Quattro consiglieri del Pd si dissociano ma - 16 a 10 - l'Assemblea di palazzo Cesaroni respinge le due mozioni con cui di fatto si censurava l'iniziativa autonoma dell'Umbria in tema di modalità di utilizzazione della pillola
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Pur dovendo registrare l’annunciato distinguo, con l’assenza al voto, dei consiglieri Barberini, Smacchi, Tomassoni (PD), e del presidente dell’Assemblea Brega, che ha motivato la sua assenza riferendola a questioni di “coscienza, storia e cultura personale”, e per il rispetto del ruolo istituzionale da lui ricoperto, il Consiglio regionale dell’Umbria ha respinto con 16 no e 10 si le due mozioni presentate dalla minoranza sulle modalità di somministrazione della pillola abortiva RU486. 
 
La mozione proposta da tutti i consiglieri regionali di centrodestra (De Sio, Lignani  Marchesani, Mantovani, Monni, Nevi, Rosi, Valentino, Zaffini, Modena, Cirignoni) e sottoscritta anche dall’Udc (Monacelli), chiedeva l’impegno della Giunta a “seguire le indicazioni di tipo medico e normativo espresse dalle principali e più autorevoli istituzioni sanitarie del Paese”, cioè esclusivamente il regime di ricovero ordinario per la donna che dovesse scegliere tale procedura”.
Inoltre questa mozione chiedeva di “monitorare con attenzione le possibili criticità di tipo gestionale, segnalate nelle linee di indirizzo trasmesse dal Ministero alle Regioni, per quanto riguarda eventuali dimissioni volontarie della donna contro il parere medico”.
La seconda mozione, proposta dai consiglieri Zaffini (Fli) e Monacelli (Udc), chiedeva l’impegno della Giunta a “sottoporre al parere del Ceas (Comitato etico delle Aziende sanitarie della Regione Umbria) le linee guida predisposte dal comitato tecnico nominato dalla Giunta per l’introduzione, nei servizi delle Aziende sanitarie della regione, delle tecniche di  interruzione di gravidanza con metodica medica”.

Le motivazioni della maggioranza si ricavano dagli interventi di Paolo Brutti dell’Idv per il quale “Le linee guida preparate in Umbria da una commissione di esperti, e delle quali sollecito l’applicazione, prevedono un arco di tempo di 14 giorni, caratterizzato da amplissimi margini di sicurezza, all’interno dei quali il ricovero possibile è solo di tre ore, dopo la somministrazione della prima pillola”.
Il consigliere ha inoltre osservato che “Non è giusto penalizzare una donna che, già di per se sotto stress per la scelta che sta facendo, venga obbligata a seguire una tecnica vecchia e più invasiva. Se si parte da questo assunto e si esamina freddamente la questione, dovremmo stabilire il principio che spetta al medico la scelta della tecnica da utilizzare”.

Sostanzialmente sulla stessa linea Massimo Buconi, socialisti, per il quale “Il problema è che la politica dovrebbe lasciare all’ambito medico le scelte più delicate su questi problemi. E’ il medico che deve indicare quali scelte e quale percorso seguire per consentire
alla donna  di decidere liberamente di abortire”.

Damiano Stufara (Prc)
ha poi sottolineato che “Queste pratiche devono essere praticate nello stretto rapporto tra medico e paziente, da qui la scelta di modalità della somministrazione del farmaco che deve tener conto delle condizioni di salute della donna e quindi anche, in alcuni casi del ricovero, ma no all’obbligo per legge
Quindi sostegno al rapporto medico-paziente, ma rispetto del dettato normativo vigente nel nostro Paese. Da rilevare che otto medici su dieci, in Umbria sono obiettori di coscienza, quindi diventa difficile anche esercitare un diritto, da parte della donna, previsto nella legge 194. “

L’ex assessore alla Sanità Vincenzo Riommi
che, per aver dato inizio al percorso del provvedimento regionale, venne quasi “crocifisso” dall’opposizione e, come visto, non solo da questa, ha  fatto presente che “La nostra regione inoltre, è l’unica ad avere messo in campo non un banale percorso di recepimento dei pareri, ma un percorso di partecipazione per verificare se i servizi pensati un tempo possono andare bene ancora oggi, quindi come
accompagnare le donne che si trovano in quella situazione.
Un percorso di partecipazione che adesso diverrà ancora più ampio, e soltanto dopo di ciò
la Giunta renderà operative le linee guida sull’utilizzo della pillola
.”

La Presidente Catiuscia Marini ha concluso il suo articolato intervento dichiarando che “ Il nostro compito istituzionale è garantire la miglior qualità ed adeguatezza sanitaria.
Non spetta alla politica stabilire con quali tecniche si devono fare aborti, è questa una competenza che dobbiamo lasciare al mondo medico scientifico

Nelle repliche e nelle dichiarazioni di voto la minoranza ha ribadito le proprie posizioni con tre interventi.

Franco Zaffini (FLI) ha affermato che: “L’Umbria sembra semplicemente costretta a seguire le scelte già fatte dalle altre ‘Regioni rosse’. Con la vostra retorica sul parto e sulle donne dimostrate di non avere argomenti per contestare le linee guida dell’Agenzia per il farmaco. La salute della donna riguarda tutti e non solo le donne. Il Consiglio superiore della sanità e l’Agenzia per il farmaco hanno spiegato chiaramente come ci si deve muovere: voi state
seguendo una strada puramente ideologica”.
 
Alfredo de Sio (PDL) ha dichiarato che: “Questa Regione è in ritardo rispetto alle altre
sull’applicazione dei protocolli,
a causa del vostro approccio ideologico. Si sta tentando di ostacolare una scelta scientifica del Consiglio superiore della sanità. Le linee guida nazionali per la Ru486 sono state richieste proprio dal Pd, che ha presentato una mozione parlamentare in cui si parla proprio di ricovero ospedaliero”.
 
Sandra Monacelli (UDC) aveva  preannunciato che: “Voterò in favore delle due mozioni, opportune ed utili alla luce di un dibattito basato sull’ideologia e sull’assenza di coraggio. L’unico orgoglio che si è manifestato in quest’Aula è quello ideologico di una Regione che vuole ad ogni costo contrastare il Governo nazionale”
 

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