31 gennaio 2011
Registro delle opposizioni alle telefonate pubblicitarie pensato per fare profitto

Malgrado le apparenze, il Registro delle opposizioni è uno strumento pensato più per fare profitti che per tutelare i cittadini. Cittadinanzattiva boccia senza appello questo nuovo strumento di telemarketing, imposto e gestito dalla lobby delle tlc.
Se l’interesse reale fosse stato quello di tutelare effettivamente i consumatori, si sarebbe scelta una impostazione diametralmente opposta a quella che sottende il Registro.
Il fatto che per evitare telefonate indesiderate si debba ricorrere ad un farraginoso procedimento, comporterà disorientamento tra i cittadini e una inevitabile escalation di segnalazioni in un settore, quello delle telecomunicazioni, già da tempo al top delle lamentele.
Grave anche il ritardo con il quale prenderà avvio una pur necessaria campagna di informazione, che sarebbe dovuta iniziare ben prima dell’entrata in vigore del Registro.
Per andare incontro alle richieste di informazione dei cittadini, Cittadinanzattiva ha predisposto una linea telefonica (tel: 0636718555), attiva lunedì, mercoledì e venerdì dalle 9.30 alle 13.30.
Cittadinanzattiva onlus

31 gennaio 2011
Alla ricerca della semplificazione nell’edilizia

Purtroppo abbiamo perso due anni e solo ora la Regione allenta i cordoni della burocrazia e ci dice che per rilanciare l’economia, soprattutto nel settore dell’edilizia, occorre applicare il piano casa come era stato concepito dal Governo nazionale. Tutto questo sa di ridicolo e di presa in giro. Qualcuno dovrebbe spiegare ai cittadini come mai oggi il piano casa può essere esteso a tutti i campi inizialmente previsti, quindi per esempio anche all’agricoltura, e due anni fa no. Così come dovrebbe spiegare perché da anni si parla di semplificazione delle norme ed ancora oggi abbiamo una normativa regionale disordinata con leggi che si sovrappongono ed altre che pur abrogate rimangono presenti nell’ordinamento giuridico.
Come noto tra i settori più caotici da questo punto di vista c’è quello dell’urbanistica. Sono anni che dal centro destra si propone l’adozione di un testo unico per le leggi regionali riguardanti l’urbanistica e l’edilizia ma ancora dalla regione non sono arrivate risposte concrete. Ritengo che sia giunto il momento di attuare la semplificazione dei procedimenti amministrativi e l’adozione di un  testo unico per l’edilizia e l’urbanistica che riconduca i titoli abilitativi a due tipologie: la SCIA – segnalazione certificata di inizio attività – prevista dalla legge dello Stato; il permesso di costruire già presente nell’ordinamento regionale. Per fare ciò basterebbe recepire la normativa nazionale coordinandola con la legge regionale. Per fare ciò basta solo un atto di coraggio del legislatore regionale che ridarebbe fiducia e sicurezza a tutti gli operatori del comparto e cosa di non poco conto certezza del diritto da applicare.
Inoltre, è opportuno rivedere la doppia pianificazione – PRG parte strutturale e PRG parte operativa – oggi imposta dalla legge regionale che non ha senso in una regione come l’Umbria composta prevalentemente da piccoli comuni e dove mancano aree metropolitane. In vista di ciò sarbbe già un passo avanti se venisse adottata una semplificazione delle procedure per varianti al PRG parte strutturale quando il comune intende approvare modifiche allo strumento urbanistico che non compromettono i criteri di impostazione del piano originario.
Moreno Primieri – Vicesindaco al Comune di Todi


31 gennaio 2011
Rogo alla Tyssen ed inceneritore all’ASM di Terni, due pesi e due misure

Parlare di giustizia in Italia è come evocare la Fata Morgana, c’è o non c’è, quando c’è sembra applicarsi con metodologie, tempi e misure talvolta singolari. Molto è legato alla discrezionalità delle Procure, dei GIP, dei collegi giudicanti, della correttezza dei collegi di difesa.
Il caso del c.d. “rogo alla Tyssen Krupp” fa riflettere. A Torino quel fatto tragico è accaduto abbastanza di recente ed il processo è giustamente in corso. Il Pubblico Ministero ha chiesto pene di una durezza particolare: in totale ottant’anni di reclusione per l’amministratore delegato ed altri cinque dirigenti. A carico della Società una sanzione di 1,5 milioni di euro, 800.000 euro di confisca. Ma ciò che conferma un atteggiamento generale della Procura quasi giacobino sono  le pene accessorie: divieto di pubblicizzare i prodotti AST per un anno oltre alla esclusione e revoca (quindi restituzione) di contributi, agevolazioni, finanziamenti o sussidi. Tenuto conto che la Cassa Integrazione potrebbe, secondo alcune interpretazioni, rientrare fra queste, non c’è bisogno di essere esperti di politica industriale per concludere che l’applicazione di tali sanzioni farebbe non solo chiudere l’AST ma la sola richiesta costituisce già di per sé un segnale chiaro di ostracismo per tutte le multinazionali che volessero venire in Italia. All’assurdo di una giustizia civile che non fa giustizia si aggiungono messaggi chiari della giustizia penale che, al di là del suo compito, disincentiva qualsiasi investimento. A chi giova tutto ciò? Né al Paese né ai lavoratori.
Peraltro un dettaglio non trascurabile è l’atteggiamento aziendale che, doverosamente quanto responsabilmente, ha chiuso qualsiasi contenzioso con le famiglie per tutti gli aspetti risarcitori, tant’è che nessuna di queste si è costituita parte civile. 
E’ evidente che la giustizia debba fare il suo corso, che le pene e la loro entità debbano consigliare a chiunque di porre la massima attenzione nell’evitare incidenti e danni alle persone perchè la salute e la vita umana non hanno prezzo, pur tuttavia una certa spettacolarizzazione che porta a richieste di pena che appaiono obiettivamente abnormi, addirittura con blocchi delle attività produttive prescindono completamente da esigenze di giustizia. Che l’AST sia sul mercato, che abbia necessità di sopravvivenza rispetto ad una concorrenza sempre più spietata, non sembra turbare minimamente la Procura di Torino. Piaccia o meno, un’azienda deve decidere per il proprio futuro in base alla propria capacità di investire, produrre reddito e dare lavoro. Ma se la giustizia arriva a colpire la stessa capacità di sopravvivenza di un’azienda viene meno alla sua funzione, assume quasi una logica vendicativa, ben al di là degli obiettivi che le sono propri.
Il confronto, mutatis mutandis, con un altro caso che riguarda direttamente Terni, quello del’inceneritore dell’ASM è immediato. Un morto, oggi due, lavoratori anche quelli, collegati probabilmente alle condizioni di lavoro penalizzanti che c’erano all’interno. Dopo anni di indagini, migliaia di pagine di istruttoria, decine di rinvii, le schermaglie dei collegi di difesa hanno portato ad una situazione che sembra bloccata. Ancora nessun rinvio a giudizio. Non è iniziato neanche il processo. L’impressione è che si stia lavorando per portare tutto verso la prescrizione.
Non solo, a Torino Comune, Provincia e Regione, oltre ai sindacati si sono costituiti parte civile, chiedendo altri 8 milioni di € di danni. A Terni nulla, men che meno il Comune ha sentito la necessità di far sentire la propria presenza. Le colpe esistono solo quando il datore di lavoro è privato, il vecchio padrone, mentre quando è pubblico e politicizzato, costituito da compagni di partito va tutto bene, qualsiasi cosa accada? 
A Terni, all’Italia, ai lavoratori serve una giustizia giusta, non quella lumaca cui assistiamo a Terni, ma forse neanche quella spettacolare di Torino, che rischia di produrre danni pesanti. La bilancia, che nelle allegorie rappresenta la giustizia, dovrebbe essere più in equilibrio, solo allora potremmo definirci un paese normale.
Enrico Melasecche
 

30 gennaio 2011
Cassa integrazione al Teatro Stabile dell’Umbria

Le O.O.S.S. SLC-CGIL e UIL FPL respingono con fermezza la proposta di "C.I.G. in deroga", proposta recentemente dalla direzione del Teatro Stabile dell’Umbria come unica ipotesi di soluzione alla contingente crisi di bilancio per l’anno in corso.
Non si può proporre a dei lavoratori che aumentano la qualità e la quantità del loro lavoro una diminuzione di stipendio per far fronte ad una diminuzione dei finanziamenti.
Pare evidente che, in verità, sia mancata una qualunque strategia in quanto la diminuzione dei finanziamenti era stata largamente anticipata e pur tuttavia, da parte dei responsabili, non vi è stata una adeguata e concreta attività al fine di trovare nuovi soci o finanziatori. Tantomeno è stata spesa alcuna fatica per riprogettare la cosiddetta "mission" del TSU. A fronte di un "budget" sempre più risicato, cosa peraltro prevedibile con larghissimo anticipo – sono almeno due anni che la crisi è in atto – tutte le fatiche di chi ha la responsabilità di decidere sono state spese in un miope arroccamento su posizioni di difesa dei privilegi e di totale indifferenza ai ripetuti segnali d’allarme provenienti dal territorio e dalle Istituzioni che del TSU sono i soci di riferimento, Regione Umbria e Comune di Perugia per primi.
Lo spreco di risorse e di intelligenze, conseguenza diretta di una distorta e malintesa idea aziendalistica applicata a quella che è, o almeno dovrebbe essere, una istituzione di cultura ha fatto sì che l’immagine del TSU apparisse, e non solo ad uno sguardo esterno, un collettore di fondi con pretese monopolistiche prive di qualsivoglia giustificazione.
Perugia capitale della cultura? E’ un prestigioso obiettivo ma non pare giusto arrivarci dimezzando il lavoro ed il salario dei lavoratori di una "fabbrica della cultura" come il Teatro Stabile.
SLC-CGIL e FPL-UIL chiedono che in primis siano i dirigenti del T.S.U. a diminuirsi lo stipendio, prendendo esempio dalla Regione, e che venga attivata immediatamente una strategia di risparmio e di coinvolgimento di nuovi soci e finanziatori. Crediamo, inoltre, sia indispensabile avviare contestualmente un progetto di rinnovamento del ruolo e delle funzioni del TSU in linea con i tempi e, soprattutto, con le esigenze del territorio in cui il TSU vive ed opera.
In caso contrario CGIL UIL valuteranno iniziative pubbliche di protesta per denunciare e respingere la solita logica che chi paga è sempre chi lavora.
SLC CGIL UIL FPL
Mauro Bucarini Angelo Garofalo

30 gennaio 2011
L’edilizia possibile in Umbria

Il convegno “EDILIZIA: QUALE POSSIBILE SVILUPPO”, tenutosi a Todi sabato 29 gennaio, ha avuto un successo ben oltre le aspettative: sono intervenuti, infatti, tutti gli attori economici del settore. L’incontro pubblico è stato molto partecipato, non solo da chi fa parte dell’edilizia ma anche da molti cittadini, che hanno avuto l’occasione di essere informati sulla opportunità che dà il nuovo “piano casa” approvato dalla Regione. Per la presentazione del “piano” ai cittadini, quella di Todi è stata la prima occasione da quando è stato approvato. Come ha detto Gianfranco Chiacchieroni, ora sta ai comuni dargli slancio. I comuni hanno come termine fine febbraio per decidere quali altre zone devono essere escluse dal “piano”, oltre i centri storici e le aree già inibite dal medesimo.
Il convegno, come si sperava, non è stato solo un appuntamento di facciata. Tutti gli attori economici intervenuti hanno trovato l’occasione per discutere di progetti per il futuro e di come rilanciare un settore così importante per l’Umbria. Si è giunti a ragionare sulla possibilità della rottamazione, o meglio, della riqualificazione urbana anche di vecchie case popolari oramai obsolete. Riqualificazione urbana che può passare per il social housing, realizzato con tecniche da green economy ed edifici costruiti con la filosofia di basso consumo energetico.
In questo modo si troverebbe non solo il modo di dare occupazione, ma si riuscirebbero a dare belle case a costi abbattuti rispetto agli attuali prezzi di mercato e, inoltre, avere costi di esercizio ridotti del 40%, sarebbe un bell’aiuto per le famiglie, per i giovani e per gli anziani. Tutto questo si può e si deve raggiungere aumentando nei cantieri la sicurezza per i lavoratori.
La riqualificazione urbana deve sempre essere all’insegna della difesa e valorizzazione del nostro territorio che non va deturpato, ma è una risorsa su cui puntare. La TAC, ovvero turismo, arte, cultura, deve essere la linea guida per la crescita e lo sviluppo della nostra regione. Per valorizzare il nostro territorio, una grande occasione è rappresentata dalla ristrutturazione dei centri storici. Per rilanciare il settore dell’edilizia, si può e si deve puntare su più progetti, trovando anche nuove forme di finanziamento, come proget financing e leasing costruendo.
Chi ha aderito al convegno, dagli imprenditori, alla Cna, dalla Confindustria, ai professionisti, agli artigiani, ai sindacati, ai lavoratori del settore, sono rimasti soddisfatti della giornata, il cui filo conduttore è stato quello di darsi da fare con gran lena e al più presto per lo sviluppo e la valorizzazione della nostra amata regione. Dobbiamo remare tutti nella stessa direzione: quella della crescita economica nel rispetto della persona. La conferenza si è chiusa con la volontà, da parte di tutti gli attori economici del settore intervenuti, di ripetere questo appuntamento con cadenza periodica. Per questo, i presupposti con cui è nata l’iniziativa sono stati piacevolmente confermati.
Per l’Umbria, per la Media Valle del Tevere, per Todi, pensiamo al futuro!
Manuel Valentini
 

30 gennaio 2011
Umbra acque, chi controlla?

Leggo l’intervento dell’amico Caprini e condivido la Sua posizione in merito agli aumenti decisi  da "UMBRA ACQUE". Aumenti che dovrebbero attestarsi al 10%.
Sinceramente mi pare che siamo quasi al "ridicolo"; se non ci fossero di mezzo le tasche dei cittadini. La vicenda somiglia molto a quella della nettezza urbana .
La Suprema Corte con sentenza n°335/2008 decide su ricorso dei cittadini interessati  che il canone per la depurazione a di chi non fruisce del servizio non può essere richiesto.
Pertanto "Umbra Acque " è obbligata a restituire "il maltolto" a quei cittadini che hanno pagato anche laddove non avrebbero dovuto.
A prima vista sembra una condanna verso la condotta tenuta da "Umbria Acque". Invece non è così. Umbria Acque decide di restituire i soldi ai cittadini che non dovevano pagare e tale somma  "forse con interessi compresi” li recupera dai cittadini con un aumento della bolletta dell’acqua del 10%."
Insomma sentenza o non sentenza ad "Umbria Acque" i conti debbono tornare, anche quando sarebbe giusta almeno una penale per aver insistito ad applicare una tassa che bastava il buon senso per capire che da taluni cittadini non era dovuta. 
Ma "Umbria Acque" è il gestore privato di un servizio ed allora credo che debba rispondere a qualcuno anche in merito alle tariffe che applica ed alle modalità con cui le applica?.  O no. Allora le conclusioni mi sembrano ovvie.
La politica e le sedi istituzionali facciano la loro parte nell’interesse dei cittadini sino ad arrivare alle conseguenze estreme.  Un vecchio adagio  recita : ad estremo male ,estremo rimedio. Punto e basta. L’irragionevolezza va contrastata solo con posizioni intransigenti. Concordo anche con il fatto che  la "esternalizzazione " di alcuni servizi, a cui sono stato sempre contrario, andrebbe rivalutata meglio anche alla luce di quel che sta accadendo un po’ in tutti i servizi. I cittadini sono sempre più vessati e per giunta spesso ritengono che la controparte sia il gestore. 
Se il problema si affronta così le battaglie sono tutte perse. Il problema vero risiede nel fatto che chi dovrebbe controllare il gestore non mi pare che controlli. Questa tesi è una questione di ordine e di democrazia .  Non è solo un fatto economico.
 Una vicenda per certi versi simili simile è quella dell’iva sulla Nettezza Urbana. Laddove la Suprema Corte da ragione ai cittadini affermando che l’iva non è dovuta, interviene la legge modificando la natura giuridica dell’imposizione e pertanto la stessa diventa legittima.  
E i cittadini che avevano fatto ricorso?  Hanno avuto ragione dal punto di vista del diritto ma devono pagare ugualmente, per gli effetti della legge intervenuta dopo. Qui sta il nodo vero del problema . 
E il tema delle liberalizzazioni?. Chi in "buona fede" può affermare che la liberalizzazione stimola la concorrenza e perciò  favorisce l’abbassamento dei prezzi? Vedi quelli dei prezzi dei "prodotti petroliferi". Non illudiamoci facilmente .  Il libero mercato è sicuramente una strada da percorrere. Ma il libero mercato ha bisogno di regole, altrimenti regna la legge del più forte.
La politica mi pare abbia  dimenticato questo passaggio fondamentale.
Ottavio Nulli Pero

29 gennaio 2011
Legge sulla dislessia: a chi giova ed a chi serve ?

Dopo tanti anni di insegnamento è veramente frustrante e deludente vedere che la nostra scuola non solo non è stata migliorata ma si avvia verso un lento e sicuro declino deludendo le aspettative degli studenti che vedono in essa un’opportunità e per molti di loro forse l’unica opportunità.
L’ultimo colpo di grazia è stata la Legge sulla Dislessia recentemente approvata in sede di commissione deliberante, non con votazione democratica nelle due camere parlamentari.
A chi giova ed a chi serve questa legge?
 Mi ritrovo in quasi ogni classe con 4/5 alunni etichettati dislessici, non ci si accorge di niente, fino a quando l’insegnante di sostegno della classe nel consiglio di classe non ne fa i nomi evidenziando se si tratta di discalculia (difficoltà nel fare i calcoli ) e/o disortografia ( errori di ortografia) o dislessia (lentezza o errori nella lettura). Con 30 alunni in classe e con 9 classi spesso di questi alunni ci si dimentica il nome , si collega il loro nome a quanto era stato detto nel momento delle verifiche.
C’è l’alunno che rifiuta di farsi interrogare, che si è seduto all’ultimo banco perché si vergogna di sbagliare e di mostrare a tutti che lui è diverso dagli altri.
C’è l’alunna che si blocca durante l’interrogazione , intimidita che si mette a piangere e anche se incoraggiata non risponde più.
Poi c’è l’alunno che durante la verifica scritta, vedendo la maggior parte dei suoi compagni consegnare, ti chiede preoccupato se puoi lasciargli più tempo perché ti dice: “prof. io sono dislessico”.
Poi non solo ha consegnato entro le due ore prestabilite ma scopro che il suo compito è uno dei migliori della classe con una grafia più curata e corretta di quella di altri suoi i compagni invece non etichettati dislessici.
Ci sono gli alunni, e sono la maggioranza, che seppure con vergogna ti dicono che sono dislessici, e che non sono tenuti a prendere appunti, non seguono neanche la lezione , non studiano. Frequentano la scuola più per stare assieme ai loro compagni che per imparare, tanto alla fine dell’anno saranno promossi, è così che è andata negli anni precedenti e sarà così anche quest’anno. I loro elaborati sono pieni di errori, pessima grafia, sembra che non abbiano mai frequentato la scuola eppure hanno fatto cinque anni di scuola elementare e tre di media inferiore.
Parlando con qualche genitore ne scopri il perché: al figlio i compiti non venivano corretti, in alcuni casi l’insegnante evidenziava l’errore ma non spiegava perché aveva sbagliato; lo studente preparava la lezione ma non veniva interrogato, non ci si aspettava lui imparasse alcunché, così lui abituato a non fare niente a scuola, ora non vuole fare niente.
Un genitore addirittura mi ha detto che la psicologa che seguiva il figlio gli aveva detto di non leggere tanto non sarebbe servito a niente perché non avrebbe comunque imparato perché di dislessia non si guarisce.
Questo è l’aiuto che sta venendo dato e che si vuole dare agli alunni che hanno difficoltà nel leggere scrivere e far di conto?
Perché gli studenti gli errori li fanno, se non hanno frequentato una buona scuola elementare le lacune le hanno e allora che facciamo diciamo che sono tutti malati? Che soffrono tutti di disturbi dell’apprendimento? O ci rimbocchiamo le maniche e come ha fatto Don Milani nella sua scuola di Barbiana, ci prendiamo cura di questi studenti.
Don Milani non ha mandato i suoi studenti che erano stati bocciati più volte, ritenuti stupidi ed incapaci di apprendere nella scuola pubblica, dal neuropsichiatra infantile per verificare il loro quoziente intellettivo o per una diagnosi di dislessia. Dopo anni di scuola elementare non leggevano fluidamente e senza errori, ne scrivevano correttamente con una buona grafia, e probabilmente sbagliavano anche i calcoli, eppure lui con il suo impegno e soprattutto credendo nelle loro capacità ne ha fatto delle persone Istruite , ne ha fatto delle persone che amavano la scuola e insegnavano ai bambini più piccoli.
Perché dobbiamo dare credito a teorie psichiatriche fallimentari che stanno buttando nello sconforto e nello scompiglio alunni e genitori e non recuperare gli insegnamenti e l’esperienza di grandi pedagogisti ?
Perché un gruppo di psichiatri ha deciso a tavolino che gli studenti che in seconda elementare devono saper leggere fluidamente e senza errori, devono saper scrivere correttamente ed avere una buona grafia, non devono superare il numero di errori nei calcoli prestabilito nei loro protocolli ?
Senza tener conto delle numerose variabili che intervengono nel processo di apprendimento, insegnante, metodo di studio, ambiente familiare ecc, hanno stabilito che gli alunni che cadono fuori dai loro parametri, sono dislessici, sono affetti dai così detti disturbi specifici dell’apprendimento, sono disabili e non impareranno mai. Secondo le loro teorie se un alunno non ha imparato dopo 18 mesi di esposizione alla lettura, c’è qualcosa che non funziona nel suo cervello, non si sa bene cosa, qualcuno parla di un gruppo non ben identificato di cellule celebrali, qualcun altro sta facendo risonanze magnetiche, qualche anno fa si parlava del gene y, tutte teorie scientifiche che farebbero inorridire Galileo Galilei.
Una legge è stata approvata e corsi di aggiornamento per i formatori sui disturbi dell’apprendimento stanno venendo programmati per assicurarsi che sempre più studenti italiani e famiglie vengano buttate nella confusione e scompiglio e che i sogni che un genitore ha per il futuro del proprio figlio vadano a finire nella pattumiera, perché la carriera di un dislessico è segnata.
Qualche anno fa gli “esperti” dicevano che i “dislessici” erano il l 4% dei bambini, oggi già le stime sono del 7-8 % chissà fra qualche anno?
Ritengo di far parte di una generazione di persone fortunate, per aver vissuto in un periodo in cui avevi il diritto di sbagliare, l’opportunità di correggere gli errori, un’insegnante che mi segnava di rosso o di blu i miei elaborati, di avere avuto il tempo che mi serviva per correggermi, esercitarmi per apprendere ed imparare, e soprattutto la serenità e tranquillità con la quale ho vissuto il mio percorso scolastico.
Anche se non fossi stata veloce nella lettura, se avessi fatto molti errori nello scrivere, se avessi sbagliato i calcoli, nessuno avrebbe messo in dubbio la mia sanità mentale e capacità di apprendere, nessuno avrebbe chiamato mia madre per portarmi a 7/8 anni dal neuropsichiatra infantile per una diagnosi di dislessia. Nessuno mi avrebbe inculcato l’idea di essere incapace con tutte le conseguenze emotive, psichiche e sociali che questo comporta.
I bambini di oggi purtroppo non hanno questa possibilità, qualcuno ha lavorato duramente per assicurarsi che molti di loro non l’avessero. Questo riguarda tutti noi perché un giorno quel bambino potrà essere tuo figlio.
A.M.P. Insegnante

27 gennaio 2011
La privatizzazione degli utili e la socializzazione delle perdite: bolletta dell’acqua più 10%

Lascia sgomenti la notizia dell’aumento del 10% delle bollette dell’acqua da parte di Umbra Acque per il rimborso di cartelle indebitamente pagate  dagli utenti non allacciati ai depuratori gestiti dal servizio idrico.
Sembra infatti che la SpA debba restituire cinque milioni di euro a 40 mila utenze e che sia intenzionata a spalmare l’importo sulle bollette di tutti gli utenti. Chiediamo vivamente alle istituzioni che venga approfondita la vicenda e si attivino tutte le iniziative per impedire che siano costretti a pagare i soliti noti, gli utenti incolpevoli, di errori commessi da altri.
Non è la prima volta che le bollette dell’acqua si prestano a operazioni di assestamento dei bilanci di un’azienda sorta, dicevano, per l’abbassamento dei costi e la razionalizzazione delle risorse.
Come ormai dimostrato in tanti settori di servizi di pubblica utilità, quella delle esternalizzazioni è diventata una mera questione ideologica a cui non corrisponde un reale miglioramento del servizio.
Notizie come questa non fanno che confermare quanto da noi affermato anche in occasione dell’ingresso del Comune di Todi in Umbra Acque.
Auspichiamo che ancora una volta chi non ha responsabilità non si veda costretto a pagare in bolletta gli errori altrui, soprattutto in una fase difficile anche nel nostro territorio per tante famiglie e tanti lavoratori.
Il Consigliere comunale Prc – Todi Andrea Caprini

26 gennaio 2011
La segreteria del sindaco di Todi non funziona

Sono costretto, mio malgrado, a rivolgermi pubblicamente al Sindaco con la speranza di avere più possibilità di essere ascoltato.
La dimensione medio-piccola del comune di Todi oltre agli impegni di natura professionale, che giustamente il Sindaco ha il dovere a svolgere, fanno sì che il cittadino-utente tuderte non può pretendere una presenza giornaliera o quasi giornaliera in ufficio di Ruggiano.
In queste condizioni una efficiente segreteria avrebbe, come potrebbe ancora, ovviare quando il sindaco è assente. Il problema è il rapporto con i cittadini, oggi tanto più richiesto per le possibilità che la tecnologia offre in particolare di natura informatica.
Il fatto, causa di questa ferma rimostranza. Oltre 10 giorni fa, durante la mia degenza all’ospedale Gemelli di Roma, ricevo una telefonata da un amico di fuori regione, già AN e segretario del sen. Saporito, vengo a sapere che questo signore dopo aver conosciuto Ruggiano in occasione di una manifestazione a Terni era stato invitato dal sindaco a presentare una relazione su richiesta dello stesso. Mi ha riferito, tra l’altro e con stupore, che era quasi un anno che non riusciva a parlare nè con il sindaco e spesso neanche con la segretaria.
Avendo avuto esperienze dirette simili o lamentele simili per la stessa ragione, ho chiamato subito, riuscendoci dopo 3-4 tentativi, a parlare con la segretaria del sindaco Ruggiano, esponendgli il caso è quindi l’urgenza di un appuntamento ricevendo per risposta che il sindaco sarebbe rientrato oggi (martedì 25 gennaio).
Oggi, puntuale, da metà mattinata ho iniziato a telefonare al centralino del comune o al cellulare della segretaria per almeno 7-8 volte. Nessuna risposta.
Poichè sono quasi 3 anni che in via riservata o in privato ma in presenza di più persone, avevo manifestato sia al sindaco che a qualche assessore l’insufficienza della segreteria Ruggiano, proprio per le difficoltà  a contattare il sindaco e/o a lasciare messaggi, disfunzione che ha costituito, purtroppo costituisce ancora, uno delle maggiori cause di perdita di consenso dell’attuale  Amministrazione.
Oggi, pertanto, alle17,30, un po’ arrabbiato anzi un po’ parecchio, ho deciso di inviare la presente pubblica denuncia.
Io vorrei che il centrodestra fosse confermato nelle elezioni del prossimo anno, ma se chi di dovere non si preoccupa, o crede già persa la partita oppure è troppo sicuro di essere riconfermato, cosa quest’ultima cui oggi lo scrivente nutre fortissimi dubbi. Mi dovrò preparare ad un’altra delusione.
Con l’occasione vorrei ricordare che LA LEGGE VIETATO DI FUMARE IN UFFICIO.
Oliviero Bocchini


26 gennaio 2011
La situazione delle mura e della fontana degli Orti Pensi

Alla signora Fabiola, che ha segnalato la situazione delle mura e relativa fontana presso gli Orti Pensi, va riconosciuto ed elogiato l’attaccamento che prova verso le sue radici e quindi la sua Città. L’amministrazione Ruggiano è un’amministrazione sensibile a queste tematiche ed il sottoscritto, delegato dal Sindaco, si è immediatamente adoperato recandosi sul posto. Oggi sono andato là, ho preso visione ed ho scattato delle foto. Il mio è stato un controllo doveroso ma finalizzato al rendersi conto della situazione. Seguirà un sopralluogo di un tecnico comunale e verrà coinvolta la Soprintendenza per programmare, almeno, un intervento conservativo. Certo è, da quel poco che ne possa capire io, che il monumento necessita di interventi corposi e costosi, soggetti, inoltre, alla tutela della Soprintendenza. Non possiamo quindi fare promesse ma si garantisce ogni possibile provvedimento per fermarne il degrado e la fatiscenza. Così è che hanno lasciato la nostra Todi, disattendendo ogni cura per i nostri beni monumentali per poi agire da sabotatori e preoccuparsi dei capperi o dei tigli, piuttosto che tacere a fronte di tanta responsabile incuria. Un ringraziamento alla signora Schifalacqua per la segnalazione e la promessa che, da parte nostra, si cercherà di fare il possibile.
Mario Epifani – delegato al decoro cittadino


25 gennaio 2011
La propaganda della Giunta Ruggiano pagata con i soldi di tutti

Il Gruppo consiliare del Partito Democratico ha presentato oggi un’interrogazione sulla realizzazione, da parte dell’Amministrazione comunale, del libretto contenente il resoconto dei tre anni di mandato della Giunta Ruggiano. Non si tratta di una pubblicazione di carattere istituzionale, ma di un’opera di propaganda a favore di una parte politica, che è stata finanziata con soldi che appartengono a tutti i cittadini di Todi.
Ci sembra un gesto davvero grave e pretendiamo di sapere da dove sono state prese queste risorse, quant’è il costo complessivo dell’iniziativa e perché non è stata fatta una gara per coinvolgere anche soggetti del territorio che potevano essere interessati. 
Questa scelta non può essere giustificata, come è stato fatto, appellandosi alla semplice volontà di informare i cittadini né riferendosi a iniziative analoghe del passato. Mai, infatti, sono stati spesi soldi pubblici per azioni di questa natura. Se è importante che un’Amministrazione informi i cittadini in merito al proprio operato, è altrettanto necessario che trovi forme istituzionalmente corrette e utilizzando strumenti di comunicazione che non siano così dispendiosi per un Comune come il nostro (11.250 euro, escluse le spese di spedizione, sono davvero troppi!).
Inoltre, attribuire la responsabilità di questa scelta addirittura all’opposizione che spesso ha espresso delle critiche sull’operato di quest’Amministrazione ci sembra davvero puerile, oltre che un modo di arrampicarsi sugli specchi.
Il fatto è uno e indiscutibile: la Giunta Ruggiano, la stessa che aumenta le tariffe per le mense e i trasporti scolastici e taglia i servizi dando la colpa alla crisi “globale”, ha pagato con i soldi di tutti un’iniziativa politicamente di parte!
Ci auguriamo che il Sindaco risponda immediatamente e in maniera soddisfacente alle nostre domande.
Romina Perni – capogruppo Pd Todi

25 gennaio 2011
Lettera aperta al sindaco di Todi: "il permesso non ci serve più…"

Egr. sig. Sindaco di Todi, con la presente le vengo a restituire idealmente, in quanto non siamo riusciti a ritirarlo in tempo utile, il permesso di transito per il centro storico che ella così magnanimamente ci ha concesso il 17 gennaio 2011, per permettere di accudire la madre di mia moglie, da un anno gravemente malata.
La ringraziamo sentitamente perché abbiamo capito quanto sia stato difficoltoso poter rilasciare questo permesso visto che per ottenerlo abbiamo dovuto:
scrivere ben tre lettere al sindaco, oltre a fare 2 richieste canoniche;
versare due volte i 3 euro per i diritti di segreteria;
essere multati dai vigili per essere passati per motivi di urgenza il 14 novembre 2010;
ricorrere al Giudice di Pace,  spendere circa 68 euro fra bolli e certificati, perdere due mattinate di lavoro per presenziare al ricorso;
ottenere una sentenza favorevole dal Giudice stesso che ha riconosciuto il nostro diritto a superare il blocco della sua ordinanza per motivi di necessità;
aspettare un anno intero per vedere riconosciuto il diritto sacrosanto di ogni figlio, che rispetti ed abbia il senso della famiglia, di assistere un  proprio genitore malato.
Ora lei si chiederà il perché, dopo averlo ottenuto così faticosamente ed onerosamente, restituiamo tale grande concessione.
Come più volte le avevamo scritto, la nostra era, ormai da un anno, una esigenza legata alla reale necessità di dare la massima assistenza alla genitrice e non per altri futili motivi. Oggi, visto che nostra madre ci ha lasciato per sempre il 18 gennaio 2011, prima di avere fisicamente in mano tale concessione, idealmente gliela restituiamo, anche per dimostrare la nostra sensibilità che, purtroppo, non ha avuto un pari riscontro da parte della sua amministrazione.
Simonetta Tara e Paolo Ferracchiati


24 gennaio 2011
Orti Pensi a Todi, un muro che crolla ed una cisterna romana

Ssono una nativa tuderte anche se da molti anni vivo in Lombardia; ciò però non mi fa amare meno il mio paese di origine, anzi! . Mi reco a Todi più volte all’anno e man mano che passano gli anni noto che l’amministrazione todina fa fatica ad arrivare un po’ dappertutto (i problemi e le necessità di una città sono molteplici e più delle volte onerosi).
La mia mail è per segnalare quanto segue:
all’interno delle mura di Porta Fratta e nello specifico all’altezza di Via Orti Pensi civico 61 esiste un antico muro di consolidamento, parallelo a Mezzomuro, che in parte è crollato già da diversi anni e sta diventando un reale pericolo per le persone che abitano di fronte e adiacenti in quanto sostiene la parte frontale del colle che scende da Mezzomuro. Qualcuno del comune è intervenuto anni fa semplicemente apponendo un paio di assi da ponte e buona notte! Ma non è finita: inglobata a tale muro c’è una meravigliosa cisterna romana atta alla raccolta delle acque del colle con tanto di testa mitologica romana da cui esce l’acqua e penso fosse una sorte di fonte da cui attingere l’acqua per irrigare gli orti pensi che qui erano presenti. Insomma occorre intervenire al più presto perché tutto non vada perso e diventi pericoloso per l’incolumità degli abitanti.
Vi chiedo di andare a vedere ciò di cui vi scrivo e così vi rendete conto di quanto sia bella tale fontana e quanto sia bisognosa di intervento, oltre naturalmente al muro che poggia anch’esso su un basamento romano.
Per  favore accogliete questa segnalazione e passatela alla "nostra" (dico nostra perché mi sento Tuderte e non "nordica") amministrazione…anche solo per farle vedere cosa stiamo perdendo!!!
Vi ringrazio e ci tengo a dirvi che, per sentirmi vicina alla mia bellissima cittadina, vi leggo tutti i giorni.
 Fabiola Schifalacqua

P.S.: a questa mia mail ho voluto mettere in copia anche il nostro Sindaco che so essere persona seria e molto legata alla nostra cittadina.

 
24 gennaio 2011
Piazze e giardini a Deruta: da Togliatti, a Craxi ed a un gerarca fascista

I miei concittadini derutesi sono da qualche mese impegnati in una seria contesa originata dalla intitolazione di una piazza a Bettino Craxi.
E’ un duello singolare che, mentre i più stanno a guardare, ingaggia da una parte il Sindaco e mezza giunta contrapposti a un comitato che raccoglie, a vedere dalle immagini che gli stessi manifestanti hanno diffuso sul web, qualche esponente pd o ex-pci, qualcuno di destra che, con altri contestatori di piazza  hanno messo in imbarazzo con fischietti e cartelli il sindaco e i suoi ospiti durante la cerimonia di intitolazione del settembre scorso.
Dice il sindaco che la decisione di intitolare una piazza a Craxi era stata presa alla unanimità dal consiglio comunale. Compreso, quindi,  il consigliere Patacca già vicesindaco Pci, poi sindaco Ds e ora morbido oppositore della destra che governa Deruta che, tuttavia, dimenticandosi forse del voto consiliare si è trovato  anche lui in prima fila tra i contestatori  della piazza a Bettino. Per la cronaca, a contestare c’era anche qualche altro sostenitore diretto e indiretto del Sindaco. Non c’erano, invece, i socialisti né da una parte né dall’altra, né in veste ufficiale e né privata.
Insomma la vicenda è contorta: ad accanirsi sulla controversa figura di Craxi  stanno da una parte il sindaco e i suoi contrapposti ad altri sostenitori del sindaco che si assommano ai nostalgici del lancio di monetine, il linciaggio a Craxi organizzato dai pidiessini di Occhetto all’Hotel Raphael.
Dopo la battaglia campale del 26 settembre 2010, le due fazioni si sono ulteriormente attivate: i contestatori vogliono un referendum per abolire la piazza a Craxi, mentre  la destra ha organizzato una conferenza  su “Togliatti – Craxi. Le verità storiche” del giornalista Giancarlo Lehner che si è tenuta, pochi giorni fa, con tanto di volantinaggio di protesta da parte del comitato anticraxi.
L’accostamento dei due leader politici è però paradossale, poiché  i due non sono confrontabili per storia e contesto. In un suo recente saggio  Lehner ha descritto un machiavellico Togliatti che sarebbe responsabile perfino dell’arresto di  Gramsci e del furto dei diritti d’autore agli eredi sulle opere del filosofo, ma ciò non riabilita Craxi. Invece, già ai tempi della inaugurazione il sindaco lamentava che se a Deruta c’è una piazza Togliatti a buon diritto può esserci una piazza Craxi. Resta comunque  difficile capire  perché si debba fare il paio fra i due. Forse perché sulla prima si tiene oramai da vent’anni il festival dell’Unità e sulla seconda il Pdl vorrà impiantarvi qualche gazebo?
A tutti è però sfuggita la terza piazza, quella dove il sindaco, stavolta senza l’appoggio di alcuna deliberazione del Consiglio, ha intitolato motu proprio nel novembre 2008 i giardini del centro storico a Milziade Magnini. Medico chirurgo di origini derutesi, divenne azionista di maggioranza e  presidente della "Grazia" quando l’antica fabbrica di maioliche,  rifondata  dal socialista Ubaldo con qualche compagno ex-combattente della prima guerra mondiale, necessitò di capitali per il nuovo stabilimento.
Ma il Magnini non stava a Deruta, bensì a Taranto dove oltre alla medicina esercitava anche in politica da federale del partito fascista della Provincia Ionica e, dal 1933 deputato al parlamento per la stessa circoscrizione. Eletto  non da libere elezioni ma con il sistema plebiscitario imposto dal fascismo  votò, obbediente, le leggi razziali del 1938. Fascista anche nella gestione dell’azienda fino all’autolesionismo, mise nel consiglio di amministrazione  il vicesegretario nazionale del Partito, e licenziò i migliori maestri della fabbrica, cioè i socialisti Americo Lunghi, Feliciano Mariotti e Serafino Volpi.
Tra i suoi meriti, se così si può dire, l’aver radunato all’inizio del Novecento, una collezione di antiche maioliche derutesi e pugliesi, che il Comune di Deruta acquistò nel 1990 dagli eredi per una cifra ben consistente, per destinarla al Museo regionale della ceramica.
Succede così che a Deruta, caso unico in Italia, un luogo pubblico è stato  intitolato ad un esponente fascista che votò le leggi razziali.
Non se ne è accorto(!?) il sindaco, non se ne sono accorti gli anticraxi che di solito guardano con un occhio solo, e nessuno lo ha detto a Giancarlo Lehner   ex socialista, la cui  famiglia di origine ebraica, atea ed anarchica, fu tra le vittime delle torture della fascistissima banda Koch. Se lo avesse saputo, forse neanche lui avrebbe voluto una piazza per Craxi in quel di Deruta.
Franco Cocchi

23 gennaio 2011
 

Radiologia all’ospedale di Todi, tutto cambiato..in meglio

 

Il 16 Dicembre e il 5 Gennaio avete cortesemente pubblicato mie lettere di lamentela su un disservizio del  CUP di Todi e del servizio radiologia.
Sarà stata forse la mia pressante insistenza (lettere pubblicate dai 3 maggiori quotidiani umbri, dai principali notiziari web regionali, da una TV regionale, da un sito specializzato nella tutela del cittadino),
sarà stata l’evidenza clamorosa della situazione negativa da me denunciata, per la disparità di trattamento riservata ai pazienti di Todi rispetto a quelli di Marsciano, sarà stato l’arrivo di un nuovo Responsabile sanitario, ma finalmente una bella notizia: la USL2 mi ha risposto .
In sostanza, il metodo intollerabile con cui chi voleva fare una radiografia a Todi doveva prima prendere appuntamento al CUP, poi il giorno dell’appuntamento mettersi di nuovo in fila prendendo un numeretto
(che rendeva inutile e ridicolo il ruolo del CUP e costringeva i pazienti a fare la fila per prendere un appuntamento approssimativo e virtuale) è stato eliminato e corretto in favore dell’utente.
Quando si subisce un torto, quando la Pubblica Amministrazione ci tratta senza il dovuto rispetto, dobbiamo sempre reagire, nell’interesse nostro e in quello degli altri. Per cercare di cambiare le cose, laddove possibile. Per sfatare la leggenda che "tanto non si smuove niente".
La seconda buona notizia è che, come da me espressamente richiesto, il Direttore generale USL2 in persona, Dr. Legato, mi ha porto le scuse. Che accetto volentieri, essendo stato finalmente trattato, come pretendevo, con rispetto.
Maurizio Giannini

 

23 gennaio 2011
"Tre anni di amministrazione" a Todi, i motivi del libretto

A prescindere che è un diritto ed anche un dovere, da parte di un’Amministrazione, dare conto alla cittadinanza del proprio operato, ci sono due aspetti da porre sotto attenzione. Non è una novità che le Amministrazioni di Todi abbiano diffuso un opuscolo per informare i cittadini di quel che era stato fatto e quel che si aveva in proposito di fare. Le amministrazioni di Sinistra lo hanno prodotto più volte nel passato. La seconda considerazione è che si potevano anche risparmiare questi denari se non ci si fosse trovati di fronte ad una campagna pressante e piena di falsità del Centrosinistra, che ci accusa di non aver fatto niente, di non avere programmi in prospettiva, di essere degli incapaci e così via. La smettessero di raccontare ai tuderti le
fandonie! In tal caso noi non ci saremmo trovati nella necessità di smentirli, mettendo in condizione i tuderti di giudicare l’Amministrazione su fatti veri e concreti. Saranno appunto i concittadini a valutare i nostri atti amministrativi, ma per poterlo fare devono essere correttamente informati e non condizionati dalla mendacità e dalle strumentalizzazioni dei Sinistri: giovani marmotte e grandi mogol che siano.
Mario Epifani – Fiamma Tuderte

22 gennaio 2011

Lettera aperta al Presidente del Consorzio Tevere Nera
 
Egregio Presidente
Non le scrivo più per sostenere l’iniquità e l’inutilità dell’ente da Lei presieduto perché mi pare un parlare Tra sordi. Le ricordo soltanto che il confine tra il giusto e l’iniquo non passa attraverso il canale della legittimità derivante dalla legge Regionale del 2004, che ha voluto sostenere l’ente che stava perdendo tutti i contenziosi dinanzi alle commissioni tributarie. Una operazione quindi assai discutibile della quale lei ne è perfettamente cosciente. Il confine vero passa tra la opportunità di mantenere comunque in piedi un ente che non serve e quello invece di abolirlo. La Legge Regionale per sorreggerlo , è stata una delle peggiori che la Regione poteva fare.
Sulle motivazioni di diritto che pur ce ne sarebbero, non mi ci soffermo, le ripeto soltanto che è
"allucinante" che ad un cittadino arrivi una cartella di € 12 di cui 10.80 sono rappresentate da spese per mantenere l’ente ,l’emissione delle cartelle ,legali ecc.. come anche da lei candidamente ammesso qualche giorno fa durante la inopportuna e supponente conferenza stampa tenuta per rivolgere ulteriori " pressioni" al comitato anti- tassa. Le pare che un cittadino debba pagare magari
12€ dei quali solo 1,20 centesimi vanno a sostenere le spesa per il "beneficio" che l’utente tassato ne trae e gli altri 12.80 vadano a finanziare le spese per produrre scartoffie per pagare quel modesto tributo?. Non le pare che i 12.80 € "uguali per tutti "rendano la tassa comunque in giusta e certamente non in linea con il dettato costituzionale basato sulla "proporzionalità"tra imposizione e beneficio ricevuto? . Le commissioni possono continuare a dalle ragione sulla base della legge del 2004, perché quella devono applicare. Che le commissioni Tributarie le diano ragione" solo dopo il sostegno della legge regionale" questo non lo scordi mai; non significa automaticamente che la tassa sia giusta, traguardata sotto altri profili. Le pare che sia giusto che in un momento difficile come quello attuale si vada alla razionalizzazione della spesa, tagliando le Comunità Montane, riducendo speriamo il numero delle A.S.L., aumentando le tariffe, le tasse e i tributi di ogni genere, rimanga in piedi un ente che veramente non ha senso. Se il beneficio che genera e un beneficio generale e non specifico, non le pare che sarebbe più giusto semmai inserirlo nella fiscalità generale, anziché mantenere un ente che consuma tante risorse per il mantenimento di se stesso? Oppure No. Insomma si vuol mantenere un ente per mantenere le funzioni,che possono svolgere benissimo alti soggetti, o si vogliono mantenere le seggiole o i sgabelli per chi è chiamato ad amministrarlo , insieme agli esattori della tassa ?.
Le ho consigliato già un’altra volta di fare un gesto nobile che è quello di prender Lei l’iniziativa
di concordare con la Regione, modalità e tempi per la soppressione dell’ente, studiando a chi potrebbe essere trasferite il personale e le funzioni.
Questo si che sarebbe un bel gesto, che va nella direzione del federalismo e della razionalizzazione delle risorse. Tutto il resto, per stabilire chi ha torto o ragione sul piano giuridico è solo un esercizio per sviare l’attenzione dei cittadini, rispetto al problema politico che sta a monte.
L’ente deve essere soppresso , le funzioni che esercita,se utili al presidio del territorio no.
Questo è il vero nodo politico e non tecnico giuridico su cui Lei tenta, direi anche malamente di spostare il problema.
Sperando che vorrà dedicare la sua attenzione al vero interesse della collettività, che è rappresentato solo da quest’ultima scelta. Le invio i più cordiali saluti.
Ottavio Nulli Pero.

22 gennaio 2011
Ruggiano spende 15mila euro per "imbellettarsi" mentre Todi piange miseria

In questi giorni tutte le famiglie del Comune di Todi stanno ricevendo  il libro "Tre anni di amministrazione", resoconto della Giunta Ruggiano dal 2007 ad oggi.
Con deliberazione n. 376 del 9 dicembre 2010 la Giunta comunale ha autorizzato la spesa di 11.250 euro per la stampa di 10.000 copie del libro, ai quali andranno aggiunti i costi di spedizione.
È lecito domandarsi se di questi tempi, con i pochi soldi a disposizione, sia opportuno spendere una cifra prossima ai 15.000 euro per un’opera di pura propaganda.
Tanto per fare qualche esempio, quest’estate, per indisponibilità di una cifra simile (14.000 euro), sono stati annullati i centri estivi per ragazzi.
Le famiglie che hanno figli in età scolare hanno subito aumenti del 30% sulle tariffe per le mense ed il trasporto scolastico che questa inutile spesa del libro avrebbe potuto compensare.
Per sostenere le imprese in difficoltà il Comune ha trovato in tutto la misera cifra di 30.000 euro e ne spende 15.000 per farsi propaganda.
L’ascensore di Porta Orvietana è stato fermo per mesi, perché non si trovavano 25.000 euro e se ne trovano 15.000 per fare pubblicità a Ruggiano e alla sua giunta.
Insomma: si tagliano servizi essenziali e ancora una volta si spendono soldi inutilmente.
Un’altra grande prova del “governo del fare finta”, che pensa solo a farsi bello, ad imbellettarsi le labbra di rossetto, mentre la città si spegne.
Partito Democratico Todi

21 gennaio 2011
Castrini sulla chiusura del cavalcavia di Fratta Todina

Intendo esprimere tutto il mio disagio e rammarico nell’osservare la lungaggine burocratica che si è creata dietro la riapertura del cavalcavia sulla e/45 in direzione Fratta Todina.
L’A.N.A.S. di Perugia in data 10/05/2010 ha appaltato i lavori urgenti di ripristino del cavalcavia strutturalmente danneggiato al Km. 37+600 della Strada Statale 3 bis E/45 da ultimarsi in 140 giorni, quindi con ultimazione dei lavori prevista per la fine del mese di settembre 2010.
A tutt’oggi nonostante il collaudo statico effettuato in data 22.12.2010 la strada non viene riaperta al traffico, con un ritardo di quasi 120 giorni.
Questo perdurare della chiusura sta causando notevoli disagi a tutti i cittadini e pendolari che per motivi di lavoro si spostano dai comuni di Fratta Todina, Montecastello di Vibio e Marsciano.
Infatti questo disagio ha creato anche un danno economico, in quanto sono state penalizzate tutte le attivita’ commerciali, ricettive e turistiche ubicate nei tre comuni sopra citati.
Giancarlo Castrini

21 gennaio 2011
Centri per l’impiego, si taglia

L’Adiconsum e la Federconsumatori provinciale, denunciano il forte disagio che centinaia di Cittadini (cassaintegrati, disoccupati…) subiscono a causa della riduzione di organico, meno 56 dipendenti, attuata dall’Amministrazione Provinciale di Perugia presso i Centri per l’Impiego.
Decine e decine di lavoratori/ci della Provincia di Perugia addetti all’orientamento ed assistenza di disoccupati, cassaintegrati, immigrati … dopo 10 anni di lavoro presso i vari sportelli della provincia, il 31 dicembre 2010 si sono visti non rinnovato il contratto di lavoro.
Le Associazioni dei Consumatori denunciano la forte contraddizione dell’Amministrazione che un giorno si dichiara a fianco dei disoccupati e cassaintegrati, un altro giorno invece fa venir meno anche gli elementari strumenti di appoggio, a questi stessi cittadini, come appunto i centri per l’impiego.
Tanti lavoratori /ci che hanno perso il lavoro o che sono in cassa integrazione, per esempio nella dorsale appenninica, si vedono privati dei loro punti di riferimento istituzionale che, nel caso specifico di coloro che si trovano in cassa integrazione in deroga, rischia addirittura di penalizzarli ulteriormente di una somma pari al 30% di quel già piccolo salario.
Tutti gli uffici centrali e decentrati hanno avuto una riduzione del 70% del personale e per alcune realtà si arriva alla chiusura totale.
Molte di queste professionalità, che per ben 10 anni hanno operato negli uffici provinciali, erano entrate nell’organico della Provincia partecipando ad un pubblico bando. Tra queste, molte non hanno mai interrotto il loro rapporto di lavoro ed avevano addirittura sottoscritto i progetti per l’apertura dei primi centri per l’impiego e l’orientamento.
La scelta della Amministrazione Provinciale di Perugia risulta incomprensibile nel momento di forte crisi occupazionale e dove un giovane su cinque(vedi ISTAT) non trova lavoro e tanti sono in cassa integrazione e “devono trovare aiuto per riconvertirsi.”
Perché questa scelta?Perché si vuol perdere professionalità preziose ed acquisite?Forse per reintegrarle con nuovi ed ancor più malleabili precari?
Federconsumatori Provinciale Perugia     Adiconsum Provinciale Perugia
Alessandro Petruzzi                                       Francesco Ferroni

20 gennaio 2011
Il cavalcavica sulla E5 per Fratta Todina

A distanza  oramai di mesi dalla chiusura del cavalcavia sulla SS 3 bis “Tiberina” all’altezza di Fratta Todina, ancora non si hanno notizie sulla data certa di riapertura al traffico. Nonostante i lavori di demolizione e ricostruzione siano stati ultimati da un mese, il cavalcavia continua a rimanere interdetto al traffico veicolare. Siccome  risulta che sia stato anche sottoposto a collaudo tecnico, perché ancora non si è provveduto a riaprirlo per alleviare, in questo modo, il disagio di tutti coloro che quotidianamente per raggiungere Fratta Todina o per recarsi a Todi e tornare devono allungare ingiustificatamente il proprio percorso, con conseguente aggravio di costi e tempo? Il Sindaco di Fratta Todina ha fatto tutto ciò che era nelle proprie disponibilità per cercare di tutelare il più possibile i propri concittadini , cercando di limitare nel tempo la durata dei lavori con i conseguenti disagi che inevitabilmente  ne sarebbero derivati? Ha esercitato le dovute sollecitazioni presso le autorità competenti per evitare lungaggini ed esigere una celere riapertura del cavalcavia?
Nell’attesa si auspica che sia fatta chiarezza e che il cavalcavia sia reso il prima possibile usufruibile dagli automobilisti al solo e primario scopo di rendere un servizio al benessere della comunità.
Cinzia Moriconi-coordinatrice PdL Fratta Todina

20 gennaio 2011
Rischio di blocco lavori a Pianello per la crisi della BTP

Le organizzazioni sindacali  filllea cgil filca cisl e feneal uil vogliono portare a conoscenza di tutti la grave situazione in cui versa la societa’  btp affidataria dei lavori della   ss. 318 ( Pianello – Valfabbrica) sull’asse perugia  – ancona per la societa’ quadrilatero.
Il protrarsi della grave situazione economica e finanziaria che sta attraversando la societa Btp di Firenze rischia di fermare i lavori del cantiere di Pianello che finalmente dopo tanti ritardi sembrava partito a pieno regime.
Purtroppo i costanti ritardi nei pagamenti degli stipendi e dei fornitori sembrano arrivati ad una situazione non piu’ sostenibile, i fornitori, causa ritardo pagamenti, hanno bloccato le forniture dei materiali, e gli operai riunitisi in assemblea il giorno 19/01/2011 hanno proclamato lo stato di agitazione che senza notizie da parte dell’azienda entro martedi 25 gennaio  sul pagamento degli stipendi di dicembre, sfocera’ nello sciopero di tutte le maestranze per il giorno mercoledi 26 gennaio.
Vista la situazione che si e’ venuta a creare con la possibiita’ non remota di un  blocco dei lavori dell’opera che ha un importanza strategia per tutta la comunita’, chiediamo un intervento urgente di tutte le istituzioni, in primis la regione la regione dell’Umbria in qualita’ di socio della societa’ quadrilatero per mettere in campo tutte le strategie possibili per scongiurare tale possibilità.
FILLEA  CGIL     FILCA  CISL   FENEAL UIL

19 gennaio 2011
La mobilità per i giovani a Perugia
 
La nostra città è conosciuta nel mondo come pioniera nel settore della mobilità alternativa, ma il trasporto pubblico locale è entrato in sofferenza nell’ultimo periodo. La causa di questa difficile situazione è prima di tutto un profondo squilibrio tra i passeggeri che viaggiano nel comune di Perugia, ovvero il 60% del trasporto pubblico dell’intera regione Umbria, e i fondi con cui la mobilità viene finanziata, cioè solamente il 16% del totale della nostra regione. Dunque Perugia, come legittimamente ci si aspetta dalla città capoluogo, offre un servizio regionale a tutta la popolazione umbra, che però viene interamente pagato dai soli cittadini perugini. Ad aggravare questa situazione già complessa è arrivata la finanziaria del governo che colpisce tutti i servizi ai cittadini, compreso il trasporto pubblico, che viene ridotto di quasi la metà rispetto all’anno scorso.
Di fronte alla scelta del governo di scaricare i problemi economici dei conti pubblici sulle spalle degli enti locali e delle persone, riteniamo utile che gli enti locali ribaltino la situazione e vadano controcorrente. Per questo offriamo le nostre riflessioni agli amministratori locali per contribuire in maniera efficace a quelle scelte che il Sindaco Boccali ha giustamente definito: “Coraggiose, difficili, ma necessarie.”
In primo luogo ci sembra utile rivedere gli orari dei mezzi pubblici. Va aggiornato il sistema con cui vengono stabilite le corse degli autobus, passando da delle scadenze fisse e regolari (ad esempio una corsa ogni 20 minuti) a delle scadenze flessibili e dipendenti dalla effettiva quantità di passeggeri a seconda delle diverse fasce orarie della giornata (ad esempio per quello che riguarda gli studenti sarebbe utile intensificare le corse che coincidono con l’ingresso e l’uscita di scuole ed università, riducendo invece le corse nei periodi morti della giornata).
Inoltre crediamo che sia importante soffermarci anche sugli orari di chiusura degli impianti che compongono la mobilità alternativa della nostra città. È utile imparare dalla sperimentazione fatta durante i grandi eventi dell’apertura prolungata del minimetrò, degli ascensori e delle scale mobili. Durante queste manifestazioni il centro storico ed i quartieri toccati da questi mezzi di trasporto si popolano e sono più vivibili anche oltre i soliti orari. Crediamo che questa sperimentazione può portare dei benefici se allargata anche nei finesettimana di tutta la stagione primaverile ed estiva, periodo nel quale il centro è maggiormente frequentato, allungando così l’apertura dei mezzi sopra citati fino all’ora di chiusura dei locali. L’intento è appunto quello di poter far vivere il centro storico ed i quartieri cittadini agevolando l’accessibilità a tutti coloro che non vi abitano, così da garantire automaticamente un miglioramento della vivibilità.
Un’altra questione molto sentita dalla cittadinanza e strettamente collegata alle problematiche finanziarie a livello regionale e ai tagli economici imposti dal governo è l’aumento del costo del biglietto del trasporto urbano. Su questa tematica noi crediamo che sia possibile contenere il costo del biglietto rivedendo le scelte da poco prese dall’amministrazione. La proposta che avanziamo è quella di introdurre due tipologie di biglietto differenti: una che mantenga le caratteristiche del biglietto integrato Unico Perugia, che permette di utilizzare tutti i mezzi del trasporto pubblico locale entro 70 minuti dalla timbratura, un’altra tipologia da introdurre che preveda ad un costo ridotto l’utilizzo di uno solo di questi mezzi di trasporto, non l’integrazione di più servizi, e che duri sempre 70 minuti.
Crediamo inoltre che la popolazione studentesca, soprattutto a fronte del caro-vita e degli aumenti delle spese universitarie, uniti ai tagli della Gelmini a Borse di Studio, Collegi e mense, debba essere tutelata garantendogli costi agevolati su biglietti ed abbonamenti come già avviene per altre categorie sociali, ad esempio gli over-65 con la formula Senior.
Ultima questione sotto gli occhi di tutti è la necessita di ottimizzare i percorsi e i mezzi pubblici che attraversano il vasto territorio comunale di Perugia. Per rendere più efficiente il trasporto pubblico, evitando che girino autobus grandi e vuoti, ma garantendo comunque la copertura di tutte le zone della città, dalle frazioni ed i borghi periferici, alla città densa e all’acropoli, proponiamo di creare dei punti di convergenza ed interscambio tra tipologie diverse di mezzi di trasporto: buxi, autobus, minimetrò, treni.  In particolare crediamo sia utile collegare con autobus le zone della città densa che hanno un numero di passeggeri utile a coprire la stazza del mezzo, mentre con buxi le zone periferiche che hanno minore utenza, razionalizzando le risorse e riducendo contestualmente l’inquinamento.
Infine pensiamo che sia importante introdurre, soprattutto nel fine settimana, la sperimentazione della mobilità notturna, migliorando i collegamenti tra i quartieri nei quali risiedono maggiormente gli studenti, quelli dove sono presenti collegi universitari ed il centro storico. In questo caso prevedere, come richiesto dalle organizzazioni studentesche, una “circolare” che unisca di notte queste zone della città può solo migliorare la mobilità di giovani e studenti, in particolare i fuorisede e i non patentati, garantendo anche maggior sicurezza e vivibilità nel centro storico e nei quartieri limitrofi.
Con questo documento i Giovani Democratici di Perugia intendono dare un contributo positivo all’attività dell’amministrazione, nella speranza che le proposte contenute vengano prese in considerazione e condivise. Soltanto tramite un’attività diretta e positiva di collaborazione con il governo della città sarà possibile migliorare Perugia sotto vari punti di vista e soprattutto su temi così importanti e sentiti dalla cittadinanza perugina e giovanile.
Giovani Democratici Perugia

19 gennaio 2011
Il depotenziamento dell’ospedale di Assisi
 
Da alcuni anni si torna periodicamente a parlare sia da parte dei consiglieri di maggioranza che di opposizione del depotenziamento dell’ospedale di Assisi. E sempre abbiamo udito le risposte tranquillizzanti del sindaco Ricci che, sollevando di fatto dall’incarico l’assessore di Assisi delegato alla sanità, con il solito sorriso di chi vuol far intendere di saperla lunga, ha sempre assicurato l’eliminazione degli inconvenienti ospedalieri, sbandierando contatti con gli organi sanitari. Ciò è riscontrabile dai resoconti dei consigli comunali. I fatti però sono altri.
È in atto, da parte della USL 2 dell’Umbria, un’offensiva progressivamente distruttiva, subdola ed efficace, nei confronti dell’ospedale di Assisi.
L’inizio risale alla mancata sostituzione del primario ostetrico ginecologo, passato ad altro ospedale ormai da oltre 3 anni. Proseguita poi con la progressiva riduzione di risorse, sempre più destinate altrove; nella ormai cronica carenza di organico medico e paramedico; nel depotenziamento del servizio di anestesia e rianimazione, nella mancata reintegrazione del personale andato in pensione (i tecnici di laboratorio sono costretti a turni di reperibilità massacranti); nel depotenziamento della divisione di Chirurgia; nella chiusura del punto nascita.
Ultimamente addirittura si vocifera sul proposito di alienazione della struttura di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva, storicamente fiore all’occhiello del nosocomio per professionalità ed efficienza, che verrebbe ricondotta sotto la struttura della media valle del Tevere, per logiche non comprensibili, ma certo non meritocratiche né funzionali.
Nel giro di poco tempo ancora, un ospedale come questo, utilizzato ed apprezzato dall’utenza non solo locale e regionale ma anche internazionale, visto il numero dei turisti che visitano annualmente questa città (ricordiamo i numerosi ringraziamenti apparsi sulla stampa estera ad opera di utenti stranieri che hanno avuto assistenza presso l’ospedale), sarà ridotto ad una struttura ambulatoriale di scarsa qualità e ad una lungodegenza per anziani.
Tutto questo è avvenuto e prosegue sotto lo sguardo indifferente, anche se sempre suadente, di Ricci, che passerà alla storia come il sindaco che ha assistito allo smantellamento progressivo dell’ospedale di Assisi senza muovere efficacemente un dito, se non attraverso ripetitivi comunicati stampa per far parlare di sé, facendo sempre intendere che i suoi incontri erano risolutivi ed invece, come riscontrabile dai fatti, totalmente inefficaci.
Giorgio Bartolini Candidato sindaco di Assisi

 
18 gennaio 2011
Puntualità dei treni a rischio

Esiste una concreta possibilità che la regolarità del servizio regionale, su tutto il territorio nazionale ad
eccezione della Lombardia, nell’immediato futuro subisca considerevoli perturbazioni, in particolar modo su
quanto concerne la puntualità della partenza e dell’arrivo dei treni, pendolari e non.
Un’improvvida quanto inattesa e approssimativa disposizione operativa del Responsabile Nazionale
della Produzione Regionale di Trenitalia, guarda caso emanata a ridosso delle ferie natalizie, impone, senza
esplicitare in che modo, ai macchinisti del trasporto regionale, ad eccezione di quelli della Lombardia, di
ottemperare agli obblighi relativi alla messa in servizio del treno e alle verifiche inerenti la sicurezza
dell’esercizio, nello stesso tempo in cui prima le stesse operazioni venivano fatte in due agenti.
Se fin’ora le ricadute sulla regolarità del servizio offerto alla clientela sono state contenute è stato solo
grazie al profondo senso di responsabilità di quei macchinisti che, pur di far partire in orario il treno, si sono
presentati al lavoro prima di quando loro comandato, regalando quel tempo di lavoro all’Impresa.
Una situazione, non certo ammissibile ancora per molto tempo, che vede, come troppo spesso accade nei
rapporti con le Divisioni di Trenitalia, il sindacato pronto ad un confronto risolutivo della problematica e la
dirigenza arroccata su un’indisponibilità di sostanza a qualsivoglia modifica del suo operato.
Il Segretario Regionale FAST-FerroVie/Confsal Stefano Della Vedova

18 gennaio 2011
Afghanistan: il silenzio è più efficace delle  parole

Un altro soldato italiano ucciso in Afghanistan. Presidente della Repubblica, ministri del Governo, non potreste risparmiarci le ennesime espressioni di "profonda commozione", di "partecipazione al dolore dei familiari", di "dolore e cordoglio"?
Non potreste fare a meno di ricordarci che la bare italiane sono il  "carissimo contributo pagato dai nostri soldati nella loro quotidiana lotta contro il terrorismo internazionale"?
Lo sappiamo, lo sappiamo. E conosciamo bene il vostro sincero dolore.
Ma  alle volte il silenzio è più efficace delle  parole, che ripetute troppe volte, finiscono per perdere senso.
E vi assicuro che senso non hanno per coloro che il dolore lo provano davvero.
Molti italiani, forse la maggior parte, aspetta da voi una sola cosa: che i soldati li facciate tornare a casa.
E sarebbe molto triste se questa decisione fosse presa solo quando sarà il popolo americano ad essere  stanco di vedere la bare dei marines.
Elisa Merlo

17 gennaio 2011
Wi-fi libero nei centri storici dell’Umbria

Tutti si lamentano del continuo ed inesorabile declino della nostra regione, per mancanza di nuova imprenditorialità, innovazione tecnologica  ma anche per mancanza di una progettualità chiara di sviluppo.
API Umbria ritiene che la Regione con tempismo e poca spesa debba attivarsi per inserire nei prossimi mesi, prima cioè della stagione turistica estiva, il wi-fi libero in tutti i centri storici dell’Umbria, per far diventare le piazze reali anche piazze virtuali dove turisti e giovani possano ritrovarsi per dialogare con altre realtà vicine e lontane. E’ una prima e piccola cosa a costo zero, ma se la politica incominciasse a far tesoro di proposte di questo tipo invece di restare una casta sempre più odiata dalla gente sarebbe già un bel passo avanti.
Le nuove norme di attuazione  governativa, per superare i ritardi in tema di connettività telematica nel nostro paese dovuti a ragioni culturali ed economiche, devono vedere gli enti pubblici locali in prima linea e questa è una buona occasione per accorciare le distanze, superare i limiti imposti da infrastrutture ancora carenti creando così nuove opportunità.
Vi sono molti comuni in Umbria che non sono serviti adeguatamente e pertanto API Umbria ritiene che sia giunto il momento di superare questo gap con l’intervento della Regione che ha mezzi e personale adeguato per attivarsi sin da subito
Direttivo API Umbria

17 gennaio 2011
Biodigestore di Olmeto/Sant’Elena, parlano gli allevatori

Da oggi si cambia; da troppo tempo ormai il settore zootecnico ed agricolo sono beffeggiati da alcuni soggetti ingrati a chi con il duro lavoro  quotidiano garantisce la qualita’ e la genuinita’ dei prodotti che quotidianamente finiscono nelle tavole di tutti gli italiani.  Non ci si puo’ lamentare delle “uova alla diossina”, della “mucca pazza” dell’”aviaria” e dell’”influenza suina”se si tenta in tutti i modi spesso anche poco rudimentali di distruggere le aziende che producono e allevano nel territorio dietro la facciata dei Movimenti della qualita’ della vita.    I prodotti alimentari non fanno forse parte della qualita’ della vita?  Forse e’ meglio mangiare carne che arriva da chi sa dove?  Con quale coraggio si parla di tutela della qualita’ della vita se si fa mangiare ai nostri figli prodotti non controllati e non garantiti da nessuno. Un atteggiamento serio da parte di questi soggetti potrebbe essere ad esempio pretendere la tracciabilita’e rintracciabilita’ delle carni suine e non inutili demagogie.  Nessuno puo’ affermare che un settore non sia una grande risorsa, ricordiamo che la nostra Italia e’ una Repubblica fondata sul lavoro e ogni lavoro onesto e’ degno    di rispetto anche le piccole e medie imprese che sono considerate il “motore” della nostra economia. Tutti i settori   sono importanti specialmente per quelle famiglie che ci vivono e che si trovano in serie difficolta’a causa della chiusura delle proprie aziende. Riguardo alla soccida ricordiamo che e’ un   normale contratto contemplato e disciplinato dal Codice Civile e che quindi e’ a tutti gli effetti una pratica legale e riconosciuta e volerla demonizzare non e’ altro che una lesione della liberta’ imprenditoriale individuale.  La risposta a questa assurdita’ forse e’ che il Movimento per la qualita’ della vita e’ troppo impegnato nelle sue “battaglie” per rendersi conto che a tutti gli effetti siamo in un mercato libero europeo.  Per quanto riguarda l’impianto di trattamento dei reflui zootecnici  di Olmeto/S.Elena ricordiamo che per anni e’ stato preso come esempio da tutta Europa per le soluzioni tecnologiche adottate  ora e’ soltanto arrivato il momento di ammodernarlo e di darne la gestione ad aziende specializzate che ne abbiano la completa responsabilita’ civile,ambientale e penale.                                       
A tutela dei allevatori e dei cittadini stessi in merito alle analisi  dei pozzi chiediamo chiarezza sulla tipologia delle analisi effettuate ed una vera relazione fatta da organi competenti che ne imputi in maniera inequivocabile  la responsabilita’  alla pratica  agronomica di fertirrigazione, qualora fosse riscontrato inquinamento; come insinuato dal Movimento per la qualità della vita. Alla luce di questa situazione drammatica di tutto il comparto zootecnico e agricolo chiediamo alle Autorita’ competenti di prendere decisioni che abbiano a cuore la Vera qualita’ della vita che solo il settore primario puo’ garantire.                                    
Movimento Agricoltori Allevatori

16 gennaio 2011
Assemblea a Terni sulla Tassa "Tevere Nera"

Il livello qualitativo della politica sia a livello comunale che regionale impone che alcune battaglie riprendano vigore perché l’assuefazione alle pretese vergognose di chi ritiene di trattare i ternani e gli umbri più in generale come fossero degli zombie non può passare. Su questo fronte ci sono state varie azioni e qualche errore di strategia.
La prima di queste cercò di far svolgere un referendum abrogativo con la raccolta di migliaia di firme ma la maggioranza in Regione, a cominciare da assessori e consiglieri ternani di centrosinistra,  fece di tutto per sabotare quella iniziativa. Con la seconda, quella dei ricorsi in Commissione Tributaria di I e II grado, cercammo di ottenere giustizia ma, se quella ordinaria funziona poco e male, figurarsi quella Tributaria, con atteggiamenti ondivaghi da far paura. La terza azione è stata quella delle elezioni del Consiglio di Amministrazione del Consorzio che ha visto stravincere la linea del NO alla tassa ma, senza molti scrupoli, ha visto anche capovolgere le posizioni di alcuni eletti, in modo fin troppo rocambolesco, passando dal NO al fronte opposto. Ma nel 2012 scade l’attuale consiglio e si torna a votare e non credo che si possa sbagliare una seconda volta eleggendo candidati voltagabbana. Ora occorre tornare all’azione politica parlando con la Città in modo più chiaro di come è stato fatto fino ad oggi. Troppi consiglieri regionali in questi anni facevano furbescamente i contrari all’acqua di rose a Terni, Narni, Amelia mentre a Perugia votavano a favore e sostenevano la Tassa.  Questo equivoco deve finire.
Il Sindaco dica con chi sta e perché. I singoli consiglieri regionali e comunali votino i nostri documenti, come l’Atto di Indirizzo che giace da mesi in III Commissione Bilancio. Perché l’Assessore Regionale Cecchini si rifiuta di venire a Terni a confrontarsi democraticamente con noi, offendendo Terni con questo suo atteggiamento? Il PD ci spieghi come un suo Assessore possa agire in spregio a criteri più elementari di correttezza nei rapporti istituzionali.
Si dica quali partiti gestiscono oggi assunzioni familiari al Consorzio e per conto di chi. Tutti sanno ma nessuno parla.    
Stanno di nuovo piovendo fino a due e tre avvisi ad ogni famiglia in cui la tassa è spesso inferiore all’euro ma la somma finale è venti volte superiore a causa delle spese e degli aggi di riscossione, un’offesa alla dignità delle persone.
Sulla vicenda del Consorzio tevene Nera c’è chi continua a guadagnare ed arricchirsi a fronte di una massa di cittadini che è costretto solo a pagare.
Noi diciamo basta. Il Sindaco ha dormito fin troppo su questo problema è ora che dica ufficialmente se intende cominciare a difendere gli interessi dei cittadini che rappresenta o quello dei gruppi di potere che lo sostengono.
E’ per questo che abbiamo proposto una manifestazione a Terni,a Palazzo Spada, lunedi 24 gennaio alle ore 15,30 in Consiglio Comunale
analogamente alle decine di volte in cui interessi di rilievo ben inferiore sono stati ascoltati dal Sindaco e dalla Conferenza dei Capigruppo. Il primo cittadino, almeno in questa occasione,  dovrà assumersi le proprie responsabilità e dire una parola di verità su questo annoso problema.
Enrico Melasecche

15 gennaio 2011
Di Todi se ne scrive anche in Australia

Abbiamo appena avuto, da uno dei giornalisti presenti al convegno "la Città ideale 20 anni dopo", svoltosi nello scorso Dicembre, la conferma che il Sidney Morning Herald  ha pubblicato un articolo sull’evento e soprattutto su Todi.
Il giornalista, cui va tutta la nostra gratitudine, è DESMOND O’ GRADY.
Il link per leggere l’articolo è:
http://www.smh.com.au/travel/the-pitfalls-of-paradise-20110114-19qoq.html
Dall’articolo, come del resto era già emerso dal Convegno, traspaiono luci e ombre di Todi. Una grande notorietà internazionale, un glorioso passato, un presente pieno di rischi se non si trovano soluzioni ai problemi.
Todiviva si augura che un rinnovato interesse della stampa internazionale possa dare nuovo slancio alla nostra Città. Naturalmente questo non basta, e l’Associazione si sta attivando per elaborare delle proposte per una strategia di sviluppo di Todi, da sottoporre alle Amministrazioni competenti.
A questo proposito, dato che siamo convinti che solo dalla partecipazione possa nascere una nuova coscienza civica e un rinnovato orgoglio di essere tuderti, invitiamo tutti coloro (associazioni, privati, imprenditori, liberi professionisti) che hanno interesse a discutere l’argomento e avanzare delle proposte, a mettersi in contatto con  noi.
Maurizio Giannini

14 gennaio 2011
Comunità montane in Umbria, come la vede la Cisl

Riforma delle Comunità montane e associazionismo dei comuni in primo piano. La Cisl Umbria, assieme alla categorie degli agroalimentraristi (Fai Cisl) e della funzione pubblica (Fp Cisl), si è riunita questa mattina a Deruta in un’assemblea particolarmente partecipata con i propri quadri delegati sindacali, Sas e Rsu del settore interessato per approfondire il disegno di legge preadottato dalla Regione.
Interesse espresso dal segretario regionale Cisl Claudio Ricciarelli e dai segretari generali regionali Fai Cisl Dario Bruschi e Fp Cisl Ubaldo Pascolini per il percorso avviato in Regione: condivisione per la volontà dimostrata di intraprendere un percorso di semplificazione del sistema istituzionale e amministrativo esistente più volte suggerito dalla Cisl (si cancelleranno 11 enti tra Ati, Comunità Montane, Arusia per creare un’unica Agenzia regionale con competenze operativo-tecniche). “Siamo fiduciosi –hanno fatto sapere i segretari- che il percorso sia supportato dal coraggio dei soggetti coinvolti in vista di una riqualificazione della spesa pubblica, riducendo costi impropri e improduttivi. In questo modo, anche in un momento di crisi economica sarà possibile continuare a mantenere i servizi sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo ed evitare un aumento della pressione fiscale”. Altro elemento che convince la Cisl è il fatto che con questa riforma si restituiranno ruoli e funzioni ai livelli elettivi a partire dai Comuni sottoforma di “Unioni” e si valorizzeranno le funzioni pubbliche di gestione delle politiche del territorio e della montagna attraverso l’Agenzia. Condivisione espressa dall’assemblea riguardo alla garanzia concernente l’occupazione e la stabilizzazione dei lavoratori a tempo determinato, degli stagionali, legge 61 dei territori terremotati e riconoscimento delle professionalità acquisite.
Sui tempi di realizzazione, la Cisl –che ha espresso la volontà di essere protagonista dei cambiamenti- crede possibile la firma dell’accordo sindacale entro la fine del mese di febbraio per procedere successivamente all’approvazione della legge in Consiglio e allo snodarsi di tutte le fasi applicative entro la fine dell’anno. Prima, però, alcuni elementi dovranno essere migliorati come il sostegno e la condivisione del complessivo processo di riforma da parte di tutto il sistema delle autonomie locali, il coinvolgimento attivo delle due province, il rendere davvero effettivo, uniforme ed esclusivo su tutto il territorio e per tutti i comuni l’esercizio delle funzioni associate attraverso l’ “Unione” per facilitare il sistema di affidamento in convenzione di parte delle competenze precedentemente svolte dalle Comunità Montane. Inoltre, nel corso dell’incontro si è trattato della necessità del trasferimento certo e stabile di risorse da parte della Regione alle future “Unione dei Comuni”, del coinvolgimento attivo dei Comuni di Perugia e di Terni, di premiare e incentivare l’associazionismo dei piccolissimi comuni, di costruire un progetto di impresa solido per l’attività florovivaistica, di definire un modello di governance efficiente, efficace e qualificato per l’Agenzia forestale regionale, di valorizzare le competenze, professionalità ed esperienze acquisite del personale e di facilitare un processo di riorganizzazione dei Consorzi di Bonifica.
Livia Di Schino Ufficio stampa Cisl Umbria

14 gennaio 2011
Autostrada E45, parliamone prima che sia troppo tardi

È notizia di questi giorni che il Ministero dell’Ambiente ha dato il via libera alla valutazione di impatto ambientale per il progetto di trasformazione della E45 in autostrada. È questo un primo passo, in attesa del nulla osta definitivo e del reperimento di tutte le risorse necessarie.
Prende sempre più corpo, quindi, l’ipotesi di definizione del progetto con numeri impressionanti: 10 miliardi di euro di investimento, 11 anni di cantieri, 396 chilometri, 139 tra ponti e viadotti, 20 cavalcavia, 83 svincoli e uscite, 15 stazioni di servizio.
Se tutto andrà nella direzione tracciata, la nuova autostrada attraverserà 6 regioni, 12 province e 49 comuni. Tra questi, il Comune di Todi.
Lo stato di avanzamento del progetto ci impone, quindi, di trattare con urgenza l’argomento e di intavolare una discussione finora trascurata, allargando la riflessione alla più complessa partita della viabilità e delle infrastrutture a servizio della città.
È evidente a tutti, infatti, che buona parte dello sviluppo del nostro comprensorio passi per la bontà dei collegamenti viari, come è altrettanto chiaro che la trasformazione della E45 in autostrada muterebbe profondamente la situazione attuale, anche e soprattutto per i cittadini residenti.
Di fronte a tutto ciò, credo che alla città serva discutere apertamente della questione e maturare un’idea quanto più possibile condivisa sul progetto di trasformazione della E45 in autostrada, prima di tutto in Consiglio comunale, chiedendo all’Amministrazione di conoscere lo stato delle cose,  definendo come ci si intenda muovere in argomento e delineando quanto più possibile gli scenari futuri, onde evitare di trovarci di fronte a scelte compiute altrove.
È necessario che il progetto venga reso noto a tutti e discusso.
Quali opportunità si possono cogliere da tutto ciò? Quali gli svantaggi da evitare? Quale impatto sul territorio e sull’ambiente? Si svilupperà una viabilità alternativa per il traffico dei residenti? Saremo costretti a pagare continui pedaggi? Si studieranno forme di esenzione? Cosa comporteranno i lavori di adeguamento? Quante e quali delle attuali quattro uscite per Todi (Collevalenza, San Damiano, Ponterio, Pantalla) resteranno, immaginando sia difficile che, delle ottantatre complessivamente previste, quattro spettino a Todi? Quali collegamenti con la città ed il nuovo ospedale di Pantalla?
E poi, in attesa della definizione del progetto e della sua eventuale realizzazione con tempi di almeno dieci-dodici anni, cosa ne sarà degli adeguamenti della E45, assolutamente urgenti e non rinviabili? Quale livello di ordinaria e straordinaria manutenzione verrà assicurato per evitare che la principale strada di collegamento del territorio continui a presentare evidenti criticità, prima fra tutte quella del pessimo stato del manto stradale?
Dalla discussione non potrà rimanere certo esclusa, peraltro, la questione dello sviluppo di altre forme di viabilità, con particolare riferimento al potenziamento della linea ferroviaria Terni-Perugia-San Sepolcro. Oggi più che mai, cogliendo anche la positiva novità della costituzione dell’azienda unica regionale per i trasporti, il nostro comprensorio deve tornare a chiedere investimenti sul trasporto ferroviario che per molti – residente e non – costituisce e potrebbe costituire una valida alternativa al trasporto in auto.
Carlo Rossini Segretario Pd Todi

13 gennaio 2011
Pubblicità occulta per il nucleare
 
Il Forum Nucleare Italiano si dilunga su L’Unità del 12 gennaio, per dimostrare che "non è, e non vuole essere, un’organizzazione al di sopra delle parti", e che  "non si finge neutrale".
D’accordo, però il Forum dovrebbe spiegare perché ha realizzato uno spot che si finge neutrale; che simula imparzialità; che dà ad intendere agli  spettatori non particolarmente attenti (sono tanti) che la conversazione tra i due giocatori di scacchi abbia il solo intento di "dare un contributo significativo al rinnovato dibattito sull’opzione nucleare".
In realtà, al di là dei discorsi, lo spot, con mezzi velati, mascherati, tende a far propendere la simpatia dello spettatore, verso il giocatore a favore del nucleare, che muove i pezzi bianchi, che ha la voce più calda e suadente, che ha un’espressione più buona. Perché non limitarsi a valide argomentazioni per persuadere l’ascoltatore, anziché ricorrere a mezzi ingannevoli?
Veronica Tussi

13 gennaio 2011
Il Sindaco di Norcia sta coi Santi

“Il dibattito di questi giorni sul richiamo o meno, nello Statuto regionale, dei Santi Benedetto e Francesco, sta portando alla luce un forte disagio e una divisione che minacciano di riconoscere e di valorizzare, anche simbolicamente, il debito di civiltà che il patrimonio storico e culturale umbro ha contratto con la nostra profonda tradizione cristiana. Si discute sull’opportunità di richiamare nel nostro Statuto i Santi dai quali abbiamo ereditato valori di vita, richiamando anche argomentazioni ispirate al principio della laicità: ma per arrivare dove e ottenere cosa? Nel piccolo della nostra Regione, da sempre impregnata di religione, di spiritualità e di ethos cristiano, stiamo rischiando di ottenere lo stesso risultato avuto nella Carta Costituzionale europea, con l’assenza di un esplicito riferimento a Dio e alle radici cristiane dell’Europa. In questo difficile momento, invece, la forza dell’insegnamento benedettino e dell’insegnamento francescano, dovrebbe costituire un punto di riferimento prezioso, in grado di offrire una prospettiva alle nostre esistenze, tanto nella dimensione dell’impegno quotidiano quanto in quella dello spirito. Questi insegnamenti consentirono di gettare il seme di un linguaggio comune: pensiamo solo alle innumerevoli comunità monastiche diffuse in ogni parte del continente. Nel Trattato costituzionale europeo ci si è rifiutati di esprimere con chiarezza questa verità così semplice ed evidente. Si è voluta negare un’identità radicata nella storia e nella cultura in nome di una difesa ipocrita e strumentale della laicità delle Istituzioni pubbliche. Non commettiamo lo stesso sbaglio. La forza del messaggio di S. Benedetto, le indicazioni chiare ed esigenti della sua Regola rappresentano in questo senso un richiamo per tutti noi. E lo sprono è soprattutto per chi è impegnato nella vita pubblica, in una fase in cui una politica in crisi di identità sta perdendo anima e sostanza; gestisce con fatica l’oggi senza indicare una salda prospettiva per il domani. Disponiamoci a seguire l’esortazione della Regola benedettina che dice: “è ora di scuotersi dal sonno!”. E’ un’esortazione la cui forza ha raggiunto – e raggiunge ancora oggi – credenti e non credenti. E’ un richiamo a farsi carico delle proprie responsabilità, ciascuno nel suo ambito di vita e di lavoro.
Abbiamo il dovere di conciliare le prerogative di uno Stato laico con le direttive della nostra Chiesa, per affermare i diritti fondamentali della persona umana, interpretando la laicità non come ostilità alla religione ma, al contrario, come impegno a garantire a tutti, singoli e gruppi, nel rispetto delle esigenze del bene comune, la possibilità di vivere e manifestare le proprie convinzioni religiose. Dobbiamo ritornare al primato della persona, unico terreno su cui pensare un rinnovamento culturale e politico, soprattutto in questo momento di scontro e confronto tra culture e fedi diverse che troppo spesso lasciano spazio agli estremismi.
Il nostro Statuto regionale “si nutre” dell’eredità cristiana lasciata dai nostri Santi e non si può comportare in modo neutrale rispetto a questa eredità. E’ importante che questa eredità resti salva, venga protetta e adeguatamente valorizzata, andando oltre il timido riferimento attualmente presente. San Benedetto, che Papa Paolo VI ha proclamato Patrono Principale d’Europa, e San Francesco, Patrono d’Italia, sono esempi luminosi di santità, maestri di civiltà che propongono un’equilibrata ed adeguata visione delle esigenze divine e delle finalità ultime dell’uomo. Sono guide che suscitano sentimenti di integrazione culturale, fraternità autentica e costante e di pace. Non possiamo prescindere da questi valori se nostro intento è quello di rinnovare e di governare il mondo.
E chi dovrebbe sentirsi in dovere e avere l’obbligo morale di portare l’esempio di questi antichi maestri di umanesimo, se i loro ‘corregionali’ ne fanno un terreno di discussione anziché un inestimabile tesoro di cui vantarsi e farsi paladini?”
Il Sindaco di Norcia Gian Paolo Stefanelli

12 gennaio 2011
La Messa nella cripta del Duomo di Todi

Nella mia lettera aperta del 31 dicembre 2011 proponevo alle Istituzioni Civili ed Ecclesiastiche della Città di Todi e del Comprensorio Tuderte l’importanza di valorizzare il Duomo di Todi come "un centro spirituale e civile e sede elettiva    d’incontro di una comunità che ha bisogno di un centro di riferimento sia delle attività religiose che di quelle culturali e civili, sinergiche con le prime.
Dopo il dicembre 2010 la Concattedrale è di nuovo utilizzabile ed il nostro Vescovo ha potuto celebrare la Messa dell’Epifania senza problemi, tranne quella della modesta partecipazione dei fedeli, ma questa riattivazione è durata poco perché domenica scorsa il Capitolo e la Parrocchia che ha sede nella Concattedrale hanno deciso il ritorno delle Messe nella Cripta fino alla prima primavera, scelta questa motivata dalla scarsa partecipazione alle celebrazioni e dalla paura di far patire il freddo ai già poco motivati partecipanti, anche se il collaudo del nuovo impianto di riscaldamento dovrebbe smentire questa scusa.
Pertanto e non ostante il silenzio assordante dei Tuderti, continuo ad insistere perché la Concattedrale ritorni ad essere il cuore pulsante della Città e del Comprensorio, invertendo quel meccanismo che, in una Diocesi nata da una fusione di quelle di Todi e d’Orvieto, ha progressivamente umiliato il ruolo del nostro Duomo rispetto a quello di Orvieto.
Renato Domenico Orsini "cives e Diocesi Tudertina"

 
11 gennaio 2011
Call Center Umbra Acque: chiamare ed aspettare (lettera aperta)

Spero non vogliate prendere la richiesta che sto per esprimervi come segno di polemica, il fatto è che non posso trattenermi dal chiedervi quanto segue:
In data 10 gennaio 2011 in mattinata venivo chiamato da due persone della frazione Cerasa di Gualdo Tadino, mi si diceva che dalla notte scorsa nelle loro case era venuta a mancare l’acqua(e tra parentesi sappiamo tutti che acqua viene erogata a diverse famiglie di sopra citata frazione) e che chiamando piu’ volte il vostro numero verde(800250445)non avrebbero avuto nessuna risposta,quasi incredulo mi affrettai a chiamare lo stesso numero piu’ volte anch’io (nel primo pomeriggio 2 volte e verso le 18 e 30 altre 2 volte) e con rammarico l’unica risposta che ho avuto e’ stata quella della voce guida che diceva di richiamare piu’ tardi dato che gli operatori erano tutti occupati,io capisco il sovraccarico eventuale ma da stamattina nessuno ha risposto al numero verde che dovrebbe essere attivo 24 ore su’ 24???
Be’ mi dispiace come utente e come Presidente del comitato Pro Acqua Gualdo mi sento veramente indignato da questo disservizio multiplo,pertanto chiedo formalmente di avere una risposta plausibile e veritiera sulla grave questione,sperando che questo benedetto "call center" venga attivato al piu’ presto dato che i cittadini devono sempre e comunque essere informati e serviti correttamente da codesta azienda,come loro fanno di conseguenza.
Aspettando vostra risposta al piu’ presto, spero vorrete accettare i miei saluti davvero sinceri.
Alessandro Brunetti Comitato Pro Acqua Gualdo

11 gennaio 2011
La majolica rapita a Rotecastello
La notte di San Silvestro, dei ladri hanno rubato, frantumandola, la maiolica derutese datata 1587 raffigurante San Michele Arcangelo posta sulla facciata della chiesa di Rotecastello  frazione del comune di San Venanzo provincia di Terni.
Rivolgiamo un accorato appello perché ci vengano restituiti i cocci, tanto più perché un frammento dell’opera è nelle nostre mani.
Così ridotta la maiolica non è più proponibile al mercato.
Per una volta dopo lo scempio, questi signori abbiano la coscienza che per la pietà e la devozione anche un’immagine deturpata ha sempre un grande valore.
Don Giuseppe Petrangeli (don Peppino)

8 gennaio 2011.
Il lavoro nero in Umbria
 
I dati divulgati dalla Uil nazionale sull’incidenza del “lavoro in nero” nelle singole realtà regionali del Paese, confermano quello che, purtroppo, è un dato consolidato anche in Umbria.
Infatti i dati del rapporto Uil dal 2006 al 2010 delle ispezioni del Ministero del Lavoro ci dicono che il 59,4 per cento delle imprese umbre controllate utilizzano lavoratori irregolari, in particolare nei settori dei servizi e dell’edilizia.
Il dato serio e più che preoccupante, che significa illegalità, evasione contributiva, riduzione delle tutele e dei diritti dei lavoratori, esposizione agli infortuni, concorrenza sleale tra imprese, messa in difficoltà degli imprenditori che rispettano le leggi.
L’impegno della Giunta Regionale dell’Umbria, è definire i regolamenti attuattivi della legge sugli appalti n. 5/ 2010, dove è essenziale rendere trasparente la tracciabilità del denaro pubblico circolante, la congruità della mano d’opera impiegata nelle singole opere, l’applicazione puntuale del DURC (Documento unico di Regolarità Contributiva), il sostanziale superamento delle gare d’appalto al massimo ribasso per rendere più diffusa la gara con “l’offerta economicamente più vantaggiosa”, l’esclusione dei costi per la sicurezza nei cantieri dal conteggio per le gare d’appalto.
Misure, forse, non completamente sufficienti a stroncare il lavoro nero in Umbria, ma probabilmente adeguate a ridurlo.
Ovviamente il ripristino delle regole, della trasparenze e della legalità sono e restano la priorità di questo assessorato.
L’Assessore Regionale Stefano Vinti

8 gennaio 2011
Alla riscoperta di vecchi mestieri

La comunita’ di vita solidale di Pantalla  non è solo accoglienza ma anche integrazione e promozione sociale per persone svantaggiate- tramite la cooperativa sociale lavorare insieme che occupa ad oggi 25 soci lavoratori nei vari lavori dal facchinaggio alla cura del verde –  dal 01-01-2011  a dato il via ad un importante   progetto  quello della riscoperta e la valorizzazione dei vecchi mestieri  come sarto-calzolaio- arrotino- spazzacamino- canestraro- ecc- ecc-
Dal 01-01-2011 e’ stato aperto nel comune di Giano dell’Umbria  il laboratorio di sartoria dove vengono occupati sei persone tra cui tre svantaggiati come da legge 381/91-   a breve entro febbraio verra’ aperto a Ponterio di Todi un secondo laboratorio multiservizi che comprende sartoria, calzoleria,arrotino,spazzacamino,e costruzione di cesti  come una volta-
Inoltre presso la comunita’ San Lorenzo diacono di Marcellano e’ in corso un progetto per l’allevamento di capre  da lana di cashemere  provenienti dall’altopiano della Mongolia,  quota 4500  mt per la produzione di questo pregiato prodotto ; un allevamento di polli  ruspanti- un allevamento di struzzi-  un allevamento di asini.  
A tale proposito si invitano le istituzioni -il comune- e tutti coloro interessati al progetto a mettersi in contatto con il diacono Franco Emili- 380-4633810- oppure il diacono Stefano Gambelli 338-8256831-  oppure tramite i servizi sociali del comune.
Diacono Franco Emili

7 gennaio 2011
Parlar di fatti e lasciar star i Santi

In queste vacanze natalizie sembra che una politica cieca e sorda al crescente disagio sociale dovuto da un sistema economico iniquo e ingiusto, che continua a privilegiare la distribuzione della ricchezza a favore delle classi sociali più ricche a danno dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, non trovi meglio da fare che impegnarsi a fondo sul cambio dello Statuto Regionale.
Qualche sprovveduto si sarebbe potuto domandare: "che vogliono cambiare il sistema presidenziale ridando magari centralità al consiglio degli eletti dal popolo?": purtroppo non è così.  
Il problema, per questa parte di classe dirigente umbra, è inserire nello statuto il nome di San Benedetto e San Francesco.
Si avete capito bene, il problema non sono i 10mila operai in Cassa Integrazione, non sono i 1200 sfratti in un anno, la precarietà del lavoro dilagante. No.  
Queste sono questioni serie, ma noiose, che non danno le prime pagine ai giornali locali, sono anche imbarazzanti perché magari aprono un dialogo su una nuova ridistribuzione delle ricchezze a favore delle classi sociali meno abbienti. Oppure si rischia di non poter fare il ruffiano con qualche vescovo che gira in Audi 3000 a benzina ( a proposito del messaggio del Poverello di Assisi).
Ma sì, mettiamo il nome dei santi nello statuto regionale, se non c’è altro da fare. Comunque San Francesco, l’acqua la chiamava   "Sorella" Acqua. E una sorella non si vende alla prima multinazionale che passa, ma si protegge.
Non sarebbe più opportuno andare alla sostanza del messaggio francescano, cioè modificare lo Statuto della Regione dell’Umbria scrivendo che l’acqua è un bene indisponibile, sottraendola così dalle leggi perverse del mercato e avviare la sua ripubblicizzazione?.
Stefano Vinti seg. Reg. di Rifondazione Comunista

7 gennaio 2011
L’Anpi di Todi per il "Giorno della Memoria"

Il Giorno della Memoria rappresenta un momento collettivo per ricordare gli orrori delle persecuzioni razziali, religiose e politiche di ieri e di oggi; vorremmo che il 27 gennaio servisse anche a ricordare il grande valore della democrazia, della tolleranza e della solidarietà.
L’A.N.P.P.I.A. (Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti) ha ricostruito la storia di una famiglia ebrea fuggita da Roma, a seguito delle leggi razziali nazi-fasciste del 1943, che ha trovato nella nostra città un rifugio sicuro.
E’ una storia dove la persecuzione razziale ha dato vita a un esempio di solidarietà. Gli antifascisti romani hanno aiutato questa famiglia ebrea nella fuga e una famiglia di Todi ha fornito ospitalità e protezione. La famiglia Terracina dal 1943 fino alla fine della guerra è stata ospitata e protetti dalla nostra città, uomini e donne tuderti hanno saputo mettere a repentaglio la propria incolumità per salvare delle vite umane.
Questa storia è un esempio da ricordare e un valore da trasmettere alle nuove generazioni. Per questo motivo l’ANPI  ha chiesto alla famiglia Terracina, madre e figlio di tornare nella nostra città, in occasione del Giorno della Memoria, per incontrare gli studenti e la cittadinanza portandoci i loro ricordi.
Associazione Nazionale Partigiani Italiani Sezione di Todi

6 gennaio 2011
Hanno ammazzato la Befana

Un cordiale saluto a tutti, lettori e redattori di Tam-Tam, ed a tutti rivolgo, con molto coraggio, i migliori auguri di Buon Anno. Sì, perchè come inizio, non c’è male, o meglio, non c’è bene!
Infatti il nuovo anno, inizia subito con un lutto illustrissimo: quello della Befana, dell’Epifania, insomma: sacrificata, assassinata, cancellata, in nome del lucro, del profitto del perseguimento dell’utile, mostruosamente celebrata  solo nel motto commerciale dell’ "Happyfania", immolata sull’altare dell’adeguamento alle normative "europee" con la "e" minuscola, così come la stessa minuscola è espressione di quell’Europa politica, vuota, inesistente, inconsistente, vedi le ultime riguardo le stragi di cristiani nel mondo e varie altre, e presente solo nell’annulamneto delle identità dei singoli stati che la compongono, specialmente verso il nostro, con normative che stravolgono singolarità che hanno conraddistinto, appunto le varie nazioni e singole tradizioni, prodotti e chi più ne ha, più ne metta e nell’irrogazione di sanzioniagli stati che la compongono.
Già perchè quella dell’Epifania, nel rispetto della normativa europea a riguardo, approvata nella disciplina regionale del commercio del febbraio 2010,(vergogna), altri non è che la prima, ma non certo l’ultima, di tutta una serie di vittime che avremo modo di vedere durante l’anno, e che molto probabilmente non risparmieranno altri simboli e festività che da sempre vengono, anzi, venivano ormai,celebrate e rispettate nel nostro Paese, non solo per tradizione, ma anche per religione, tipo la Pasqua, il 1° maggio, il 2 giugno, il 25 aprile, e forse, anche lo stesso Natale, tanto mica vale per tutti, ed oramai, non grazie a me, siamo una società "multietnica".
Certo che se questi sono i risultati o il prezzo da pagare per la multietnia o l’europa (sempre con la "e" minuscola), sono convinto che ne avremmo fatto volentieri a meno in molti e senza differenze di orientamento politico, o gratuite accuse di razzismo, molto di moda. Di sicuro, immagino la felicità di tutti quei figli, di quei bambini i cui genitori operano nella Grande Distribuzione (tema che affronterò in seguito), o del commercio, che oggi si alzeranno e "festeggeranno" l’Epifania da soli, ed immagino anche la soddisfazione dei loro genitori che si ritroveranno i loro figli cresciuti anno dopo anno, e che non crederanno più a tali simboli, e che saranno stati privati della gioia che loro stessi provavavno da bambini, in virtù dle profitto degli altri, mentre chi li ha messi in queste condizioni, si è ben guardato dal farlo per sé, continuando a riservarsi il "riposo" per tutti i festivi ed anche il sabato.
E qualcuno ha anche il coraggio di chiamarla "HAPPYFANIA".
Sentite condoglianze.
Roberto Proietti

6 gennaio 2011
La televisione "spazzatura"

Subito dopo Capodanno, il solerte conduttore televisivo Milo Infante ha ripreso le sue trasmissioni su Sara. E siamo già alla terza, nel nuovo anno. Scusate, volevo dire Yara. Tante volte cronisti e conduttori televisivi confondono il nome della ragazza uccisa ad Avetrana, con il nome della ragazzina scomparsa a Bembrate, che alla fine hanno fatto confondere anche me. Del resto, per loro che differenza fa? Milo Infante non ha aspettato lealmente i colleghi, che riprenderanno le loro trasmissioni dopo l’Epifania. Non ha resistito, l’Infante.  Ma chi è Milo Infante? Milo Infante è quel conduttore televisivo che, emozionato e addolorato alle prime notizie dell’uccisione di Sara, fece la famosa domanda: "Ma lo zio, dopo averla uccisa, l’ha violentata subito o dopo ore? (Rai2 – 28 ottobre 20).  Appassionato. Delicatissimo. Sensibilissimo. Neppure Bruno Vespa con i suoi plastici riesce a superarlo.
Attilio Doni
 
6 gennaio 2011
Cani e centro storico di Marsciano

Marsciano, qui centro storico: tutto si puo’ dire meno che che in questa zona non si "vede un cane"!! E’ormai normale trovare quotidianamente davanti alle proprie abitazioni "regali " liquidi e solidi dai deliziosi 4 zampe, portati con contegno e delizia dai propri padroni a fare 4 passi al centro  storico ;
ben vengano, anche perchè, sono rare le occasioni di vedere gente interessata a questa parte della città: pero’ c’è un problerma: le vie ed i vicoli del centro storico non sono WC per animali e vi assicuro che, soprattutto in estate, non è gradevole camminare tra escrementi ed urina di cani. Talvolta c’è anche il
rischio di essere aggrediti da qualche cane di grossa taglia, forse un po’ nervoso, o magari attirato da suoi simili più piccoli. Non ho antipatie verso questi animali , ma credo che nella nostra città ci sia bisogno di più attenzione da parte di tutti i soggetti interessati, affinchè, ( come del resto avviene in realtà cittadine anche vicine alla nostra) ci siano degli spazi appositi per far correre e giocare in libertà i propri animali.
Giorgio Bazzanti

5 gennaio 2011
Buconi sul "piano" casa

Io sono stato e lo sono ancora tra coloro che reputa giusto ed opportuno l’adozione di un atto che provochi gli effetti del “Piano Casa” e ovviamente per condivisione del programma di governo, delle linee programmatiche che legano e uniscono questa maggioranza, per sintonia anche con la Giunta e in modo particolare con l’Assessorato competente ho sostenuto e votato la proposta di legge.
Ma non posso non evidenziare, attingendo alle mie precedenti esperienze di amministratore pubblico anche all’interno delle amministrazioni comunali o esperienze di sindacato, che le norme sono tali ed esplicano i loro effetti se poi quando si andrà all’applicazione materiale producono gli effetti sperati.
Ormai come in urbanistica e specialmente nella Regione dell’Umbria c’è un complesso normativo talmente articolato che da una parte ha esercitato funzioni positive per la tutela e lo sviluppo corretto sostenibile del territorio, ma dall’altra  ha anche creato non poche difficoltà, per non dire problemi, per dimenarsi e districarsi all’interno del complesso normativo, tanto è vero che gli uffici regionali e le amministrazioni comunali continuamente ricorrono a note esigenze di interpretazione per capire come applicare queste o quell’altra norma, con il risultato che in un Comune si interpreta  in un modo, così che quello che mi è consentito in un Comune non lo è altrettanto altrove.
Serve un testo unico per tutte le normative di questo settore, che sia chiaro e di facile attuazione. C’è il rischio che quando andremo a fare un resoconto degli effetti che ci darà il nuovo “Piano Casa” io credo, e non voglio minimamente pensare che gli effetti siano prossimi allo zero, ma non credo che gli effetti saranno 100, sarebbe un enorme risultato se portassimo a casa il 20-30% di quello che speriamo, sarebbe una delusione se portassimo a casa lo 0,… %, come già da più parti viene sollevato e denunciato.
Poi c’è una questione “di come estendere e applicare il Piano Casa alle zone agricole”, perchè tanto, lo sappiamo, è uno dei problemi focali e centrali sul quale sta inchiodato un pezzo di sviluppo edilizio, economico e sociale. Se si consente, in aggiunta a quanto già costruito e utilizzato con precedenti normative in agricolo di poter ulteriormente fare degli ampliamenti o degli aggiustamenti misurati, io non credo che stravolgiamo il territorio e la natura e che non sia compatibile con i piani paesaggistici; forse lo stravolge un pochino di più, da questo punto di vista,  fare un piano in più laddove c’era un piano in meno in mezzo a dei quartieri o in mezzo ad altre case, forse creerà qualche problema col tetto del vicino, ma sicuramente questo avrebbe creato un pochino meno problemi, perchè è lì che poi interviene la questione.
Noi assistiamo a un fenomeno nelle nostre campagne che si è sviluppato negli anni: molti umbri piuttosto che ristrutturare, per problemi o economici o di famiglia o di spazi, ha preferito vendere, per cui le case, quelle che una volta si chiamavano “padronali” o “del contadino”, sono diventate villette recintate.
Hanno rifatto gli appartamenti nella nostra campagna. Effetto positivo per un recupero in Umbria fatto bene, con gusto, compatibile e rispettoso della tradizione rurale. Quello a cui si assiste è invece uno snaturamento delle nostre campagne, tanto è vero che un elemento assolutamente non tipico dei nostri territori, ma che lo è diventato, sono le recinzioni.
Altra questione fondamentale:  In Italia, anche in Umbria, le case non si fanno o non si ristrutturano perchè non ci sono i soldi per farlo. I dati economici ci dicono che le nostre famiglie a oggi al massimo il debito mensile che possono sostenere per l’affitto o per la rata di mutuo oscilla tra i 350 euro e i 550 euro.
O noi mettiamo sul campo normative, agevolazioni di costruzioni che stiano in un range di costo economico dentro questa potenzialità d’investimento, oppure possiamo fare cento piani ma non produrranno effetti perchè non ci sarà chi investe e non ci sarà chi compra l’immobile per incompatibilità economica.
Per cui ragionare in Umbria di come promuovere un’edilizia rispettosa di qualità a un costo accessibile da parte delle famiglie e dei cittadini umbri credo che sia un’azione assolutamente strategica e positiva.
Ultima questione, che a latere arriverà però è connessa: “semplificazione normativa”, cioè la questione burocrazia semplificazione amministrativa specie in materia urbanistica.
Le materie urbanistiche sono così complesse che specialmente i professionisti e i tecnici che si trovano ad operarci  lamentano e segnalano e hanno segnalato, che nelle norme urbanistiche in un articolo o in un comma si prevede di poter fare una cosa, e cinque o sei comma dopo o all’articolo dopo o tre o quattro articoli dopo si impedisce di fare la stessa cosa, e così via. Io credo quindi che un’operazione di semplificazione debba essere radicale, ma più che di semplificazione di “razionalizzazione normativa”, e questo porterebbe sicuramente ad una semplificazione, quindi necessita anche subito fare un testo unico per le leggi urbanistiche che diano una univocità”.
Massimo Buconi, consigliere regionale psi

5 gennaio 2011
Montedoglio dopo il "buco", le cause

La Federconsumatori  di Perugia alla luce di quanto sta emergendo sulla questione della diga di Montedoglio ha incaricato  i legali della propria consulta coordinati dall’avvocato Doretta Bracci di esaminare la questione ed ha deciso di agire in tre direzioni:
A) Visto il rischio che le popolazioni della Toscana e dell’Umbria hanno  seriamente corso a causa del  “cedimento e della fuoriuscita dell’acqua” presenterà denuncia querela alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Arezzo e presso il Tribunale di Perugia per disastro colposo,inondazione,danneggiamento da inondazione,e omissione di cautele o difese contro i disastri;
B) Esposto alla Procura della Repubblica della Corte dei Conti dell’Umbria relativamente al dispendio di soldi pubblici per la condotta che doveva portare l’acqua da Montedoglio al Lago Trasimeno e che a causa del disastro rimarrà per anni inutilizzata;
C) Assistenza a tutti i Cittadini e Imprese  per ottenere in tempi celeri il  risarcimento di tutti i danni subiti e subendi. Ci si può rivolgere ai nostri sportelli di Città di Castello o di Trestina o telefonare per appuntamento al numero 075-5069838 (dalle ore 9 alle ore 12.30) scrivendo a federconsumatori.perugia@umbria.cgil.it o sms 331 2817881
Federconsumatori provinciale Perugia – Il  presidente Alessandro Petruzzi

5 gennaio 2011
Il Cup di Todi e la cortesia

Nelle settimane scorse avete cortesemente pubblicato una lettera che avevo inviato al Direttore generale e al Direttore del Distretto Medio Tevere della USL 2 dell’Umbria, per lamentare un disservizio relativo alla gestione degli appuntamenti nell’ambulatorio radiologia di Todi, dove aver fatto una fila al CUP per  fissare un appuntamento è una cosa del tutto inutile e approssimativa,dato che poi  si deve prendere un numeretto e mettersi di nuovo in fila come se l’appuntamento non fosse stato affatto preso.
Questo in barba al ruolo e alla logica del CUP (che dovrebbe occuparsi di prenotazioni) e in assoluto disprezzo dei diritti e della dignità del cittadino-paziente, che non viene minimamente informato di questa bizzarria, non degna di un paese civile.
Ho chiesto ai Dirigenti sopra indicati sia le scuse  che la soluzione del problema (che peraltro non sussiste a Marsciano, stessa USL e stesso primario radiologo. Lì si prenota e si è accolti da personale efficiente e cortese, e l’attesa è minima, dato che gli appuntamenti sono veramente appuntamenti, espressamente fissati per il singolo paziente, che non deve quindi prendere numeretti come dal salumiere).
Nessuno ha risposto alla mia lettera (che peraltro è stata pubblicata da Corriere dell’Umbria,  il Giornale dell’Umbria,  e oggi  da La Nazione che ha dedicato un’intera pagina alla questione, intervistando anche il Direttore sanitario) e nessuno sino a oggi è intervenuto per eliminare il bizzarro metodo di prenotazione.
Non so quanto sia prezioso il tempo degli alti dirigenti da me contattati.
La remunerazione è sicuramente adeguata alla posizione di vertice che essi occupano, e quindi non siamo di fronte al caso (comunque ingiustificabile) di dipendente pubblico malpagato e frustrato, che tira a campare. Qui si tratta invece di una precisa scelta di ignorare una lettera ufficiale che denuncia un disservizio.
In nessuna azienda privata un Direttore potrebbe permettersi il lusso di ignorare così platealmente e scortesemente la propria clientela, soprattutto dopo che una lamentela è stata pubblicata e letta in mezza Umbria.
Del resto però devo anche ammettere che la cortesia è una qualità naturale, un’attitudine personale, e non può essere un obbligo.
Cordialmente
Maurizio Giannini

4 gennaio 2011
La piazza di Todi a capodanno

Dopo il “disastroso” Natale- non si può che chiamare in questo modo- non è andata per niente meglio a Capodanno. Infatti la nostra amata piazza alla mezzanotte e anche dopo era buia e vuota, ma non per mancanza di gente ma solo di attrazioni. Io stesso ho riscontrato il malessere di turisti  e persone: infatti mi sono recato a festeggiare in un ristorante del centro dove ho mangiato cibo di ottima qualità ed ho passato ore piacevolissime insieme a turisti ed amici.
Nel momento in cui però sono uscito dal ristorante mi sono trovato di fronte ad una piazza completamente deserta e nel fare da Cicerone ad una comitiva di casertani  mi sono vergognato di ciò che la nostra città non stava loro offrendo. Queste persone insieme ad altre dopo aver trascorso pochi minuti nell’unico bar aperto del centro con grande rammarico hanno deciso di tornare all’albergo. Molto impressa mi è rimasta la frase di una signora che nel salutarmi mi ha detto: “ una piazza cosi bella come mai riuscite a non sfruttarla?”. La mia risposta è stata inevitabile:” Cara signora creda al peggio non c’ è mai fine, se lei avesse visto questa piazza prima di Natale con in mezzo il mercatino, forse stasera le sembrerebbe quasi gradevole”.
Andrea Vannini

condividi su: