Perplessità per la decisione di spezzare in due la gestione delle risorse museali e monumentali comunali
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Inaugurato il 26 settembre u.s., il Museo Lapidario, nonostante rappresenti un avvenimento importante di conoscenza e di conservazione di un patrimonio di cui la comunità tuderte è depositaria, fa sorgere qualche perplessità.
Il peculiare materiale espositivo, di cui si evidenzia il merito della catalogazione fino ad oggi mancante, è razionalmente distinto in due periodi storici, quello Avanti Cristo coincidente con l’età romana, ricca soprattutto di elementi, come fregi, stele, are, appartenenti a monumenti funerari, e quello Dopo Cristo che va dal VI al XVIII secolo, rappresentato da stemmi e busti.
Chiaro è l’impegno dell’Amministrazione Comunale ad offrire una collocazione adeguata al materiare lapideo, in parte proveniente dalla sezione archeologica del Museo Civico, con l’obiettivo di trasformare il Complesso delle Lucrezie in un Polo museale di cui il Lapidario rappresenta la prima sezione.
Tuttavia mal si comprende la ragione dell’esclusione del nuovo Museo dal Circuito culturale di cui fanno parte il Museo Civico, le Cisterne e il Campanile di San Fortunato, proposto da anni ai turisti, che soggiornano a Todi alla scoperta delle sue bellezze architettoniche e museali, secondo un percorso integrato.
Ne consegue che chi abbia intenzione di visitare sia il Parco Culturale sia il Museo Lapidario deve pagare due biglietti differenti affrontando quindi una spesa maggiore (solo il biglietto di ingresso di ogni museo costa € 5,00).
Non è solo il problema del costo che disturba, ma anche il semplice fatto che a pochi metri di distanza si debbano fare due distinte soste al botteghino.
Certo, il progetto può piacere o non piacere, le sue finalità possono essere lodevoli o meno, le risorse economiche possono essere state investite bene o male, però in tempi in cui si cercano sempre più sinergie utili per la buona riuscita dei programmi, andando addirittura anche oltre confine, suona molto male e di certo è sconveniente sotto ogni profilo che si sia “lavorato” affinché due strutture complementari facenti parte di un unico ente si ignorino completamente.
Questa netta separazione, visibile agli occhi di tutti i cittadini ma anche degli stessi turisti per mancanza di informazioni complete su cosa c’è da vedere, disorienta: come si può promuovere Todi se risulta spaccata in due tra il vecchio ed il nuovo, con gestioni separate e diverse? 
A meno che ci siano delle motivazioni che non si riescono ad intravedere, però le aspettiamo, visto che forse l’Amministrazione comunale può darci una mano a capire.
 

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