Nell’ambito dell’indagine, in corso a Perugia, scaturita dalla scoperta di un archivio segreto del Sismi negli uffici di via Nazionale, a Roma, l’ex funzionario del Sismi Pio Pompa, nell’interrogatorio al quale è stato sottoposto, ha opposto il Segreto di Stato come fatto anche dall’ex direttore del Sismi Niccolò Pollari, quando pure lui è stato sentito dai magistrati perugini.
Anche se è probabile che, come avvenuto per Pollari, Palazzo Chigi confermi il segreto, la Procura di Perugia è in attesa nei prossimo giorni della risposta ufficiale del Governo in merito al segreto di Stato opposto.
L’inchiesta è finita alla magistratura di Perugia per competenza, vista la presenza tra le parti lese anche di magistrati romani.
I reati su cui si indaga sono peculato, per avere utilizzato i fondi del Sismi a fini non istituzionali, e schedatura di magistrati oltre che giornalisti, in relazione alla presunta violazione della legge sulla privacy.
Ai due il pm aveva inviato l’avviso di conclusione delle indagini in seguito al quale gli ex funzionari hanno chiesto di essere interrogati opponendo comunque il segreto di Stato. Dopo avere ricevuto la risposta del Governo in merito all’istanza di Pompa, il pm valuterà se depositare al gip la propria richiesta (di archiviazione o rinvio a giudizio) oppure sollevare una qualche forma di conflitto.
«Le schedature di giornalisti sono pratiche incompatibili con una democrazia. Non c’è alcun motivo dicibile di coprire con il segreto di Stato la raccolta di dossier venuta alla luce quando, nell’estate del 2006, la Digos scoprì l’archivio riservato messo in piedi da Pio Pompa, collaboratore dell’allora direttore del Sismi Niccolò Pollari: dossier riguardanti anche numerosi giornalisti, compreso Paolo Serventi Longhi, all’epoca Segretario della Fnsi, alcuni dei quali sottoposti persino a pedinamento».
Lo ha affermato, in una nota, il presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Roberto Natale. «Chiediamo al Governo di non intralciare il lavoro della magistratura e di consentire che venga fatta chiarezza su una vicenda che concorre a gettare una luce cupa su passaggi significativi della storia italiana di questi ultimi anni», conclude Natale











