Classe media in estinzione: i ricchi sempre di più ricchi ma anche i poveri sempre più poveri, soprattutto donne e giovani, che nel 65% dei casi non riescono ad uscire dalla famiglia d'origine e farsene una propria
accattonaggio

Nella primavera del 1995 la Giunta regionale dell’Umbria e la Conferenza Episcopale, con la firma di un Protocollo, hanno deciso di avviare un impegno comune tramite un Osservatorio, volto a studiare nella regione le forme e i problemi della povertà. Da allora, sono stati prodotti quattro Rapporti elaborati per leggere, nella nostra regione le tante facce della povertà.
In previsione del quinto rapporto a Perugia, a Palazzo Donini, si è tenuto un incontro al quale hanno partecipato la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, la vicepresidente, Carla Casciari, il presidente dell’Aur, Claudio Carnieri, la responsabile dell’area processi e politiche economiche e sociali dell’Aur, Elisabetta Tondini, il docente dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma, Paolo Montesperelli, il direttore della Caritas Umbria, Marcello Rinaldi, il presidente dell’Anci Umbria, Wladimiro Boccali.

Durante l’incontro la ricercatrice Elisabetta Tondini ha illustrato e commentato gli scenari relativi alla povertà in Italia e in Europa, soffermandosi sui dati umbri che evidenziano nel 2009 una percentuale di povertà relativa(che si  riferisce a famiglie e individui che spendono meno della media nazionale) pari al 5,3 per cento delle famiglie umbre, contro il 10, 8 dell’Italia, e una percentuale di individui nella medesima situazione pari al 7,8 per cento(in Italia è del 13,2).

Paolo Montesperelli dell’Università "La Sapienza", ha proposto per il nuovo studio una chiave di lettura che collega le problematiche relative alla povertà ai temi più complessi della disuguaglianza,  partendo dall’analisi delle disuguaglianze relative al reddito, ai consumi, al genere, all’ accesso all’istruzione.
"Considerando i redditi familiari – ha detto Montesperelli –  va posta attenzione anche ai ‘movimenti nascosti’. In pratica – ha spiegato – da circa 15 anni gli indici statistici mostrano un’immobilità della disuguaglianza,  ma questa invarianza, in realtà, è frutto di profondi mutamenti che portano ad una polarizzazione tra ricchi e poveri degli individui e delle famiglie, con una riduzione delle classi medie".
A conferma di ciò un altro segnale significativo per Montesperelli, arriva dai consumi delle famiglie  che registrano una riduzione del 40 per cento nel 2009 per le spese alimentari mentre, in contemporanea, c’è un incremento del 15 per cento dei consumi presso gli hard discount
Dall’altra parte però, aumenta il fatturato delle aziende del ramo lusso e le immatricolazioni di ‘Mercedes’ segnano un + 9,2 per cento.

Per quanto riguarda i soggetti a rischio povertà le donne sono più penalizzate: al primo posto ci sono infatti le madri, seguite dalle donne anziane sole e poi dai minori e dagli immigrati. "Le donne sono ancora le più colpite dalla disoccupazione – ha detto Montesperelli – dal divario delle qualifiche fra domanda e offerta, dalla precarizzazione del lavoro.
Ma a scontare le spese della crisi sono anche le donne anziane sempre più in difficoltà che, spesso, vivono da sole con la pensione minima come unico reddito".
E non solo: la crisi economica secondo Montesperelli "sembra colpire maggiormente i giovani, sia sul fronte del lavoro,  che su quello culturale". "In Italia ai giovani che iniziano a lavorare sono riservati salari stagnanti da 15 anni.
Tutto ciò comporta come conseguenza un aumentano di coloro che vivono in famiglia (in Umbria 65,1 per cento)".
"Non va meglio sul versante della  scolarizzazione dove "si riproduce la stessa forma di disuguaglianza che si registra in altri campi – ha detto Montesperelli – Un figlio della classe borghese ha 30 volte più probabilità di laurearsi rispetto ad un figlio della classe operaia agricola".

Il direttore della Caritas Umbria, Marcello Rinaldi, ha ribadito che la crisi economica ha ormai coinvolto fasce sociali non ritenute a rischio. "Alla Caritas negli ultimi anni sono arrivate richieste inaspettate da famiglie in difficoltà. Negli ultimi anni il Fondo di solidarietà della Caritas  ha aiutato 700 famiglie – ha detto – Per quanto riguarda gli immigrati la novità è che sempre più spesso, arrivano richieste di aiuto per poter tornare nei loro paesi di origine e si tratta, nella maggior parte dei casi, di immigrati regolari con il permesso di soggiorno".

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