Di fronte al ripetersi degli impallinamenti ad opera di cacciatori, che scambiano per cinghiali compagni di battuta, l'amministrazione provinciale corre ai ripari ed organizza corsi di formazione
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I recenti incidenti, due mortali, occorsi in Umbria durante la caccia al cinghiale fa sorgere alcuni dubbi anche sulla capacità “professionale” di alcuni cacciatori che scambiano persone per animali.
Nella convinzione che l’attività venatoria debba svolgersi nel più rigoroso rispetto delle esigenze di sicurezza, la Provincia di Perugia si impegna a garantire tutte le iniziative finalizzate ad incrementare il livello della conoscenza delle norme, a diffondere una cultura della prevenzione e l’adozione di comportamenti  di caccia corretti e sicuri.
Finalizzati alla sicurezza, la Provincia intende quindi attivare specifici corsi di formazione da destinare in particolare ai cacciatori cinghialisti, ai capi battuta delle squadre ed agli addetti che assegnano le poste, nella consapevolezza di quanto questa specifica forma di caccia, pur contribuendo all’equilibrio faunistico del territorio, comporti margini di rischio e di pericolosità che devono assolutamente essere conosciuti e controllati.

Intanto, la ricerca “Gli italiani e la caccia” arriva in Umbria: venerdì 26 novembre, a Perugia, il Professor Enrico Finzi illustrerà i dati generali e i focus sulle realtà locali.
Gli italiani non sarebbero contrari alla caccia, secondo la ampia e approfondita indagine sociologica , condotta dall’istituto Astra Ricerche e commissionata dal Cncn (Comitato nazionale caccia e natura) e Face Italia.
L’appuntamento è solo il primo di un tour nazionale con il quale le associazioni venatorie riunite in Face Italia (Federcaccia, Liberacaccia, Enalcaccia, AnuuMigratoristi), il Cncn e l’Intergruppo parlamentare “Amici del tiro, della caccia e della pesca” vogliono raggiungere il numero più alto possibile di realtà locali.

 

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