Il capogruppo del Psi in Consiglio Regionale dell'Umbria ha ricordato che " il territorio umbro, per la sua particolare bellezza e sensibilità ambientale, necessita di parametri molto più restrittivi rispetto ad altri territori".
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Secondo il capogruppo regionale del Partito Socialista Italiano, Massimo Buconi,"La zootecnia, ovvero l’allevamento di animali, non deve essere vista solo come un problema o un rischio ambientale, ma una grande opportunità per l’economia locale e per il rafforzamento dei prodotti tipici umbri realizzati tutti nell’ambito della filiera corta".
Durante l’incontro in regione con i vertici di Coldiretti, il consigliere regionale tuderte ha ribadito l’importanza di allevare in Umbria ciò che poi sarà utilizzato sia per i prodotti tipici che per le mense di scuole e posti di lavoro.
Ma"Il rilancio di questo settore – già fortemente penalizzato negli ultimi anni – deve passare per un giusto e corretto controllo ambientale.
Sono ormai maturi i tempi di un piano regionale per la zootecnia e l’introduzione di linee guida specialmente per gli allevamenti che diano indicazioni precise e certe per la locazione degli impianti ma anche per tutte le fasi di gestione. Dobbiamo dire agli imprenditori agricoli cosa si può fare e dove farlo".
In merito alla definizione normativa sull’utilizzo del ‘digestato’ per la produzione di energia da fonti rinnovabili della produzione animale, a cui "L’assessore all’ambiente Silvano Rometti sta lavorando”, Buconi ha espresso la speranza che “ il mondo agricolo non voglia aprire una polemica, che complicherebbe la soluzione dei problemi, sui parametri ambientali da rispettare per lo smaltimento dei reflui.
E’ un dato di fatto che il territorio umbro, per la sua particolare bellezza e sensibilità ambientale, necessita di parametri molto più restrittivi rispetto ad altri territori".

Il comparto zootecnico umbro è attualmente caratterizzato da quasi 49mila capi bovini, oltre 99mila ovini, circa 183mila suini, oltre 8mila equini, quasi 3.500 caprini, 8 milioni di capi avicoli.
“Questo – come ha evidenziato il Presidente di Coldiretti, Agabiti – rappresenta il 35 per cento della produzione lorda vendibile agricola. Il settore contribuisce in maniera determinante
all’occupazione e alla formazione del valore aggiunto ed è fondamentale per la tutela ambientale e per il mantenimento delle zone marginali.
Nonostante ciò – fa notare Coldiretti – la politica agricola regionale, nell’ultimo decennio, è stata rivolta alle colture industriali, rispetto a quelle foraggere e/o destinate all’alimentazione zootecnica.
L’impatto degli allevamenti intensivi
– come è scritto nel documento – può essere corretto da norme appropriate e coerenti con lo sviluppo del settore, agevolando, ad esempio, l’utilizzo dei reflui a scopo agro energetico e come essenziale complemento della fertilizzazione dei terreni”.
Ricordando quindi la situazione nella quale si trovano “le imprese suinicole che ad oggi non vedono soluzione sulla riapertura dei depuratori di Marsciano e Bettona”, Coldiretti chiede “di affrontare le questioni all’interno di un apposito tavolo regionale composto da tutti i soggetti istituzionali competenti e che veda anche la presenza delle Organizzazioni agricole”.
Agabiti, parlando di energie rinnovabili, ha auspicato che “venga favorita la loro diffusione e sostenuto lo sviluppo di impianti a biogas attraverso un quadro normativo chiaro per l’uso agronomico del digestato”.

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