In Italia, il terremoto dell'Aquilano non si è ancora calmato ad un anno dal sisma del 6 aprile 2009, ma anche altre zone tremano continuamente e le scosse aumentano di intensità anche sull'Appennino umbro marchigiano
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Di fronte alle 18 mila le scosse registrate dalla rete sismica nazionale nella zona dell’aquilano dal 6 aprile 2009, l’attività sismica delle ultime 36 ore in Italia, con magnitudo superiore a 2, sembra poca cosa.
Ma è comunque una testimonianza che siamo in un periodo di attività dei terremoti abbastanza intensa.
«Le 18 mila scosse – afferma Alessandro Amato, ricercatore dell’Ingv – rappresentano solo una parte di quelle che si sono effettivamente verificate nella zona, e sono circa il triplo delle 6-7 mila registrate in un anno su tutto il territorio nazionale, pari all’incirca a un terremoto all’ora. A un anno dal terremoto, ancora non si è raggiunto il livello della normale sismicità di fondo».
La giornata del 1 aprile si era aperta con una scossa alle 5 e 45 del mattino sull’Etna e dopo 36 ore, alle 17.54 è stata ancora l’Etna il centro di un terremoto di magnitudo 2.2. Complessivamente nell’ultimo giorno e mezzo le scosse segnalate dall’Ingv sono state 13 ed, a parte due scosse di magnitudo 1.9 a Roma ed in Basilicata di magnitudo 1.7, sono state tutte superiori alla magnitudo 2 ed hanno spaziato da sud a nord, soffermandosi in particolare sul centro Italia, dal 37mo al 46mo parallelo.

Ma poi solo pochi minuti fa, alle 18.57, il terremoto si è rifatto sentire sull’Appennino Maceratese con una scossa più violenta – 2.4 di magnitudo – con epicentro profondo, 23 km, a soli due km da Acquasanta Terme ed a 16 km a sud ovest di Ascoli Piceno.
Ed alle 19.22 una nuova replica nella stessa zona con una magnitudo 2.1

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