Le Fiamme gialle ternane d’intesa con le autorità fiscali francesi, al termine di indagini durate più di un anno hanno scoperto che una società di Roma procedeva all’acquisto di autovetture immatricolate poi in Italia per uso esclusivo di autonoleggio, scontando, tra l’altro, un prezzo agevolato per la categoria degli autonoleggiatori.
Successivamente però le auto venivano radiate dalla circolazione in Italia e cedute sotto costo a una società francese, controllata dallo stesso imprenditore italiano.
A tale pratica si aggiungeva un articolato e raffinato sistema di acquisti e cessioni fittizie, che coinvolgeva cinque società, di cui due con sede a Terni, due a Roma e una in provincia di Pavia e che interessava anche la società francese, in virtù del quale la stessa autovettura passava di proprietà più volte ma solo sulla carta, all’esclusivo scopo – per le fiamme gialle – di consentire la creazione di crediti Iva in realtà non spettanti.
Così facendo il gruppo di società, a detta dei finanzieri, ha prodotto fatture false per oltre 30 milioni di euro, costi non deducibili per circa 19 milioni, imposta sul valore aggiunto evasa per circa 7 milioni. Sono state poi segnalate ulteriori fatture false emesse verso la Francia per circa 4 milioni di euro.
Sempre nel settore del commercio di auto un secondo filone d’indagine ha portato la Gdf a segnalare agli uffici finanziari quella che ritiene una classica di frode del tipo «carosello Iva», che ha coinvolto 18 società definite «cartiere», e che ha avuto come terminale, tra l’altro, due società di Terni.
L’indagine in questione ha preso le mosse dalla scoperta di una società che aveva emesso fatture per la vendita tra il 2006 e il 2007 di autovetture per il valore di oltre 4 milioni di euro e che dichiarava di svolgere la propria attività in un indirizzo di Roma in cui in realtà i finanzieri hanno trovato l’abitazione privata di una persona risultata estranea alla vicenda. La stessa società risultava essere amministrata da un tossicodipendente di 30 anni che – ha appurato la Gdf nel corso dell’inchiesta – aveva accettato l’incarico di amministratore in cambio di pochi euro.
Nel meccanismo di «carosello Iva» – come spiega Gdf – il flusso delle fatture di compravendita non segue il loro movimento effettivo ma comporta l’inserimento tra venditore ed acquirente di una società «cartiera» inesistente che incamera l’Iva senza versarla allo Stato, e questo consente poi al rivenditore finale di piazzare il bene sul mercato a prezzi concorrenziali.
- Redazione
- 13 Ottobre 2010











