Dal convegno internazionale ‘Neurodegeneration’, dedicato alle malattie neurodegenerative , al Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), arrivano dati allarmanti. I malati di Alzheimer crescono in maniera esponenziale in Italia, come in tutto il mondo occidentale.
Saranno quattro volte più numerosi nel nostro Paese e nel resto del mondo tra 20-25 anni. In totale, si passerà dagli attuali 25 milioni a oltre 100 milioni di malati
Attualmente in Italia sono circa 800.000 le persone colpite dalle demenze, con una stima di 97.000 nuovi casi all’anno. Di questi, circa il 40% e il 50% sono casi di Alzheimer.
In generale, la percentuale di casi di demenza cresce con l’aumentare dell’età, triplicando ogni 5 anni.
«L’allungamento della vita media, dunque, porta ad un rischio maggiore di queste malattie», spiega Gerry Melino, dell’università romana di Tor Vergata (ma con incarichi anche in Inghilterra), fra gli organizzatori del convegno. «Dal punto di vista sociale, quindi, le malattie neurodegenerative sono particolarmente importanti. E lo diventeranno ancora di più nei prossimi anni».
Non a caso alcuni Governi stanno investendo molto nella ricerca in neuroscienze.
Al convegno del Cnr sono intervenuti scienziati di fama internazionale, come Stephen Strittmatter della Yale University di New York, che ha parlato della sua ricerca, pubblicata su ‘Nature’, sul legame tra la proteina dei prioni (prp) e la proteina amiloide, e che mette in relazione la malattia prionica (morbo di Creutzfeld-Jacob) e la sindrome di Alzheimer. «Queste due malattie hanno un meccanismo molecolare simile. E questo può far pensare che le ipotetiche terapie messe a punto sul modello dei prioni, molto studiato, potranno essere applicate anche all’Alzheimer.
Quest’ultima affermazione, tuttavia, può anche intendersi come un invito a non limitarsi a considerare, come causa dell’espansione della malattia, il progressivo innalzamento dell’età media e volgere lo sguardo a quelle che possono essere i fattori ambientali o le abitudini di vita.
Saranno quattro volte più numerosi nel nostro Paese e nel resto del mondo tra 20-25 anni. In totale, si passerà dagli attuali 25 milioni a oltre 100 milioni di malati
Attualmente in Italia sono circa 800.000 le persone colpite dalle demenze, con una stima di 97.000 nuovi casi all’anno. Di questi, circa il 40% e il 50% sono casi di Alzheimer.
In generale, la percentuale di casi di demenza cresce con l’aumentare dell’età, triplicando ogni 5 anni.
«L’allungamento della vita media, dunque, porta ad un rischio maggiore di queste malattie», spiega Gerry Melino, dell’università romana di Tor Vergata (ma con incarichi anche in Inghilterra), fra gli organizzatori del convegno. «Dal punto di vista sociale, quindi, le malattie neurodegenerative sono particolarmente importanti. E lo diventeranno ancora di più nei prossimi anni».
Non a caso alcuni Governi stanno investendo molto nella ricerca in neuroscienze.
Al convegno del Cnr sono intervenuti scienziati di fama internazionale, come Stephen Strittmatter della Yale University di New York, che ha parlato della sua ricerca, pubblicata su ‘Nature’, sul legame tra la proteina dei prioni (prp) e la proteina amiloide, e che mette in relazione la malattia prionica (morbo di Creutzfeld-Jacob) e la sindrome di Alzheimer. «Queste due malattie hanno un meccanismo molecolare simile. E questo può far pensare che le ipotetiche terapie messe a punto sul modello dei prioni, molto studiato, potranno essere applicate anche all’Alzheimer.
Quest’ultima affermazione, tuttavia, può anche intendersi come un invito a non limitarsi a considerare, come causa dell’espansione della malattia, il progressivo innalzamento dell’età media e volgere lo sguardo a quelle che possono essere i fattori ambientali o le abitudini di vita.









