Rilanciata, chiedendo anche una rivisitazione del piano regionale, l'utilizzazione di tecnologie meno pericolose; possibile sulla proposta anche un "asse" con l'Idv 
inceneritore

Si “scalda” il confronto” sugli inceneritori dei rifiuti in Umbria che dovrebbero tornare, secondo il piano regionale nel 2013 e, finalmente, si parla di alternative meno pericolose, anche se l’opzione principale è quello di riciclare il tutto o quanto meno una quota rilevante dei rifiuti prodotti in regione.
Un secco no , “ né a Pietramelina né da altre parti dell’Umbria e dell’Italia":  è  venuto del Gruppo provinciale di Perugia del PRC.
Scontato che “Troviamo assurdo – dice il comunicato del gruppo politico – affrontare il nodo dei rifiuti senza porsi il duplice problema della riduzione a monte degli imballaggi e del massimo potenziamento della raccolta differenziata, due strade perfettamente praticabili, contenute tra l’altro all’interno del Piano Regionale dei Rifiuti approvato dalla Regione Umbria.
Due strade che rappresentano la soluzione migliore per evitare la proliferazione di rifiuti e ridurre l’indifferenziato ai minimi termini, senza porre la questione della costruzione di nuovi inceneritori, i quali presentano più fattori di rischio nei modelli di “ nuova generazione “ che in quelli vecchi, per la presenza di nanopolveri prodotte e non rilevabili dai sistemi di controllo ambientale.”

Nuovo forte accenno, invece, alle “alternative esistenti e attuabili, sol che si avesse la volontà politica di prenderle in considerazione : pensiamo agli impianti al plasma, i quali non emettono diossine e furani in atmosfera ( a differenza degli inceneritori ), oppure all’impianto Thor, brevetto italiano, il quale tratta i rifiuti a freddo, con un beneficio indubbio per l’ambiente e un risparmio notevole nei costi di costruzione e di gestione rispetto agli inceneritori ( 40 euro per tonnellata di materiale trattato, rispetto ai 250 di un inceneritore ).
Pensiamo all’esperienza di Vedelago, dove si ricicla al 99 %, con soluzioni imprenditoriali innovative, d’avanguardia, capaci di creare occupazione reale se allargate al territorio nazionale nella sua interezza.”

Ed infine un invito “le istituzioni debbono pronunciarsi in maniera netta e chiara su questo tema, spingendo anche per una rivisitazione del pur avanzato Piano Regionale dei Rifiuti, che precisi meglio i paletti da collocare per sbarrare la strada alla costruzione degli inceneritori e aprire la strada a soluzioni rispettose dell’ambiente, vantaggiose per la collettività e sottratte alla logica delle lobbies economiche “.

Possibile che sul tema si realizzi un asse con l’Idv.
Le cifre fornite dall’Agenzia regionale per l’ambiente sulla raccolta differenziata – ha spiegato il capogruppo in Consiglio regionale Dottorini – ci dicono che l’Umbria, con un incremento
di poco più dell’1,5 per cento, rimane al palo e vede come un miraggio gli obiettivi fissati dal Piano dei rifiuti.
La distanza è abissale, basti pensare che già nel 2008 la raccolta differenziata avrebbe dovuto essere al 45 per cento, mentre con un anno di ritardo il dato regionale si ferma a poco più del 31 per cento.
Nessuno dei quattro Ati riesce a raggiungere i risultati attesi e gli avanzamenti sono così timidi da risultare impercettibili. Sarà quindi molto difficile che, con questi ritmi di crescita, si riesca a soddisfare l’obiettivo del 50 per cento di differenziata previsto per il 2010 e addirittura del 65 per cento entro il 2012.
Questi dati piuttosto avvalorano i dubbi di chi ha sempre ritenuto che tutto il Piano regionale dei rifiuti fosse finalizzato ad un unico obiettivo: quello di realizzare uno o più inceneritori. E questo è molto grave”.

 
" C’è da registrare inoltre che il dato è particolarmente preoccupante per i comuni sopra i 15mila abitanti, quelli che più di altri potrebbero contribuire ad un’inversione di tendenza. Sono poche le eccezioni, tra cui Gubbio (50,2 per cento) e Marsciano (52,3 per cento), mentre balzano agli occhi le prestazioni negative di Assisi, che cala del 17 per cento portandosi a poco più del 20 per cento, di Umbertide (dal 41 al 28 per cento) e Orvieto che, con poco più del 12 per cento di raccolta differenziata, rappresenta il fanalino di coda dell’Umbria. "
"I dati resi disponibili dall’Arpa Umbria – conclude il capogruppo Dottorini – dimostrano che evidentemente in questi anni ci si è concentrati sulle ipotesi di realizzazione di impianti di incenerimento invece che investire sulla raccolta differenziata e su sistemi di differenziazione spinta, magari basandosi su sistemi meccanico-biologici già funzionanti in
altre regioni
. ”.  
 

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