Sale la preoccupazione per lo scalo aereo perugino, che verrebbe penalizzato dalle troppo costose ipotesi di collegamento ferroviario con la Capitale
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Anche Massimo Buconi sollecita“Un immediato intervento della Giunta e dell’assessore competente nei confronti del Governo e del Ministero per conoscere le politiche nazionali sugli aeroporti regionali, tra cui Perugia, e iniziative politico-istituzionali per tutelare il trasporto aereo in Umbria che è fonte di sviluppo e soprattutto consente e consentirà in futuro di incrementare il settore turistico che è un pilastro, in termini di occupazione e imprenditorialità, dell’economia regionale”.
Il capogruppo regionale dei Socialisti e riformisti, rilancia l’allarme sullo scalo aeroportuale di Sant’Egidio che, in un servizio pubblicato domenica scorsa dal Sole 24 Ore, in cui si anticipava un rapporto sulla razionalizzazione degli scali italiani commissionato dall’Enac e prossimo ad essere inviato al Ministero dei Trasporti, veniva classificato tra quelli “secondari e a rischio di chiusura per concentrare il traffico aereo verso 24 punti nazionali soltanto. Inoltre l’obiettivo è quello di evitare investimenti pubblici verso nuovi progetti per ferrovie e strade di completamento.
Chiaro che in questo clima viene messo a rischio anche il progetto della ferrovia Foligno-Assisi-Sant’Egidio-Branca-Ancona, alternativo al raddoppio della Orte-Falconara”.
Buconi ha infine sollecitato la Giunta e l’assessore competente ad aprire in Consiglio regionale un confronto sulle strategie da intraprendere “per rendere solido e competitivo l’unico aeroporto dell’Umbria, ovvero quello di Sant’Egidio, dove è necessario concentrare le poche risorse ormai a disposizione della Regione e degli altri enti locali, mettendo da parte campanilismi, localismi e progetti alternativi che rischiano di lasciare sempre più isolata la nostra regione”.

Ma, in tema di localismi, l’accenno ad una alternatività tra il raddoppio della linea ferroviaria Orte-Ancona ed un collegamento dell’aeroporto di Sant.Egidio con la linea stessa a Fossato di Vico rischia di spaccare, inutilmente, in due l’Umbria. La fascia pre appenninica a nord di Foligno ( Gualdo Tadino, Nocera Umbra ecc) verrebbe infatti tagliata fuori dai collegamenti ferroviari e a guadagnarci, forse, ci sarebbe solo la piccola Vafabbrica.
L’ipotesi sembra lanciata per interessi diversi da quelli dichiarati.
Il flusso turistico che dovesse arrivare nell’aeroporto perugino, infatti, per un buon 90% sarebbe diretto a Sud, verso Roma, e quindi non sarebbe affatto interessato alla direttrice nord-est.
La direttrice Sud avrebbe, invece, due possibilità che andrebbero migliorate e che costerebbero molto meno di quanto necessario per il concorrente (?) aeroporto di Viterbo.
Ci sono infatti a due passi: la linea FS Perugia-Foligno-Roma e la linea FCU Sansepolcro- Terni.
Se con queste si potesse raggiungere la Capitale con poco più di un’ora, Sant’Egidio potrebbe diventare veramente la soluzione per le compagnie low cost che dovranno lasciare Ciampino.

Sull’argomento è intervenuto anche il consigliere del Pdl e vice presidente del Consiglio regionale, Andrea Lignani Marchesani, i quale fa, anche lui, riferimento al ‘Rapporto sulle strategie di programmazione per il sistema aeroportuale italiano’, commissionato.
Tale rapporto ha come tema principale quello di un ‘sistema’ concentrato in poche grandi
infrastrutture (Roma-Fiumicino, Milano-Malpensa e Venezia) raccordate con scali di area limitrofi
, che “sconsiglia in nome di risparmi e competitività la proliferazione degli scali”. “Il sistema individuato per l’Italia centrale, – spiega Lignani – prevederebbe un asse ‘Roma
Fiumicino-Roma Ciampino-Viterbo’
, che porterebbe nel 2030 ad un raddoppio dei passeggeri, individuando altri scali primari soltanto quelli di Pisa e Firenze.
Il progetto di sviluppo dell’aeroporto di Viterbo, geograficamente vicino alla nostra Regione, – ricorda – aveva già nel recente passato suscitato dubbi ed interrogativi tuttora in essere per quanto attiene l’opportunità e la sostenibilità economica complessiva dell’operazione in questione”.

Quindi – avverte – l’attuazione di detto Rapporto penalizzerebbe in via definitiva l’aeroporto di Perugia-Sant’Egidio, vanificando gli investimenti ed i miglioramenti degli ultimi anni grazie ai quali, purrimanendo uno scalo minore nel panorama aeroportuale italiano, ha avuto un
costante e consistente aumento di traffico e di passeggeri.
Un incremento – continua – che ha consentito di passare dai circa 12mila200 passeggeri del 1996 agli oltre 123mila400 del 2009. L’apertura di nuove rotte – spiega – ha determinato anche la ‘tenuta’ del turismo umbro in tempi di crisi, contenendo il decremento di presenze e arrivi complessivi in alcuni comprensori della regione”.

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