Alle 14 di oggi, secondo i dati diffusi dalla Direzione alla Sanità e servizi sociali della Regione Umbria, le persone che risultano ricoverate negli ospedali umbri per influenza A sono 35. Di queste 23 sono ritenuti casi sospetti mentre gli altri 12 pazienti sono risultati positivi al test A/H1N1.
Questi ultimi sono tutte persone che presentavano già gravi patologie.
Fra di loro ci sono anche quattro bambini, di cui tre sono in gravi condizioni e sono ricoverati nei reparti di rianimazione.
Uno di loro, in terapia intensiva, è un nato prematuro.
Ma la situazione in Umbria potrebbe aggravarsi, perché nella regione c’è una emergenza nota per le patologie respiratorie, anche se il virus sembra meno aggressivo e per i soggetti a rischio c’è la possibilità di vaccinarsi.
Ogni anno, infatti, vengono disposti in Umbria 5.700 ricoveri per patologie respiratorie e la morbilità e la mortalità per le bronco-pneumopatie croniche ostruttive sono più elevate rispetto alla media italiana, rispettivamente 6,8 ogni 10.000 (4.4 in Italia) e 7,2 per 10.000 (5,3 in Italia).
Inoltre ci sono 1.100 pazienti in ossigenoterapia domiciliare a lungo termine ed alcune centinaia in ventilazione meccanica domiciliare.
«Dati alla mano – sottolineano gli organizzatori del congresso dell’Associazione italiana degli pneumologi ospedalieri, a Perugia venerdì e sabato prossimo – ogni giorno almeno un paziente muore in Umbria di neoplasia polmonare, patologia strettamente correlata al fumo di sigarette».
Nel 2008 – riferisce ancora l’Aipo – presso il reparto di pneumologia e terapia intensiva respiratoria dell’ospedale di Perugia sono stati disposti 900 ricoveri in reparto di degenza e 120 in terapia intensiva. Inoltre sono state fatte 1.800 broncoscopie, 1.200 consulenze per pazienti interni all’ospedale e 3.200 visite ambulatoriali per pazienti esterni.
Questi ultimi sono tutte persone che presentavano già gravi patologie.
Fra di loro ci sono anche quattro bambini, di cui tre sono in gravi condizioni e sono ricoverati nei reparti di rianimazione.
Uno di loro, in terapia intensiva, è un nato prematuro.
Ma la situazione in Umbria potrebbe aggravarsi, perché nella regione c’è una emergenza nota per le patologie respiratorie, anche se il virus sembra meno aggressivo e per i soggetti a rischio c’è la possibilità di vaccinarsi.
Ogni anno, infatti, vengono disposti in Umbria 5.700 ricoveri per patologie respiratorie e la morbilità e la mortalità per le bronco-pneumopatie croniche ostruttive sono più elevate rispetto alla media italiana, rispettivamente 6,8 ogni 10.000 (4.4 in Italia) e 7,2 per 10.000 (5,3 in Italia).
Inoltre ci sono 1.100 pazienti in ossigenoterapia domiciliare a lungo termine ed alcune centinaia in ventilazione meccanica domiciliare.
«Dati alla mano – sottolineano gli organizzatori del congresso dell’Associazione italiana degli pneumologi ospedalieri, a Perugia venerdì e sabato prossimo – ogni giorno almeno un paziente muore in Umbria di neoplasia polmonare, patologia strettamente correlata al fumo di sigarette».
Nel 2008 – riferisce ancora l’Aipo – presso il reparto di pneumologia e terapia intensiva respiratoria dell’ospedale di Perugia sono stati disposti 900 ricoveri in reparto di degenza e 120 in terapia intensiva. Inoltre sono state fatte 1.800 broncoscopie, 1.200 consulenze per pazienti interni all’ospedale e 3.200 visite ambulatoriali per pazienti esterni.









