L'autore della guida "Todi storica artistica" torna a rivolgersi alla Soprintendenza affinchè alle parole vengano fatti seguire i fatti, ovvero la rimozione dell'impianto realizzato pochi mesi fa

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A Todi le luci sul tempio della Consolazione non si "abbassano". Il dibattito, particolarmente vivace nei mesi scorsi, non si sopisce. Anzi, sembra riprendere rinnovato vigore.
A rilanciare la questione della mancata rimozione della nuova illuminazione è stavolta il professor Marco Grondona, autore della guida "Todi storica artistica", che ha inviato una lettera alla dottoressa Di Bene della Soprintendenza.
Grondona, dopo aver ricordato come "le luci inventate a novembre pregiudicano gravemente l’aspetto, la percezione e il significato" dell’opera monumentale, chiede conto del fatto che alla presa di posizione della Soprintendenza (ma anche del Sottosegretario del Ministero dei beni culturali Francesco Giro), a favore di una sostanziale modifica dell’impianto realizzato, non siano stati fatti seguire i fatti.

"La prego di riflettere – scrive il professor Grondona – su quanta fiducia io ed altri riponiamo nella Soprintendenza: è l’organo di tutela, è – come si diceva una volta – il baluardo della legge, il complesso di esperti che deve salvaguardare il patrimonio dalle aggressioni assolutamente inevitabili dei privati, che quasi sempre difettano o di onestà o di cultura o di competenza, o delle tre cose messe assieme. (…) Lei lo sa, qui non siamo a Mainz o a Friburgo, dove gli autobus nella Fusszone marciano a 5 (dico cinque) Km all’ora e i bambini di un anno giocano circolano tirati da una bici su carrelli gialli dinanzi ai quali gli automobilisti si bloccano come marionette: qui quei bambini finirebbero in Paradiso dopo venti minuti, qui se qualcuno non sorveglia, non corregge, non impone sanzioni, il territorio è votato al disfacimento".

Grondona si dice preoccupato del fatto che la dottoressa Di Bene sia intervenuta a dare uno stop alla nuova illuminazione nel lontano 9 dicembre, ma che "le luci stanno ancora lì e vengono tranquillamente accese ogni sera ‘ad abbellire i borghesi’".
"Purtroppo la Sua protesta – si legge ancora nella lettera – rischia in tal modo un effetto al contrario, quello che con brutta parola si dice in politica il boomerang: è come quando gli abitanti di Palmi e Seminara vedono i mafiosi passeggiare tranquilli sul corso del paese a cinquanta metri dalla caserma dei carabinieri: imparano a proprie spese che la legge non conta ed i prepotenti fanno quello che vogliono".

A scatenare la nuova presa di posizione del professor Grondona – si apprende sul finire della missiva di tre cartelle – è una comunicazione che la dottoressa Di Bene ha da poco inviato al "Comitato in difesa della Consolazione": "tre righe e mezza dove non si dice nulla di preciso…".
Da qui la richiesta di un chiarimento su "che ne sarà in un futuro non lontanissimo del provvedimento e delle luci sulla Consolazione", il tutto anche per rafforzare "quella che comunemente si dice – ed è troppo spesso messa a dura prova – ‘la fiducia nelle istituzioni’".

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