L'ospedale di Perugia sarebbe sufficentemente attrezzato per fronteggiare le emergenze dei prossimi tre - quattro mesi
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«Cinque posti letto per la ventilazione assistita, due alla terapia intensiva e tre al neonatale, fino all’eventuale allestimento di quattro ulteriori posti nella cosiddetta ‘sala rossa’ del pronto soccorso»è la dotazione con la quale l’ospedale regionale di Perugia si appresta a « fronteggiare la situazione » che si dovesse determinare per i casi gravi di influenza A.
A garantirlo l’assessore regionale alla sanità, Maurizio Rosi. Stamani nel question time in consiglio regionale, Rosi ha risposto ad una interrogazione di Enrico Sebastiani (Fi-Pdl) «sulle carenze che già ora si verificano all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia che, troppo spesso, funziona con soli 12 posti letto per l’emergenza, costringendo i pazienti a subire trasferimenti urgenti in ambulanza da un presidio ad un altro con notevoli disagi e rischi: carenze, queste, che – secondo l’esponente Pdl – potrebbero fortemente aggravarsi con la prevista diffusione dell’influenza A».
Pur condividendo le preoccupazioni espresse da Sebastiani, Rosi ha tenuto a precisare che gli aumenti di posti letto disposti dovrebbero essere più che sufficienti a fronte di un rischio pandemia, «da affrontare con il massimo di tranquillità e senza allarmismi che potrebbero creare più problemi dell’influenza».
Rosi ha detto che il sistema sanitario regionale è «pronto ad eventuali picchi, ma il ministero ci indica scenari tranquillizzanti che dovrebbero comportare 10-15 casi estremamente gravi distribuiti nell’arco di 3-4 mesi. Su questi ci siamo preparati ».
Nessuna novità invece sul versante vaccinazioni dove, a fronte di una attuale ridotta dotazione di vaccini, 1.246 dosi, c’è da registrare una certa resistenza del personale dei servizi essenziali a vaccinarsi.
Su scala nazionale il viceministro alla salute Ferruccio Fazio, , rendendo noti i primi dati sui medici che accettano la vaccinazione ha osservato che la maggioranza, il 60%, dei medici ha rifiutato la vaccinazione ma a dire sì è stato il 40%, il doppio rispetto ai medici che si vaccinano contro l’influenza stagionale, cioè in media il 20% dei medici.
I motivi per cui è utile vaccinarsi, per il ministro- che ha dichiarato di non essersi vaccinato – consisterebbero nel fatto che: in una pandemia, «il pericolo è che il virus ricircoli, il che può poi causare mutazioni e maggiore aggressività del virus stesso.
Noi vogliamo stroncarlo al più presto. E per chiudere rapidamente la fase del picco influenzale abbiamo bisogno che i medici stiano bene: sarebbe cioè utile che, al momento del picco, i medici di medicina generale non siano malati, e per questo dovrebbero vaccinarsi».
Sulle non vaccinazioni in Europa comincia a circolare una voce che vorrebbe accreditare l’esistenza di vaccini di serie  A e di serie B.
In Germania, infatti, il ‘Der Spiegel online’, ha dato la notizia che politici e militari riceveranno il vaccino pandemico prodotto dalla Baxter, privo di un additivo presente invece nel siero ‘targato’ GlaxoSmithKline (Gsk), che verrà somministrato alla popolazione.
La sostanza, secondo i critici, può aumentare il rischio di effetti collaterali come febbre e mal di testa.

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