I dati emergono dall’indagine di GfK Eurisko ‘Le donne e la contraccezione in Italia’
pillola
Contraccezione, in Umbria 86 donne su 100 che prendono la pillola la dimenticano, più o meno.
Perché anche in Umbria, come in tutta Italia, la donna quando fa contraccezione, la sceglie ma non la conosce. Più che affidarsi, ma sempre comunque con ansia, la subisce.
Non sa che è già disponibile il contraccettivo più adatto a lei e che risponde a tutte le aspettative della donna: l’anello vaginale.
Eppure la donna non lo sa e per questo non lo sceglie: solo 1 su 100 lo usa. E il ‘passaparola’ non si è attivato, nonostante l’anello sia molto apprezzato da coloro che lo hanno provato, proprio perché ha dato una risposta a tutte le attese.
In Umbria 17  donne su 100 usano la pillola come metodo contraccettivo principale (è tra le percentuali più basse in Italia), di queste 59 la usano esclusivamente per prevenire una gravidanza e 41 anche per motivi curativi.
La scelta del contraccettivo per 86 umbre su 100 avviene parlando con il ginecologo ma per 14 su 100 ha avuto un’influenza anche il partner, per 17 le amiche e 20 su 100 hanno cercato informazioni anche su Internet (è la percentuale più alta in Italia).
Ed è proprio la voglia di informazione a caratterizzare le donne che usano i contraccettivi: in Umbria solo 18 donne su cento si ritengono molto informate in materia e 87 donne su cento vorrebbero essere maggiormente informate sui contraccettivi.
E’ questa la fotografia delle donne umbre e la contraccezione che emerge dall’indagine di GfK Eurisko ‘Le donne e la contraccezione in Italia’, presentata a Roma in una conferenza stampa. Un’indagine condotta da donne, tra le donne e commentata da donne.
Un’indagine che mostra come le donne umbre si discostino dalla media.

Infatti è risultato che, in Italia, il 28% delle donne fra i 18 e i 45 anni utilizza contraccettivi ormonali, il 26% altri metodi. Quasi la metà (il 46%) non fa uso di contraccettivi, nella maggior parte dei casi perché dichiara di non averne bisogno.
La pillola (23%) e il preservativo (20%) sono i contraccettivi più utilizzati. I contraccettivi ormonali sono più utilizzati in Triveneto (38%), Sicilia (41%) e Sardegna (43%).
Il 90% delle donne parla con il ginecologo per scegliere il contraccettivo più adatto a lei,  ma vengono interpellati (soprattutto dalle più giovani 18-25 anni) anche il partner (25%), le amiche (17% ) e Internet (17%) . Nonostante questo solo il 19% delle donne ritiene di essere realmente informata mentre è forte e condiviso il desiderio di saperne di più (il 91% delle donne vorrebbe avere più informazioni). T
ale attesa appare cruciale in un contesto ove la donna sente e vuole essere realmente protagonista delle sue scelte. E la donna è protagonista: nel 53% dei casi decide da sola, nel 43% dei casi decide consultandosi con il partner e solo il 4% subisce la volontà del marito/compagno. Ma nella pratica l’assunzione giornaliera si traduce in un problema concreto: solo l’11% delle donne dichiara di non dimenticarsi mai la pillola.

Da questi dati emerge chiaro l’identikit del contraccettivo ideale: deve essere un metodo che permetta di vivere serenamente la propria sessualità (97%), che non crei problemi legati agli ormoni (85%), che non richieda di ricordarsene tutti i giorni (72%).
Un identikit che sembra trovare corrispondenza nell’anello vaginale pratico da usare (1 sola volta al mese), senza il problema di dimenticarsene, a basso dosaggio ormonale anche grazie alla somministrazione vaginale. Tutti aspetti percepiti come importanti vantaggi dalle donne che hanno avuto la possibilità di farne esperienza.
Eppure le donne non lo conoscono: il 40 % non ne ha mai sentito parlare, chi lo conosce ha informazioni superficiali, solo 1 donna su 100 lo utilizza.
"L’anello, dice Vincenzina Bruni, Ordinario di Ostetricia e Ginecologia all’Università di Firenze, in occasione della presentazione dei risultati dell’indagine GfK Eurisko, è uno degli ultimi metodi che la ricerca ha messo a disposizione, ha un bassissimo dosaggio ormonale, non va ricordato tutti i giorni e, vista la somministrazione locale, evita il tratto gastrointestinale ed il primo passaggio epatico. Inoltre, l’anello può essere impiegato anche in somministrazione a ‘regime esteso’, cioè senza la pausa di interruzione al fine di evitare il sanguinamento mestruale in tutte quelle condizioni in cui per motivi terapeutici – penso soprattutto all’endometriosi – il ginecologo lo ritiene necessario".

 

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