Designato il segretario Regionale Vinti come assessore della costituenda Giunta Regionale. Goracci e Stufara contestano l'obbligatoria incompatibilità tra le cariche di assessore e consigliere regionale 
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A sinistra ed a destra della politica è in corso da tempo un processo di frammentazione che anche in Umbria trova il modo e l’occasione di manifestarsi.
Stavolta è stata la composizione della giunta regionale la causa di un duro confronto.
All’inizio, dopo una riunione fiume durata oltre sei ore, il Comitato politico regionale di Rifondazione aveva scelto, con voto segreto, il segretario regionale Stefano Vinti come figura da proporre al presidente Marini. Ventinove i voti per Vinti, con un contrario e un astenuto.
Poi però è scoppiata la bagarre
Gravi ed inaccettabili sul piano politico  e tutte da verificare sul piano formale”. Così i consiglieri regionali di  Rifondazione comunista eletti nella lista della Federazione della Sinistra,  Orfeo Goracci e Damiano Stufara, motivano la propria valutazione  “estremamente negativa” sull’esito della riunione del Comitato politico  regionale del partito della Rifondazione Comunista dell’Umbria.
“Si tratta – spiegano i due consiglieri regionali – di scelte assunte  non da una maggioranza dei membri del comitato regionale del Prc (nelle due votazioni successive non era presente il numero legale non essendoci al  momento della votazione la maggioranza dei componenti), i quali si sono  assunti la responsabilità della rottura.
Al termine di una discussione  delicata e particolarmente articolata che ha attraversato il gruppo dirigente  del Prc umbro sulle indicazioni da fornire alla presidente Marini in ordine  alla composizione del futuro esecutivo regionale – spiegano i consiglieri  regionali – una parte consistente dei membri dell’organismo dirigente, fra  cui l’intero gruppo consiliare regionale, ha sostenuto un emendamento al  documento presentato dalla maggioranza della segreteria regionale che tentava  di determinare una mediazione fra le diverse posizioni in campo, per evitare  una spaccatura politicamente rilevante nel partito umbro.
In sostanza –  spiegano gli esponenti del Prc – la proposta emendativa riguardava la parte  del documento in discussione relativa alla non cumulabilità delle funzioni  di assessore e consigliere regionale.
"Il nostro emendamento, invece, mirava a  considerare quel criterio come prevalente ma non esclusivo. Un tentativo di  mediazione – si legge nella nota – volto a preservare l’unità di  Rifondazione comunista e a determinare una soluzione politica largamente condivisa, che si è infranto contro la pervicace volontà, espressa da chi  aveva il dovere di esercitare le proprie responsabilità, di non tenere conto  delle diverse posizioni espresse e di rompere l’unità del gruppo  dirigente”.
Goracci e Stufara spiegano infine che “la bocciatura dell’emendamento, con  22 voti a favore e 30 contrari, in un organismo dirigente che conta 64  membri, dopo che addirittura si voleva impedire che lo stesso potesse essere  sottoposto al voto, ha determinato la scelta politica di abbandonare la  riunione da parte di numerosi dirigenti, fra cui i sottoscritti, che si sono  sottratti all’atto di rompere il partito indebolendone politicamente la  propria rappresentanza istituzionale”.
Nell’ambiente c’è anche chi sostiene che "Stufara abbia sperimentato trattative personali con la Presidente Catiuscia Marini (e con Goracci) per la spartizione delle poltrone già da due giorni (sulla base di informazioni false fornite alla Presidente circa il consenso nel partito), motivo per il quale l’emendamento è stato proposto.
Il senso dell’emendamento è infatti quello di rimettere la scelta dell’assessore alla discrezionalità assoluta Marini scippando delle sue competenze l’organismo del partito a ciò deputato."

 

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