La S.N.A.M. Spa rete Gas con un recente comunicato stampa, rassicura l’opinione pubblica sulla bontà del ”Metanodotto Rete Adriatica (Brindisi Minerbio)” «Un’opera strategica concepita per rispettare l’ambiente e che garantisce la massima sicurezza anche nelle zone ad altissimo rischio sismico».ma non convince le istituzioni dei territori che saranno attraversati dal metanodotto alle quali non è stato chiarito perchè “la ricerca del tracciato si è progressivamente spostata verso l’interno fino ad individuare, in prossimità dello spartiacque appenninico, la direttrice migliore in termini di continuità, sicurezza e compatibilità ambientale.”
Diversamente dal primo tracciato ipotizzato, il nuovo andamento della condotta non viene più a interferire con l’area del Parco nazionale dei Sibillini né con quella del parco Sirente-Velino ma le proteste sono tante.
I lavori comunque interesseranno, nel tratto Sulmona-Foligno, che rappresenta uno dei tratti funzionalmente autonomi della Rete Adriatica: il Parco nazionale Gran Sasso-Monti della Laga e cinque tra siti Zps (Zona protezione speciale) e Sic natura 2000 (Siti di interesse comunitario).
Tra i “limiti” del progetto: l’attraversamento di 35 corsi d’acqua, interferenze per 87,65 chilometri con aree vincolate dal Vincolo idrogeologico e con 30 di aree boscate, ed attraversamento di tre Siti d’importanza comunitaria”, quelli del fiume Topino, dei boschi del bacino di Gubbio e dei boschi di Pietralunga.
Il metanodotto dovrebbe attraversare Abruzzo (103 km), Lazio (10 km), Umbria (43 km), Marche (10 km), Emilia Romagna.
La SNAM Spa rete Gas (soc Eni) ha in mente la realizzazione del metanodotto Brindisi-Minerbio, opera che nel tratto compreso tra Foligno e Sestino (114 km in tutto) prevede il passaggio attraverso il territorio di numerosi comuni umbri e Marchigiani compresi nella fascia appenninica (Gubbio, Pietralunga, Città di Castello, Apecchio, Mercatello sul Metauro Borgo Pace e i comuni della Valnerina).
L’infrastruttura si snoda per 687 km circa, con un condotto di 1200 mm di diametro adagiato a 5 metri di profondità (con una pressione di 73 bar), una servitù di pertinenza di 40 metri (20 per lato), più l’inevitabile corollario logistico di piste di percorso e cantieri.
In una riunione a L’Aquila riunione hanno partecipato i rappresentatati di Regioni, Comuni e Province, Parlamentari e associazioni ambientaliste.
Per la Provincia di Perugia ha partecipare sono stati Stefano Feligioni Assessore ai trasporti e il consigliere Luca Baldelli.
Recentemente, su questo argomento, la Provincia di Perugia con una delibera di Giunta ha approvato l’adesione al ricorso, rivolta alla Commissione Europea, per fermare la realizzazione del metanodotto di Brindisi-Minerbio, in particolare per valutare un percorso diverso.
Il progetto, infatti, spezzettato in cinque tronconi, pur essendo un unico progetto funzionale, non è stato sottoposto a un unico procedimento di valutazione di impatto ambientale – V.I.A., né alla procedura di valutazione ambientale strategica – V.A.S. come invece previsto dalle Normative comunitarie.
“La Provincia di Perugia – hanno spiegato Feligioni e Baldelli – è stata fra i primi Enti che hanno aderito alla battaglia, grazie a Luca Baldelli che ha spinto per la presentazione del ricorso su questa opera, alla commissione europea. La lotta si fa sempre più impegnativa perché la SNAM è un avversario potente, ma non dobbiamo cedere e andare avanti per la nostra strada.
A breve invieremo – continuano i consiglieri – una lettera a tutti i comuni interessati dall’attraversamento del metanodotto, per metterli in guardia su eventuali pericoli provenienti dalla posa in opera dei tubi che, altre a deturpare l’ambiente, risultano pericolosi (la pressione del metano è molto alta l’interno dei tubi) specialmente in zone dichiarare ad alto rischio sismico.
Dobbiamo tenere bene a mente che il territorio è la risorsa più importante che abbiamo. Quello che chiediamo alla SNAM è di farci capire perché è stato scelto questo tracciato quando, valutando bene costi-benefici, il passaggio via mare potrebbe essere migliore.
Un altro punto sul quale chiediamo chiarimenti riguarda, se l’Italia ha effettivamente bisogno di un nuovo metanodotto visto che abbiamo già due importanti strutture che corrono lungo le coste tirreniche e adriatica, più che sufficienti al fabbisogno Nazionale.
Secondo Snam le metodologie di esecuzione delle semine e dei rimboschimenti, dopo l’interramento dei tubi, nonché la scelta delle specie saranno concordate con la Forestale e con gli altri Enti competenti, anche mediante opportuni sopralluoghi congiunti.
L’effetto finale che viene ottenuto, secondo la società, mediante la realizzazione di tali opere è il ripristino del suolo alle condizioni originarie con un rafforzamento della sua stabilità.
In cinque anni, dal termine dei lavori, è previsto il ripristino dell’ecosistema dei parchi e delle zone protette











