Fino ad ora, nonostante che l’influenza apparsa per la prima volta in Messico, nota anche come influenza suina, stia girando per il mondo e sia facilmente trasmissibile, l’allarme – ad là di quello ufficiale diramato dall’OMS (organizzazione mondiale della sanità) – è stato abbastanza contenuto.
Ma non sono mancati coloro che hanno messo in guardia. Il virus in autunno potrebbe – secondo alcuni – ripresentarsi più virulento e sfruttare le mutate condizioni climatiche. Un andamento simile si sarebbe manifestato anche in passato per altre epidemie rimaste celebri nella storia.
A dare una relativa tranquillità è il fatto che il virus è facilmente controllabile con i farmaci antivirali più comuni.
Ma, ora, proprio dall’Oms viene la notizia che il Danimarca sarebbe stato registrato un caso di nuova influenza A/H1N1 resistente all’antivirale Tamiflu.
Per l’organizzazione mondiale rappresenterebbe solo ‘un caso isolato’ e non dimostrerebbe un aumento della aggressività del virus. Tuttavia,questo caso dimostra che il virus potrebbe mutare in ogni momento.
Altre preoccupazioni sono state sottolineate in uno studio condotto da ricercatrici guidate da Ilaria Capua dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie di Padova ed Elisa Vicenzi dell’Università San Raffaele di Milano, pubblicato su Plos Pathogens .
I ceppi influenzali H1 e H3 di origine animale potrebbero avere un potenziale pandemico, ed essere in grado di superare le barriere immunitarie dell’uomo.
La maggior parte della popolazione mondiale, spiegano gli esperti, ha anticorpi contro i sottotipi H1 e H3 a causa di precedenti esposizioni a virus stagionali o grazie alle vaccinazioni. La ricerca dimostra però che queste difese non proteggono dai virus H1 e H3 di origine animale, e quindi questa potrebbe essere una via attraverso cui il virus della Nuova Influenza può diventare pandemico.
- Redazione
- 2 Luglio 2009













