Conferma in un importante studio, denominato SONIC (Study of Biologic and Immunomodulator Naive Patients in Crohn’s:  l’uso precoce della terapia biologica con infliximab ha condotto nel 70 per cento dei casi a guarigione della mucosa e a remissione della malattia
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Una svolta determinante nella lotta alla malattia di Crohn: adesso la malattia si può fermare se attaccata precocemente, senza ricorrere all’uso degli steroidi. La chiave è nell’uso più precoce possibile dei farmaci biologici, gli unici in grado di intervenire non solo sui sintomi, ma anchesulla progressione della malattia.
Una svolta terapeutica che ha trovato conferma in un importante studio, denominato SONIC (Study of Biologic and Immunomodulator Naive Patients in Crohn’s), pubblicato recentemente sul prestigioso New England Journal of Medicine*.
I dati emersi parlano chiaro: l’uso precoce della terapia biologica con infliximab ha condotto nel 70 per cento dei casi a guarigione della mucosa e a remissione della malattia.
Per comprendere a fondo l’importanza di questa nuova opzione terapeutica va sottolineato che la malattia di Crohn, una patologia infiammatoria cronica intestinale, è fortemente invalidante e incide pesantemente sulla qualità di vita dei pazienti che, nella maggioranza dei casi, sono giovani adulti (20-35 anni) e sempre più bambini e adolescenti.
In Italia si stima – non ci sono dati certi perché non è disponibile un registro – che ogni anno vengano poste circa 2mila nuove diagnosi.
Oggi, grazie alle conferme che arrivano dallo studio SONIC, si può affermare che l’uso precoce del farmaco biologico, infliximab, non solo può limitare o addirittura eliminare il ricorso a terapie steroidee, ma anche consentire ai pazienti una migliore qualità di vita.
La malattia di Crohn non guarisce, ma grazie a questo farmaco si può arrestare. «La malattia di Crohn – dice Silvio Danese, Responsabile del Centro per la Ricerca e la Cura delle malattie infiammatorie croniche intestinali IRCCS Istituto Humanitas di Rozzano (MI) – ha il suo maggior alleato nel tempo: ogni giorno trascorso senza combatterla efficacemente comporta una nuova lesione, una nuova complicazione, un nuovo danno.
Lo studio SONIC ha dimostrato che la malattia si può e si deve fermare, cambiando l’approccio terapeutico e intervenendo con infliximab, da solo o in associazione con azatioprina, il più precocemente possibile, immediatamente dopo aver posto diagnosi e subito dopo un insuccesso con la terapia steroidea.
Remissione della malattia e guarigione della mucosa sono due risultati importantissimi per il paziente.
Ma anche per il Servizio Sanitario Nazionale: si riduce il ricorso alla chirurgia, si riducono i relativi ricoveri ospedalieri, le visite, gli esami».
 

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