Il logorio della vita moderna è stato preso di mira da tempo ma spesso non c’erano riscontri scientifici che adesso ci sono.
Lo dimostra uno studio realizzato dai ricercatori dell’ Università di Milano guidati da Pier Mannuccio Mannucci e pubblicato sulla rivista Circulation.
Chi vive a pochi metri dalle vie cittadine più trafficate ha un aumento del rischio di contrarre una trombosi venosa profonda pari al 47% rispetto a chi ne è lontano.
Lo studio coordinato da Mannucci, direttore del Dipartimento Medicina Interna e Centro Emofilia e Trombosi dell’ ateneo milanese, è stato condotto per 10 anni su una popolazione di 663 pazienti colpiti da trombosi venosa profonda agli arti inferiori e 859 soggetti/controllo, tutti residenti in città della Lombardia con più di 15 mila abitanti.
Dopo aver ricordato che la trombosi venosa profonda (Dvt) è la più comune causa di malattie cardiovascolari, preceduta da sindromi coronariche acute e ictus, Mannucci ha affermato che il rischio di Dvt «aumenta progressivamente in maniera lineare man mano che ci si avvicina alle strade di grande traffico»: a tre metri da queste strade è del 47% superiore rispetto a quello che si corre 245 metri più in là. «Naturalmente – ha aggiunto – il rischio diminuisce non solo man mano che ci si sposta nelle vie adiacenti, ma anche in altezza: ad esempio, abitare al sesto piano in un palazzo di corso Buenos Aires a Milano, non è come stare al primo, perchè le polveri (pm10) tendono a scendere al livello stradale».
Lo studio ha accertato che le donne risentono meno di questo problema e ne sono addirittura indenni quelle che fanno uso di contraccettivi orali o di terapia ormonale sostitutiva.
Il perchè, secondo Mannucci, non è chiaro. I
l professore e il suo gruppo l’anno scorso hanno firmato un altro studio, sugli Archives of Internal Medicine, dove si dimostra che ogni aumento di 10 microgrammi di polveri sottili per metro cubo fa aumentare del 70% il rischio di Dvt.
Secondo uno studio pubblicato sul ‘Canadian Medical Association Journal’ lo smog può scatenare l’appendicite negli adulti.
La ricerca, condotta da studiosi dell’Università di Calgary, dell’Università di Toronto e di Health Canada ha esaminato 5.191 persone finite in ospedale in Canada con questo problema. Il 52% dei ricoveri era avvenuto tra aprile e settembre, i mesi più caldi dell’anno nel Paese nordamericano, durante i quali le persone trascorrono più tempo all’aperto. Utilizzando i dati relativi all’inquinamento dell’aria in Canada, gli scienziati hanno determinato il livello di ozono, anidride carbonica e altri inquinanti insieme alla temperatura, giorno per giorno. Scoprendo una correlazione tra gli alti livelli di ‘velenì nell’aria e l’incidenza di appendiciti.
Inoltre si è visto che questo problema colpisce più spesso gli uomini.







