Criticato soprattutto il dato delle liste d'attesa e che non si sia tenuto conto che in Umbria il sistema è misto: pubblico - privato
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In Umbria mandare il proprio figlio all’asilo nido comunale costa mediamente 255 euro al mese. Una spesa che risulta inferiore alla media nazionale (pari a 297€), ma che incide non poco nei bilanci familiari di questi tempi.
E’ uno dei risultati dell’indagine di Cittadinanzattiva
A Perugia (271€) il servizio costa 32€ in più rispetto a Terni (239€).
In positivo, da registrare che dal 2006/07 le tariffe sono rimaste invariate nei due capoluoghi.
In Umbria, secondo la banca dati del Ministero dell’Interno sulla fiscalità locale
aggiornata al 2007, ci sono 70 asili nido comunali per 2.433 posti disponibili. Il maggior numero di asili è presente in provincia di Perugia (54, con 2.001 posti), mentre la provincia di Terni ne conta 16, con 432 posti.
A fronte di 3.766 domande presentate, in Umbria il 35% dei richiedenti rimane in lista di attesa, a fronte di una media nazionale del 25%.
Considerando unicamente i capoluoghi di provincia umbri, Terni presenta le liste di attesa più alte con il 50% di domande respinte, mentre a Perugia il dato scende al 43%.
Facendo un confronto tra i posti disponibili e la potenziale utenza (numero di bambini in età 0-3 anni) in Umbria la copertura potenziale del servizio è del 7,5% (quinta migliore regione dopo Emilia, Toscana, Marche e Valle d’Aosta), a fronte di una media in Italia del 5,8%.
Una posizione non male considerato che in Umbria, l’occupazione femminile arriva al 52,7%, valore superiore alla media nazionale (46,1%) ma i valori delle liste d’attesa, ed altri dati, non trovano concorde la Regione.
Secondo la Regione Umbria, la ricerca di Cittadinanzattiva sugli asili nodo fornisce alcuni dati di interesse e altri di minore utilità

«Il numero di asili comunali per regione – spiega lo stesso assessorato in un comunicato diffuso da Palazzo Donini – di per sè non è leggibile se non è rapportato alla popolazione, tanto è che la Lombardia secondo l’indagine batterebbe l’Emilia Romagna, pur avendo percentuali molto più basse, se rapportate alla popolazione in fascia di età.
Inoltre, la rilevazione dei soli nidi comunali non rende assolutamente conto della reale erogazione del servizio in un sistema come quello umbro in cui spesso i Comuni rispondono alla domanda di posti anche, e in alcuni casi esclusivamente con convenzioni fatte con il privato, per lo più privato sociale, e comunque lo sostengono spesso, dato che lo ritengono, una volta autorizzato, parte del sistema.
La stessa Regione Umbria ha finanziato i nidi autorizzati e ha ripartito le risorse per i nuovi posti, sia sul pubblico che sul privato.
In modo particolare, il dato sulle liste d’attesa sembra poco attendibile, se in Umbria si somma il 36% di bambini fra zero e tre anni che frequentano una struttura con il 35 per cento che sarebbero, secondo l’indagine, in lista d’attesa si otterrebbe un dato strabiliante di più di 70% di bambini le cui famiglie scelgono il nido.
Non si sa come il dato sia stato ricavato, ma ci sono molte famiglie che fanno domanda in più strutture e che risultano in coda anche quando il bambino già frequenta».
«Limitarsi ai capoluoghi, poi – per l’assessorato regionale – non rende conto dell’impegno della Regione per dotare di un nido anche i Comuni più piccoli, i quali hanno avuto un punteggio supplementare nelle graduatorie del piano-nidi.
Resta interessante il dato sui costi per le famiglie, che però dovrebbe tenere conto dei diversi scaglioni tariffari legati al reddito, e dei molti rimborsi che la Regione ha distribuito per rendere la cifra al netto più bassa per le famiglie più disagiate.
Certamente, è più facile tenere le tariffe basse nelle regioni in cui solo il 5% frequenta il nido, che in quelle in cui i bambini che accedono sono molti di più. L’Umbria ha scelto di andare decisamente verso la diffusione del servizio, attraverso una strategia di sinergia pubblico-privata sotto il governo pubblico: limitare l’indagine ai soli nidi comunali tiene fuori, fra l’altro, anche l’interessante sperimentazione sulle sezioni primavera che è insediata in strutture statali e private, oltre che comunali.
L’Umbria, si ricorda infine, come risulta da un recente rapporto del Governo, è la regione in testa per numero di posti, che fra tutte le tipologie sono più del 35% i bambini tra 0 e 3 anni che frequentano una struttura educativa, e che la pluralità di soggetti erogatori ha permesso una pluralità di tipologie di servizio che va incontro maggiormente ai bisogni delle famiglie».
 

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