Secondo la classifica degli atenei del mondo pubblicata dal “The”, settimanale inglese collegato al più famoso Time

Nonostante i successi ed i riconoscimenti in campo nazionale, il prestigio dell’università di Perugia impallidisce sullo scenario internazionale, almeno secondo quanto ha fatto presente il capogruppo dell’Udc nel Consiglio regionale dell’Umbria, Sandra Monacelli, che evidenzia anche una situazione di insufficienza di tutto il sistema universitario italiano.
“Preoccupa molto la pesante bocciatura per l’Università di Perugia, almeno secondo la classifica pubblicata dal “The”, settimanale inglese collegato al più famoso Time, sulle migliori università del mondo, che ha impietosamente relegato oltre il cinquecentesimo posto l’Ateneo perugino, superata da atenei di Paesi come la Romania, la Malesia e la Turchia”.
E’ quanto scrive la consigliera, in una nota,  dove precisa che, per “trovare la prima Università italiana dobbiamo scendere nella classifica fino al 217°posto dove si piazza l’Università di Trieste.
Un risultato disastroso – osserva – almeno in base ai criteri adoperati per realizzare la classifica:13 indicatori differenti raggruppati in 5 settori di valutazione, insegnamento, ricerca, prestigio nelle pubblicazioni e delle ricerche, innovazione ed internazionalità.
Ai primi posti svettano università inglesi ed americane”.
L’Università di Perugia infatti – spiega l’esponente centrista – vive una fase veramente difficile che si trascina ormai da diversi anni.
La drastica riduzione del numero degli studenti universitari e la contestuale riduzione delle risorse economiche destinate alla formazione ed alla ricerca, stanno facendo vivere al nostro Ateneo uno dei periodi più confusi e difficili della sua storia.
Il calo di circa il 7 per cento delle iscrizioni è chiaro sintomo di un malessere che rispecchia perfettamente la situazione dell’Università italiana”.
Per Sandra Monacelli “la scarsa attenzione posta nei confronti del ruolo che dovrebbe avere l’Università nello sviluppo della città, in un momento di crisi strutturale in cui la globalizzazione e il forte sviluppo tecnologico rischiano di rendere sempre più marginale la nostra regione, è
una realtà che va modificata.
La riduzione dei servizi, delle borse di studio, l’impoverimento della formazione, legato alla sofferenza della ricerca scientifica, la chiusura quasi totale dell’accesso a borse di dottorato e alla ricerca universitaria per i migliori laureati, con lo stimolo ad una forte migrazione verso paesi esteri – sostiene – sono un fardello di problemi che si sta appesantendo, riversandosi inevitabilmente sull’economia della città.
Infatti – spiega il capogruppo Udc – sono sempre più numerosi i cartelli ‘affittasi’ o ‘vendesi’ che campeggiano da diversi mesi per le vie di Perugia e che, centro storico a parte, sono sempre meno invase dal popolo universitario, con pesanti conseguenze sull’economia cittadina, che per una grande parte è sostenuta dagli studenti”.
“Una riflessione doverosa e necessaria – conclude Monacelli – che mi spinge a credere sia indispensabile incoraggiare l’investimento sul capitale umano, utilizzando al meglio le risorse esistenti e puntando sulla costituzione di centri di eccellenza, al fine di ridare splendore ad un ateneo, quello perugino, che per storia e cultura non merita certamente di essere classificato come uno dei peggiori del mondo”.
 

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