Uno sguardo diabolico, un fondo rosso fuoco e un titolo per nulla rassicurante: "Inferno". E’ così che si presenta negli scaffali delle librerie il thriller firmato da Alessandro Manni, giovane scrittore tuderte che per la sua opera prima ha trovato subito un editore nazionale (La Riflessione).
Il romanzo (412 pagine, 22 euro) sarà presentato giovedì 11 alla "Mondadori" di Spoleto e sabato 13 giugno alla "Oberdan" di Perugia, ma ha già avuto il suo battesimo con il pubblico nelle scorse settimane, prima a Cagliari (sede della casa editrice) e poi a Todi, città scelta dall’autore per fare da scenario ad una storia che è proprio il caso di definire diabolica.
Il libro, che sta raccogliendo un buon successo tra gli appassionati del genere, è stato scritto da Manni nell’arco di due anni (altrettanti ne sono serviti per arrivare alla pubblicazione), un po’ per sera, mentre aspettava a Terni che la fidanzata uscisse dal lavoro. Silvia però, nel frattempo diventata sua moglie e madre di due bambini, non c’entra nulla come musa ispiratrice del racconto, che si dipana prima ingenuamente lento e poi sempre più coinvolgente fino a culminare nel più tragico dei finali.
Inferno è il cognome di Virgilio, uno psicologo che torna a Todi, sua città natale, dopo l’interruzione di una lunga collaborazione con l’UCAV (Unità per l’analisi del crimine violento) della Polizia di Stato, in seguito ad un incidente avvenuto nell’ultimo caso seguito.
Tornato nella sua casa d’infanzia per un periodio di riflessione, Virgilio ritrova il vecchio custode e la sua fidanzata di un tempo, che non ha mai smesso d’amare. Il protagonista, però, continua ad essere perseguitato da incubi che si fanno sempre più frequenti, intrecciandosi in modo opprimente alla realtà e alle sue persone più care, fino a che dalla sua mente non riemergerà una verità sconvolgente.
Per i lettori tuderti, dopo l’inevitabile "gioco" di tentare di riconoscere nelle ambientazioni e nei tratti dei personaggi luoghi e volti cittadini conosciuti, immergendosi così nella storia, è quasi inevitabile destarsi subito per negare a se stessi la possibilità di qualsiasi verosimiglianza, rafforzata nel libro proprio dal contrasto tra la tranquillità che contraddistingue la città e il male oscuro in essa nascosto.
Alessandro Manni, che durante il giorno lavora come operaio metalmeccanico ma di notte, come il dott. Jekill e Mr. Hyde, dà sfogo alla sua passione per il mondo del brivido, è già impegnato su un altro soggetto, che non ha alcun collegamento con "Inferno" (il cui finale lascia comunque aperto un possibile seguito). "Sarà una storia ambientata sempre a Todi", spiega Manni, la cui inclinazione alla scrittura è stata una sorpresa un po’ per tutti.
A Manni va l’augurio di poter rientrare in futuro fra quegli esordienti di successo cui ha dedicato un ampio servizio l’ultimo numero de "L’Espresso" ("Ed è subito bestseller", pagina 114), dove si spiega come quello di puntare sulle opere prime sia diventato per gli editori italiani uno dei filoni più promettenti.
Gli ingredienti per coltivare tale ambizione sicuramente ci sono, ma servirà una maggiore attenzione nell’editing, limite di cui le pagine di "Inferno" purtroppo risentono.













