Un rapporto dell'Onu prevede un innalzamento dei mari del Mediterraneo che, tra circa 60 anni, comporterà l'allagamento delle zone costiere dell'Italia

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Le date sembrano lontane, ma i nascituri odierni potrebbero trovarsi ancora in piena attività quando la calura nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo incomincerà a diventare insopportabile, anche se avranno avuto il tempo di adattarsi al cambio di clima.
Non altrettanto però sarà per il territorio circostante.
Le previsioni dell’ultimo rapporto Onu presentato a Marrakech dicono che tra il 2070 e il 2099 nel bacino del Mediterraneo le temperature saliranno tra i 2,5 e i 5,1 gradi. A risentirne sarà soprattutto la costa adriatica, dove il livello del mare salirà «con grandi rischi di sommersioni ed erosioni delle coste».
Il livello di allerta ci sarà per «le zone lagunari come Venezia e i delta come quello del Po e del Nilo». E poi, le estati saranno sempre più afose, in zone come la Sicilia per esempio, oltre che in Egitto, Libano, Libia e Israele.
Per quanto riguarda l’Italia, il rapporto mette in guardia il meridione dai cambiamenti nell’agricoltura e dall’aumento degli incendi, mentre per le Alpi il rischio è che il ghiaccio si sciolga.
Ma anche il Tirreno è in pericolo: «a breve termine», la costiera amalfitana rischia l’erosione.
Purtroppo potrebbe essere già tardi per il Mare Nostrum: «Anche se gli obiettivi di riduzione dei gas serra saranno raggiunti, l’impatto dei cambiamenti climatici si sentirà», ha detto Maria Luisa Silva, che dirige il dipartimento Mediterraneo dell’agenzia Onu per l’Ambiente, l’Unep-Map, aprendo la conferenza.

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