Al centro di Città della Pieve quasi solo donne si fanno curare e per due terzi sono affette da alimentazione incontrollata, mentre un terzo è obesa
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Come abbiamo visto l’obesità è in questo momento una  delle patologie più preoccupanti e costose in termini economici e di costi sociali. La sua diffusione è così rapida e globalizzata che è stato coniato il temine di Globesity
La prevalenza dell’Obesità e Soprappeso è in rapida espansione in Italia, come nel resto del mondo.
La sedentarietà rappresenta un fattore che potrebbe spiegare in parte questo rapido aumento dell’incidenza.

Le persone affette da tali patologie non sempre trovano luoghi di cura adeguati; infatti sia la dietoterapia classica, che la maggior parte dei servizi presenti nel territorio, non sempre risultano efficaci, soprattutto se si vogliono ottenere risultati duraturi.
A tutt’oggi la maggior parte dei  trattamenti disponibili (dietoterapico, farmacologico) non risultano sufficienti e soddisfacenti
Infatti dagli studi finora pubblicati dalla letteratura internazionale si evince che oltre 95 % dei soggetti obesi riacquista il peso perso entro i primi 6-12 mesi (Cooper Z., 2001). Solo la terapia chirurgica porta risultati più confortanti, ma può essere consigliata solo in situazioni particolari (IMC >40) e non è priva di rischi (1/1000 pazienti complicanze mortali).
Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha dimostrato che ci sono motivi reali di ottimismo nel trattamento dei disturbi dell’alimentazione solo se lo stesso è condotto secondo un modello  di intervento  altamente strutturato e multidisciplinare, che includa la terapia cognitivo-comportamentale, la terapia interpersonale, la terapia familiare, la terapia psico-educazionale individuale e di gruppo.
Per questo la USL 2 dell’Umbria ha inaugurato nel settembre 2008 a Città della Pieve un Servizio specifico per l’Obesità e il Disturbo da Alimentazione Incontrollata che va ad ampliare l’offerta di trattamento dei Disturbi del Comportamento alimentare. 
Il Servizio offre un trattamento multidisciplinare che mira più ad un cambiamento degli stili di vita e del rapporto con il cibo e il peso. Il programma prevede un livello ambulatoriale,semiresidenziale ( già attivati) e uno residenziale di prossima attivazione.
Oltre infatti alla acquisizione di competenze rispetto alla gestione degli stili di vita, è necessario interrompere quel circolo vizioso autosvalutativo che viene rinforzato da ogni tentativo di perdita di peso fallito. Lo stigma sociale dell’obesità, il senso di colpa sociale e familiare, la vergogna all’esposizione, i disagi nel mondo del lavoro costituiscono fortissimi fattori di mantenimento del disturbo, sui quali è necessario intervenire per evitare che determinino il fallimento di ogni programma terapeutico.
E’ necessario inoltre scardinare l’enorme quantitativo di informazioni e idee sul controllo del peso che costituiscono anch’esse un forte rinforzo negativo al senso di fallimento.
I dati di attività  del servizio nel periodo Settembre 2008-Giugno 2009 danno tuttavia un segnale circa il fatto che l’obesità è percepita come un problema da una minoranza di soggetti ovvero che molti pensano di risolvere il problema da  soli.
Si registrano, infatti, circa duecento utenti, 4/5 donne:di cui affetti/e da Disturbo da Alimentazione Incontrollata  sono circa il 64%, mentre la presenza  di pazienti affetti da Obesità è di circa il 36%,. 
Il Disturbo da Alimentazione Incontrollata è un disturbo alimentare poco conosciuto ma molto frequente
nella popolazione generale adulta, sopratutto nel sesso femminile. E’ caratterizzato da episodi ricorrenti di abbuffate alimentari, senza l’utilizzo regolare di inappropriati comportamenti compensatori.
Una abbuffata è caratterizzata da una introduzione di una grande quantità di cibo, consumato rapidamente, in solitudine, senza che sia avvertita la necessità fisica, in un limitato periodo di tempo, con la sensazione di perdita di controllo sul cibo.
Tale situazione è seguita da una spiacevole sensazione di pienezza, disgusto e senso di colpa e spesso associata a disturbi dell’umore, che portano l’individuo ad un isolamento sociale.

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