Il fatto che il cardinale Crescenzio Sepe abbia confermato, almeno secondo indiscrezioni provenienti dal suo staff, di essere disponibile ad essere ascoltato dai magistrati di Perugia eviterà al Vaticano ed alla Chiesa di dover affrontare un’altra crisi di credibilità, almeno in Italia, dagli sviluppi incontrollabili.
L’arcivescovo avrebbe quindi deciso di non avvalersi delle prerogative attribuitegli dal possesso di un passaporto diplomatico della Santa Sede.
L’arcivescovo di Napoli, card. Crescenzio Sepe, già prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli, ex Propaganda Fide, possiede un passaporto diplomatico della Santa Sede in quanto sarebbe prassi di darlo a tutti quei porporati che ne facciano richiesta.
Il cardinale già ne era titolare quando era Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, ex Propaganda Fide, in quanto «ministro» della Santa Sede. Poi lo aveva restituito e ne aveva ricevuto un altro come arcivescovo di Napoli.
Il cardinale Sepe aveva dichiarato di essere pronto a collaborare con i magistrati.
Ma al tempo di questa dichiarazione egi doveva essere semplicemente ascoltato come «persona informata sui fatti» nell’ambito dell’inchiesta sui grandi appalti e in particolare sull’appartamento di Via Giulia che Guido Bertolaso aveva avuto grazie, a suo dire, a una raccomandazione del porporato.
Ora però il Cardianale è indagato per corruzione.
Secondo il suo staff, tuttavia, il mutato status giuridico di Sepe non ha inciso sulla volontà del cardinale di «chiarire tutto» ai pm.
I suoi più stretti collaboratori, confermano «l’assoluta serenità» di Sepe legata alla consapevolezza di «aver sempre agito rettamente e secondo coscienza».
Ora bisogna attendere e vedere cosa succederà quando la data dell’interrogatorio sarà fissata.
- Redazione
- 21 Giugno 2010











