Manifestazione della CGIL domani davanti all'Ufficio scolastico regionale a Perugia, poi venerdì 14 maggio, un presidio sotto l'Ufficio scolastico provinciale di Terni, contro i "licenziamenti"; intanto si estende l'adesione nazionale allo scipero degli scrutini
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Prosegue la mobilitazione della Flc Cgil Umbria per i problemi della scuola umbra: dopo aver svolto il 29 aprile scorso un presidio davanti alla sede del ministero, ha programmato due momenti di protesta a livello locale.
Il primo, martedì prossimo, con una manifestazione davanti all’Ufficio scolastico regionale a Perugia, il secondo venerdì 14 maggio, con un presidio sotto l’Ufficio scolastico provinciale di Terni.
Alle due manifestazioni in calendario – riferisce una nota del sindacato – parteciperanno anche delegazioni di tutte le categorie della Cgil dell’Umbria con striscioni e bandiere, «perchè il sapere è un problema di tutti».
«Rappresenteremo in quella sede – prosegue la nota – le istanze dei circa 500 lavoratori della scuola tra docenti e personale ‘Ata’ che insieme ai 700 dello scorso anno non avranno più un contratto.
Meno 92 insegnanti di scuola primaria, 20 alla scuola media e circa 120 alla secondaria di secondo grado e altrettanti tra collaboratori scolastici, personale amministrativo e tecnico tagliati in organico di diritto nella sola provincia di Perugia».
«Chiude una seconda Merloni – commenta, nella nota, Giuliana Renelli, della Flc Umbria – e nessuno sembra accorgersene».
«Aumentano le pluriclassi – si sottolinea, fra l’altro, nella nota – che salgono a 61 nella provincia di Perugia, mentre 39 sono le classi a tempo pieno richieste nella scuola primaria della provincia di Perugia, per le quali non sono state date risposte».

Il fronte degli scontenti, intanto, si estende con in programa  l’arma del blocco degli scrutini contro i tagli alla scuola.
Accanto ai Cobas,
che nelle scorse settimane hanno proclamato uno sciopero di due giorni a giugno in concomitanza con i giorni degli scrutini, si schiera anche il Coordinamento dei precari della scuola.

In un documento, il Coordinamento denuncia «le drammatiche ripercussioni del più grande licenziamento di massa dell’Italia repubblicana». «Denunciamo altresì – aggiunge – il peggioramento delle condizioni lavorative dei docenti precari e di ruolo, costretti a insegnare in classi sovraffollate e smembrate. ».
 

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