Ma intanto nel mondo succedono cose importanti che è obbligatorio segnalare.
Dopo aver attentamente esaminato le immagini satellitari disponibili, gli esperti della Scuola di Oceonografia dell’ Universita’ di Jadavpur, a Calcutta, hanno sentenziato che ”l’isola praticamente non esiste piu’, sommersa dalle acque dell’Oceano Indiano”. Una tesi, scrive i la stampa indiana, corroborata da testimonianze di pescatori locali.
Gli scienziati indiani hanno detto che l’affondamento dell’isola, disabitata e grande come Montecristo in Italia, sarebbe stato causato dall’aumento del livello del mare provocato dal riscaldamento terrestre, oltre che dall’erosione molto frequente nell’area del Sunderbans (foresta di mangrovie),
L’isola di New Moore è un fazzoletto di terra di 3,5 chilometri di lunghezza e tre di larghezza, che il Bangladesh chiama South Talpatti.
Ma, secondo gli esperti ci sono altre isole, alcune abitate, nel Sunderbans che potrebbero avere lo stesso destino. Nella zona la temperatura che negli ultimi dieci anni avrebbe segnato un incremento medio di 0,4 gradi centigradi all’anno.
Il Financial Times del 15 gennaio riporta come il top management di Areva (la ditta costruttrice delle centrali) stia considerando l’ipotesi di riproporre i reattori di seconda generazione CPR 1000 – che la Francia ha smesso di costruire 20 anni fa – per quei clienti che entrano nel nucleare.
Affinchè l’investimento nel nucleare sia remunerativo per i francesi il prezzo dell’elettricità deve essere di 65-70 euro a MWh. In Italia si vuol far credere che sarà di 40 euro/MWh:
Intanto in una conferenza internazionale negli Usa si è parlato molto bene della fase avanzata in Italia dello sviluppo del Kitegen-stem.
Questo è il primo prototipo al mondo di centrale elettrica da energia eolica di alta quota per il quale era previsto che iniziasse a operare nell’ autunno scorso nel «laboratorio a cielo aperto», di Berzano.
Lo stelo, o stem, sorreggerà un grande aquilone a forma allungata, analogo a un parapendio, ma di alcune decine di metri quadrati, con una portanza, in salita, che farà girare alternatori anche da tre megawatt. Poi, raggiunti gli 800 metri, basterà tirare una sola fune per mettere l’aquilone in scivolata d’ala (come se fosse una bandiera), quindi ritirare velocemente le funi quasi senza dispendio di energia, tornare a 400 metri, rimetterlo in portanza e ripetere la risalita oscillante, con connessa produzione di energia elettrica dai venti di alta quota. Il tutto per 5mila ore medie annue stimate, ben di più di una torre eolica normale. Una sorta di yo-yo energetico, un saliscendi continuo, ma altamente controllato.
Presto si dovrebbe sapere anche l’esito dell’esperimento, da parte di un consorzio di aziende hi-tech toscane e marchigiane in collaborazione con l’Università delle Marche e il Cnr di Firenze, in corso nel Parco dei Monti Sibillini del “Tornado”.
Questo è il primo esempio di «eolico senza pale», che prometteva di funzionare perfettamente anche in zone dove il vento è debole (anche 2 metri al secondo) e diventare un’alternativa ai contestati aerogeneratori, le grandi pale cattura energia dal vento che stanno provocando reazioni contrapposte.











