Un quadro con luci ( poche) e ombre (molte) è stato offerto i dalla Camera di Commercio di Perugia, presentando l’indagine «Crisi e capitale umano» del terzo trimestre 2009 su un campione di 100 aziende del manifatturiero e del commercio tra le 74 mila registrate in totale nella provincia.
Le ombre si proiettano proprio nel campo dell’occupazione, dove la situazione potrebbe aggravarsi nei prossimi mesi, malgrado non manchino segnali di reazione specie sul piano degli investimenti orientati al capitale umano altamente professionalizzato e all’innovazione.
Focus dell’ indagine lo stato del mercato del lavoro che evidenzia i più forti segni di criticità. Ad illustrare i dati è stato il presidente della Camera di commercio Giorgio Mencaroni insieme al segretario generale Andrea Sammarco. «Il contesto economico locale – ha detto il presidente – è concorde nel ritenere che il peggio sia passato, fatto confermato dalla stabilizzazione generale degli indici, ma è giusto soffermarsi su tre aspetti fondamentali della crisi fin qui vissuta dalle imprese».
Il dato più eclatante riguarda la flessione dei fatturati rilevata in 71 imprese su 100, mentre restano stabili o in aumento nel 29 per cento dei casi.
Al riguardo spicca la maggiore capacità di tenuta soprattutto di commercio (37 per cento), manifattueriero artigiano (36 per cento) e imprese di recente costituzione (44 per cento). La crisi ha comportato anche riduzione degli ordini (35,6 per cento), minore liquidità (34,5 per cento) e difficoltà di riscossione dei pagamenti (27,6 per cento), riscontrate soprattutto dalle imprese artigiane e da quelle di piccole dimensioni.
«Preoccupante», invece, la situazione del mercato del lavoro: «il calo del numero degli occupati nei primi nove mesi dell’anno – ha detto Mencaroni – ha riguardato il 35 per cento delle imprese manifatturiere e commerciali e l’elemento più negativo è ora l’incapacità del terziario di assolvere alla tradizionale funzione di riassorbire i posti persi nell’industria». L’Istat, rilevando per il mercato occupazionale umbro nel primo trimestre dell’anno una flessione dell’1,6 per cento, pari a circa 6mila posti di lavoro cancellati, ha comunque evidenziato il forte ruolo giocato dalla mancata sostituzione dei pensionamenti.
La Camera di commercio ha analizzato anche i comportamenti delle aziende a fronte della contrazione dell’esubero di personale. Prevale il ricorso agli ammortizzatori sociali, nell’ordine cassa integrazione (48 per cento) e riduzione delle ore lavorate (24 per cento), mentre si è arrivati al licenziamento nel 15 per cento di casi.
Le perdite occupazionali più consistenti riguardano il settore manifatturiero (36,7 per cento) e al suo interno le imprese non artigiane (46,7 per cento).
Quanto alle dimensioni delle imprese interessate, sono quelle più grandi, più legate all’esportazione e di più vecchia costituzione ad affrontare i problemi maggiori, mentre le imprese di piccole dimensioni o di carattere familiare, tra l’altro impossibilitate ad accedere agli ammortizzatori, tendono a conservare le loro dimensioni.
Alcune note positive: le nuove assunzioni fatte nei mesi più caldi della crisi da 30 delle 100 aziende del campione hanno riguardato profili professionali alti e specializzati, con un incremento della quota dei lavoratori ‘high skill’ (dirigenti, impiegati con elevata specializzazione e tecnici) pari all’8 per cento rispetto al 2005 (dal 10 al 18 per cento).
Non a caso la richiesta di lavoratori laureati è salita a quasi 9 per cento a fronte del 3 per cento del 2005, riducendo il tradizionale forte distacco rispetto alla media nazionale (12 per cento).
Accanto alla propensione a investire in capitale umano, ad attestare «l’orientamento tenace dell’imprenditoria perugina» – ha detto Mencaroni – è anche il dato generale sugli investimenti: sono stati fatti dal 30 per cento delle aziende, mentre l’8,6 per cento di quelle che non hanno investito dichiarano di essere pronte a farlo nei prossimi mesi.
- Redazione
- 5 Novembre 2009











