In una sola settimana lo smog può cambiare la vita e la natura stessa dell’uomo.
Si determinerebbe, infatti, un cambiamento del Dna di una persona fino a favorire la trombosi, ovvero coaguli di sangue che nei casi più pericolosi portano a ictus o infarti.
A dirlo sono gli esperti del 21esimo convegno internazionale sulla trombosi, a Milano, dopo aver messo sotto esame: prima i vigili urbani della metropoli lombarda, poi gli anziani di Boston, adesso gli operai di un’acciaieria italiana.
Gli effetti dell’inquinamento, spiegano i ricercatori, non si limitano ai polmoni ma coinvolgono anche altri organi, tra cui il sistema cardiocircolatorio.
Tanto che più sale il livello di PM10, più cresce il rischio di trombosi.
Inoltre,lo smog è in grado di modificare il Dna, finchè quest’ultimo non funziona più come dovrebbe: «respirare aria inquinata – dicono gli specialisti – può mettere a soqquadro il nostro Dna, riprogrammando i nostri geni anche solo dopo sette giorni di inquinamento sopra la soglia», tanto che «nei picchi di inquinamento si è anche osservato un aumento della frequenza di infarti e ictus».
Infine, l’esposizione allo smog fa invecchiare prima, proprio come accade con il fumo di sigaretta: per questo gli scienziati stanno studiando un modo per ‘invertire la rotta’ di queste modificazioni, in modo da ridurre i danni da inquinamento sull’organismo.
Andrea Baccarelli, responsabile del Centro di epidemiologia molecolare del Policlinico di Milano – spiega che gli effetti dello smog « coinvolgono molti altri distretti dell’organismo, tra cui il sistema cardiocircolatorio.
Uno studio da me guidato, in collaborazione con il centro Trombosi del Policlinico, dimostra che l’inquinamento da polveri sottili è causa di un notevole incremento del rischio di trombosi venosa profonda, tanto che per ogni aumento di 10 microgrammi di PM10 per metro cubo d’aria si ha un incremento del 70% del rischio di trombosi».
Lo smog, poi, è anche in grado di modificare il Dna con un processo chiamato ‘metilazione’: è un meccanismo che accade anche in natura, in cui si aggiungono particolari gruppi chimici (i ‘metili’) alla doppia elica. Il problema è che quando questa metilazione è ‘sregolata’, il Dna non funziona più come dovrebbe.
Per chi riesce ad uscire senza problemi dalle giornate di smog una consolazione.
«L’elemento interessante di questi cambiamenti del Dna – conclude Baccarelli – è che sono reversibili: quindi, se troviamo un modo per invertirne la rotta, possiamo pensare di ridurre gli effetti nocivi dell’aria inquinata, pur non riuscendo a ridurre l’inquinamento di per sé».
Lo studio ha trovato una conferma dalla prima edizione del Rapporto Osservasalute Aree metropolitane 2010 redatto dall’Osservatorio Nazionale per la Salute nelle Regioni Italiane, che ha sede presso l’Universita’ Cattolica di Roma, coordinato dal professor Walter Ricciardi, Direttore dell’Istituto di Igiene della Facolta’ di Medicina e Chirurgia.












