All’udienza del processo d’appello a Roberto Spaccino, condannato dalla Corte d’assise di Perugia all’ergastolo per l’omicidio della moglie incinta all’ottavo mese, la “condanna” più dura è venuta dall’avvocato che difende gli interessi della madre di Barbara Cicioni: «Ci sono tante cose che non quadrano nella ricostruzione dell’imputato. Mente su tutta la linea, ha sempre mentito e continua a mentire».
Ovviamente diverso il discorso dei difensori dell’uomo.
«Capisco il dolore di chi ha perso una figlia ma credo nell’innocenza di Roberto Spaccino»: ha detto l’avvocato Michele Titoli nella sua arringa. «Quello contro Roberto è un processo indiziario. In aula è stato descritto come un cattivo padre ma nella realtà è un uomo completamente diverso».
In merito ai maltrattamenti che avrebbe subito la vittima nei mesi precedenti la sua uccisione: «Se la situazione era così grave – si è chiesto Titoli – com’è possibile che nessuno sia intervenuto con forza consigliando a Barbara di rivolgersi ai carabinieri? Ci rappresentano una vita infernale ma non ci risultano sopraffazioni fisiche nè verbali.
Non possiamo limitarci a una valutazione superficiale degli episodi – ha detto Titoli – alcune deposizioni sono state contrassegnate da pregiudizi contro Spaccino e la famiglia, definita clan. La procura generale con la parola ‘clan’ forse utilizza una sintesi linguistica ma esistono decine di sinonimi per indicare un nucleo familiare».
- Redazione
- 4 Agosto 2010











