire dal «peso preponderante degli elementi istituzionali rispetto al contributo del privato sociale e della società civile in generale.
La Caritas, invece, auspica un modello di welfare dove politiche attive e libera iniziativa, oltre che il principio di sussidiarietà, siano «cardine centrale» dell’intero piano.
- Redazione
- 6 Maggio 2009











