Intercettati colloqui tra componenti della banda in Umbria che, quando volevano intendere droga parlavano di metri cubi di ponteggi per l'edilizia, settore che non avrebbe dovuto creare sospetti perchè quello della loro attività ufficiale
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Albanesi residenti a Lecce, Perugia e Ancona provvedevano a smistare eroina in grande quantità: in Umbria i trafficanti usavano tra loro un linguaggio gergale per mascherare gli affari e – secondo gli investigatori – quando si riferivano ai quantitativi di eroina parlavano di metri cubi di ponteggi per impalcature.
Facevano parte di una presunta organizzazione italo-albanese specializzata nel traffico internazionale di sostanze stupefacenti., smantellata in una operazione compiuta dal centro di Bari della Direzione investigativa antimafia (Dia).
Sono stati eseguiti 25 arresti in varie parti d’Italia: 17 gli italiani destinatari dei provvedimenti di custodia cautelare ed otto gli albanesi.
Ingenti le quantità di droga sequestrate dagli investigatori in circa otto mesi di indagini: 23 chilogrammi di eroina vennero bloccati e sequestrati il 5 settembre 2008 nelle vicinanze del porto di Bari proprio mentre quattro cittadini albanesi erano intenti al trasbordo dello stupefacente nascosto nella ruota di scorta di un fuoristrada appena giunto da Durazzo.
Gli investigatori del centro barese della Dia ritengono di aver ricostruito l’intero organigramma del gruppo criminale albanese, accertando, tra l’altro, che i vertici erano in grado di approvvigionarsi di eroina direttamente in Afghanistan.
La droga poi veniva trasportata lungo la tratta Turchia, Grecia e Albania dove, dopo una fase di lavorazione, veniva smistata per l’Europa. L’organizzazione – ritiene la Dia – era in grado di gestire agevolmente i guadagni del narcotraffico trasferendo grosse somme di denaro contante dall’Italia in Albania (è stato accertato il trasferimento di oltre 500.000 euro) grazie alla collaborazione di cittadini albanesi in transito sul territorio nazionale e diretti in patria.. Tra gli arrestati figura anche un avvocato penalista leccese, accusato di aver favorito un componente del gruppo criminale a sottrarsi alla cattura

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