Anche il ghiaccio del polo Sud si sta sciogliendo a ritmo accellerato, miliardi di tonnellate all'anno: le generazioni che vedono la luce in questi anni ne subiranno le conseguenze, a meno che non scelgano di vivere in altura
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Fino ad ora sembrava che la calotta di ghiaccio che copre il Polo Sud resistesse meglio al riscaldamento terrestre.
L’attenzione degli scienziati era concentrata a Nord  perché la fusione totale dello strato di ghiaccio della Groenlandia, che sta accellerando, porterebbe a un innalzamento del livello dei mari di circa sette metri, e la scomparsa della calotta antartica a un innalzamento di 70 metri.
Ma ora si scopre che la calotta di ghiaccio della parte orientale del continente Antartico non è più risparmiata dallo scioglimento che già ha attaccato la parte ovest del continente. Finora la parte orientale era considerata dagli studiosi in equilibrio, quando non addirittura in leggero aumento.
Lo sostiene uno studio apparso sulla rivista specializzata ‘Nature Geoscience’ e quello che è preoccupante è che anche a Sud il ritmo di scioglimento dei ghiacci si è accelerato negli ultimi anni: 2005/2006.
Questo risultato implica un innalzamento più rapido del previsto del livello dei mari in un avvenire prossimo.
Gli scienziati temono che l’aumento delle temperature globali potrebbe innescare un rapido scioglimento dei ghiacciai dell’Antartide occidentale che potrebbe far salire il livello degli oceani di circa 5 metri, molto più dei 18 – 59 centimetri in più entro il 2100 previsti dall’ Intergovernmental Panel for Climate Change (Ipcc) dell’Onu nel suo rapporto del 2007.
 I ricercatori, guidati da Janli Chen, dell’Università del Texas a Austin(Usa), hanno analizzato sette anni di dati trasmessi dai due satelliti ‘Grace’ tra l’aprile 2002 e l’aprile 2009.
Per l’ovest dell’Antartico la perdita di ghiaccio è valutata in 132 gigatonnellate per anno
, con un margine in più o in meno di 26 gigatonnellate.
Per la parte orientale del continente la perdita è di circa 57 gigatonnellate per anno, con tuttavia un margine di incertezza più elevato, più o meno 52 gigatonnellate.

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