Dopo i primi segnali di rivalutazione della cultura dell’Italia di Centro nel Lazio e nelle Marche, sembra che la questione di evitare lo schiacciamento tra la questione meridionale e quella padana, incominci ad entrare anche nel dibattito politico umbro e forse tra qualche anno il 2009 potrebbe anche essere registrato come quello di concepimento della mega regione del Centro.
Il capogruppo in Consiglio Regionale del Prc, Stefano Vinti è intervenuto, infatti, sull’argomento, dichiarando che”Le regioni dell’Italia centrale, strette tra la questione settentrionale e il riproporsi di una questione meridionale che assume sempre di piu’ la forma di un leghismo corporativo, devono iniziare ad attrezzarsi, gia’ a partire dalla campagna elettorale, per competere efficacemente dal punto di vista economico e sociale”. L’Italia di mezzo’ deve fare ora uno sforzo – ha detto – per definire un’identita’ comune e delle politiche riformatrici di ampio respiro, e per rispondere con nuovo impulso, come gia’ fatto negli anni Settanta, alle sfide della crisi.
Per Vinti quindi e’ necessario ”mettere in campo un progetto di programmazione comune su servizi sociali e sanita’, integrando e mettendo in rete le strutture sanitarie, conoscenze, ricerche e professionalita’, per contrastare la politica dei tagli attuata dal governo Berlusconi; definire una politica infrastrutturale (stradale, aerea, ferroviaria) comune che porti al completamento delle opere urgenti per realizzare un sistema integrato, capace di collegare le aree produttive, le persone, le citta’, le opportunita’ e di abbattere i costi di trasporto delle persone e delle merci”.
Il capogruppo in Consiglio Regionale del Prc, Stefano Vinti è intervenuto, infatti, sull’argomento, dichiarando che”Le regioni dell’Italia centrale, strette tra la questione settentrionale e il riproporsi di una questione meridionale che assume sempre di piu’ la forma di un leghismo corporativo, devono iniziare ad attrezzarsi, gia’ a partire dalla campagna elettorale, per competere efficacemente dal punto di vista economico e sociale”. L’Italia di mezzo’ deve fare ora uno sforzo – ha detto – per definire un’identita’ comune e delle politiche riformatrici di ampio respiro, e per rispondere con nuovo impulso, come gia’ fatto negli anni Settanta, alle sfide della crisi.
Per Vinti quindi e’ necessario ”mettere in campo un progetto di programmazione comune su servizi sociali e sanita’, integrando e mettendo in rete le strutture sanitarie, conoscenze, ricerche e professionalita’, per contrastare la politica dei tagli attuata dal governo Berlusconi; definire una politica infrastrutturale (stradale, aerea, ferroviaria) comune che porti al completamento delle opere urgenti per realizzare un sistema integrato, capace di collegare le aree produttive, le persone, le citta’, le opportunita’ e di abbattere i costi di trasporto delle persone e delle merci”.
Secondo il capogruppo del PRC umbro, ”i punti di forza di questa ”Italia mediana’ si evidenziano in primo luogo nel tratto comune del tessuto di piccole e medie imprese dinamiche e competitive, frutto del portato storico della mezzadria, del radicamento del movimento cooperativo e di un originale spirito imprenditoriale dell’artigiano e del piccolo commerciante dell’Italia centrale.
Ma c’e’ altro – ha concluso – e mi riferisco a quel comune modello sociale regionale efficiente, che punta alla coesione sociale, all’eguaglianza e al raggiungimento di un alto livello della qualita’ della vita dei cittadini, ad una certa omogeneita’ culturale a modelli e forme di convivenza orientati alla solidarieta’, e ad una forte sensibilita’ democratica”.
Ma c’e’ altro – ha concluso – e mi riferisco a quel comune modello sociale regionale efficiente, che punta alla coesione sociale, all’eguaglianza e al raggiungimento di un alto livello della qualita’ della vita dei cittadini, ad una certa omogeneita’ culturale a modelli e forme di convivenza orientati alla solidarieta’, e ad una forte sensibilita’ democratica”.







