Fortemente criticata l'iniziativa della provincia di Perugia che chiede alla Regione di consentire l'aumento dei prelievi per l'agricoltura
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Come era facilmente prevedibile le aperture della Provincia di Perugia in tema di maggior sfruttamento delle risorse idriche per l’agricoltura dell’Umbria si è subito scontrata con l’opposizione delle associazioni ambientaliste.
Legambiente Umbria, infatti, contesta le nuove concessioni che regolano gli orari degli attingimenti rendendoli meno restrittivi e più flessibili.
Ma soprattutto viene stigmatizzata la generosità della Provincia che ha sposato la causa, sollecitando la Regione Umbria, per far riconoscere alle aziende una disponibilità idrica maggiore per ettaro passando dai 1200mc attuali ai 1800mc, il massimo livello riconosciuto dalla legge e promuovendo anche la riduzione del costo dell’acqua.
Alessandra Paciotto, presidente di Legambiente Umbria, ha subito dichiarato che “ è una scelta che non approviamo. Un regalo a favore soprattutto di quell’agricoltura convenzionale, basata sul ricorso massiccio alla chimica e idroesigente, senza chiedere in cambio impegni chiari per la riconversione di questo modello agricolo e soprattutto retrocedendo rispetto alle buone iniziative fatte in questi ultimi anni a favore di quell’agricoltura ambientalmente più sostenibile e più attenta alle risorse idriche”.
Legambiente punta le sue critiche sul fatto che non si tenga conto che l’acqua in estate non abbonderà di certo “si bloccheranno le licenze di attingimento o arriveremo a prosciugare i nostri fiumi?”
“Crediamo che quando si pianifica l’utilizzazione delle risorse idriche – conclude la Paciotto – occorre valutare attentamente tutti gli indicatori di pressione per evitare ripercussioni sulla qualità delle acque, perchè salvaguardando la quantità, si salvaguardia anche la qualità.
A questo proposito sarebbe opportuno che associazioni ambientaliste, come Legambiente, siano invitate a far parte del Tavolo tecnico provinciale su agricoltura e gestione degli attingimenti idrici, dove sono rappresentati solo gli interessi degli agricoltori e non quelli più generali della salvaguardia ambientale e della tutela degli ecosistemi.”

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