La previsione per il 2050 è di un anziano ogni due lavoratori attivi e le pensioni non saranno da favola
pensionato

Il "Rapporto nazionale 2009 sulle condizioni ed il pensiero degli anziani" evidenzia che negli ultimi due decenni l’invecchiamento della popolazione italiana ha registrato una accelerazione: in soli 17 anni (1991-2008) l’indice di vecchiaia è incrementato con la stessa intensità del trentennio 1961-1991 (rispettivamente +50,3% contro +53,4%).
Il punto critico dovrebbe avvenire intorno al 2021, quando si prevede un forte calo del numero dei giovani.
La popolazione anziana, invece, continuerà a crescere sensibilmente. Tale aumento desta preoccupazioni dal momento che se oggi in Italia c’è più di un anziano ogni tre persone in età lavorativa (in Europa quattro), nel 2050 avremo un anziano ogni due lavoratori".
Si andranno rivoluzionando anche i  legami sociali e familiari.
Con la contemporanea presenza di molte generazioni : figli, genitori, nonni, bisnonni e magari anche i nipoti.
Attualmente il 48,7% della popolazione italiana tra i 50 e i 59 anni ha almeno un genitore in vita ed il 62,2% delle persone nella stessa classe d’età fa parte di una rete familiare a tre o più generazioni con incremento delle responsabilità di assistenza connesse.
 "Il welfare italiano necessita dunque di urgenti interventi per adeguarsi ai bisogni di queste nuove generazioni di anziani", evidenzia l’indagine. "Uno dei più importanti nodi da affrontare riguarda le misure per la conciliazione tra responsabilità famigliari e professionali (sfida che risulta ancora oggi penalizzante soprattutto per le donne) affinché chi lavora possa continuare ad assistere, se lo ritiene opportuno, i propri famigliari anziani.
D’altro canto se il progressivo aumento della popolazione anziana farà sì che ci saranno più persone che avranno bisogno di cure, con ricadute che potrebbero risultare pesanti sulla spesa pubblica, bisogna tener conto di un fattore positivo: l’aumento dell’aspettativa di vita in buona salute per gran parte degli anziani della Terza Età (65-75enni)".
In tal senso, i curatori del rapporto evidenziano l’importanza di considerare le politiche dell’ invecchiamento attivo, ovvero l’insieme degli interventi finalizzati a ritagliare un nuovo ruolo per gli anziani nel tessuto sociale. 
Peraltro nel 2050 gli anziani che cesseranno dal lavoro si troveranno con pensioni ridotte fortemente, come conseguenza delle riforme introdotte, che hanno riportato il sistema in equilibrio economico, ma che forse avranno creato un buco notevole nelle possibilità delle famiglie di curarsi degli anziani.

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