Grazie ad un farmaco "intelligente" in uso in Italia da circa sette anni
ricercatore_medico


Rispetto alla sopravvivenza di 4-5 anni
su cui potevano contare fino a dieci anni fa, oggi la maggioranza dei pazienti malati di leucemia entrati in cura nel 2000 con un nuovo ‘farmaco intelligente’ conosciuto come imatinib, vive e soprattutto ha una buona qualità di vita.
I dati, da cui si ricava che si allunga la vita di circa l’86% dei malati di una forma acuta di leucemia sono stati presentati dall’Associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma (Ail).
Il nuovo farmaco è stato introdotto in terapia al posto del più aggressivo interferone,
Secondo gli esperti imatinib consente di condurre una vita pressochè normale e soprattutto di uscire dagli ospedali e tornare a casa seguendo una terapia per bocca facile da condurre. «A distanza di oltre 7 anni – afferma Giuliana Alimena, ematologo dell’università di Roma ‘La Sapienzà – l’86% dei pazienti è sopravvivente e si arriva ad una sopravvivenza del 94% considerando le sole morti correlate alla malattia: questo significa – spiega – che solo il 6-7% ha avuto una trasformazione della malattia dalla fase cronica a quella acuta». «L’Italia – sottolinea Marco Vignetti, coordinatore del centro dati Gimema coinvolto nello studio – è l’unico Paese in cui il paziente viene da subito trattato con il nuovo farmaco, invece di essere sottoposto a chemioterapia».

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