L’ipotesi di accogliere, nuovamente, in Umbria un parte dei rifiuti di Napoli non ha avuto buona stampa né dalle forze politiche ovunque collocate né dai media.
Di questo si lamenta Legambiente Umbria che cerca di far capire come, nel caso specifico, il principio per cui “a ciascuno il suo” non dovrebbe applicarsi perchè “ la maggior parte dei rifiuti di tutti tipi, tombati sotto i campi, i frutteti e i pascoli, nelle discariche illegali, nelle discariche legali troppo spesso però gestite illegalmente, oppure bruciati per le stradine di campagna, nelle tante “terre dei fuochi” del nostro sud siano in realtà i nostri rifiuti, i rifiuti di tutti gli italiani, di quelli che abitano al sud come al centro o nel nord del paese.”
Una verità probabilmente sacrosanta che tuttavia si scontra anche con un sentimento di gran parte degli umbri che, forse con molta presunzione, imputano alla gente del sud, non tanto il problema rifiuti quanto l’ignavia nel contrastare quelle organizzazioni criminali che hanno voluto fare, per interessi economici e disprezzo degli altri loro stessi concittadini, della loro terra una pattumiera velenosa.
Per Legambiente la ” popolazione campana (che) sta pagando per colpe non sue, per l’incapacità della politica nazionale e locale di affrontare seriamente il problema dei rifiuti.” Di conseguenza l’invito alla “società civile, a cominciare da quella umbra, e le sue mille organizzazioni a farsi “angeli della munnezza” (ad imitazione dei tanti “angeli del fango” delle mille alluvioni e delle mille frane italiane) e magari organizzare una spedizione a Napoli per dare la stura ad una liberazione dai rifiuti che lì significa soprattutto liberazione dalle mille mafie ed ecomafie che esercitano una vera e propria dittatura su quel popolo.”
Liberazione che, per Legambiente Umbria, avrebbe anche un effetto deterrente nei confronti degli interessi di quanti vorrebbero affrontare il problema rifiuti nella nostra regione prescindendo da “quel 65% di rifiuti che si possono/devono riciclare in tempi molto più brevi e con costi assai minori dello smaltimento finale di quel 35% al momento impossibile da riciclare; 35% di rifiuti residui dove però si annidano tutti forti interessi economici (legali ed illegali) di chi costruisce e gestisce discariche e inceneritori: gli affari sono affari!.
E questo vale per la Campania come per l’Umbria: pianificare la soluzione del problema rifiuti a partire da quel 35% piuttosto che da quel 65% significa ricreare le condizioni che hanno portato al disastro della terra dei fuochi, una emergenza costruita a tavolino che ha arricchito le solite cricche e derubato e impoverito un popolo intero.”











